cassa per il Mezzogiorno unA LEZIONE che torna utile
Lo studio
di Lorenzo Incoronato
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Pubblichiamo un estratto dello studio, dal titolo “Place-based industrial policies and local agglomeration in the long run” (“Politiche industriali per lo sviluppo locale e agglomerazione di lungo periodo”), a cura di Lorenzo Incoronato e Salvatore Lattanzio, che è stato premiato come miglior paper di valutazione delle politiche pubbliche dall’Istituto per la Ricerca Valutativa sulle Politiche Pubbliche presso la Fondazione Bruno Kessler. Il premio, riservato a giovani ricercatori, è stato assegnato da una giuria interna alla Fondazione che ha valutato circa 50 articoli in base al loro rigore metodologico e approccio innovativo.
Una delle argomentazioni più ricorrenti tra i sostenitori dell’Autonomia differenziata, approvata in prima lettura in Senato il 23 gennaio, è che le risorse stanziate dal governo centrale per promuovere lo sviluppo locale siano andate sostanzialmente sprecate. Tra i vari esempi, quello forse più lampante è l’intervento straordinario nel Mezzogiorno, la più grande e duratura politica regionale mai attuata in Italia. Per circa quarant’anni a partire dal 1950, lo Stato (tramite la Cassa per il Mezzogiorno) ha convogliato ingenti somme di denaro verso le regioni meridionali senza apparentemente colmare il gap col resto d’Italia e alimentando, secondo molti, sprechi e clientelismo.
I risultati di un recente studio rivalutano in parte l’intervento straordinario e mostrano come specifiche aree del Sud abbiano beneficiato in modo permanente dell’operato della Cassa, registrando un aumento dell’occupazione e dei salari grazie a un rapido sviluppo tecnologico e a un mercato del lavoro più dinamico. L’analisi valuta gli effetti di lungo periodo di uno schema di industrializzazione finanziato dalla Cassa negli anni ‘60 e ‘70, le cosiddette Aree di Sviluppo Industriale. Il programma delle Aree aveva lo scopo di favorire la formazione di cluster industriali in zone del Sud suscettibili di sviluppo economico. Il governo individuò 14 Aree iniziali, che comprendevano i principali capoluoghi del Sud e i comuni circostanti. L’intervento nelle Aree, sotto forma di sussidi all’investimento delle imprese manifatturiere e costruzione di infrastrutture, è ammontato a circa 90 miliardi di euro: lo 0,5% di Pil in media, ogni anno.
Combinando dati censuari e amministrativi per il periodo 1911-2011, l’analisi rivela un aumento dell’occupazione e dei salari nei comuni appartenenti alle Aree non solo durante gli anni in cui la politica era in vigore, ma anche, e soprattutto, nei decenni successivi. Gli effetti immediati dell’intervento si concentrarono nel settore manifatturiero, verso il quale i sussidi erano diretti. Sono stati però i servizi, in particolare quelli ad alta intensità di conoscenze, a beneficiare maggiormente degli effetti persistenti della politica. I dati suggeriscono che la promozione di attività manifatturiere ad alta tecnologia all’interno delle Aree abbia favorito lo sviluppo di una forza lavoro locale qualificata, e garantito l’accumulazione di capitale umano. L’esperienza delle Aree non coincide con quella di altre zone del Mezzogiorno, su cui pure è intervenuta la Cassa e dove le misure furono efficaci nello stimolare il settore manifatturiero, senza però generare un circolo virtuoso come invece documentato per le Aree. Questi risultati suggeriscono di concentrare le politiche industriali in pochi poli regionali, come le Aree, già idonei allo sviluppo economico e nei quali l’intervento pubblico possa innescare un effetto moltiplicatore. Di contro, incentivi statali in zone periferiche, e con condizioni iniziali meno favorevoli, hanno meno probabilità di produrre benefici nel lungo periodo. I recenti shock macroeconomici, il progresso tecnologico e i cambiamenti climatici hanno impattato alcune regioni più di altre, inducendo molti paesi a rivalutare le politiche industriali per favorire le economie locali. Possono questi interventi promuovere uno sviluppo economico sostenibile, o è più probabile che portino ad inefficienze e sprechi? In settimane in cui viene messo in dubbio se le amministrazioni centrali debbano preoccuparsi di regioni in difficoltà, può essere proprio l’esperienza della Cassa per il Mezzogiorno a fornirci insegnamenti preziosi.
