Castagna: «BancoBpm campione di impieghi, con UniCredit rischio stretta alle Pmi»
Parla l’ad di piazza Meda: «Non vogliamo fare barricate, abbiamo fatto la nostra mossa su Anima. Ora tocca a UniCredit dire che cosa intende fare, se rilanciare o far cadere l’offerta. Fiducia dal Credit Agricole»
di Luca Davi
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Non vogliamo fare barricate ma andiamo avanti per la nostra strada. Abbiamo fatto la nostra mossa su Anima, siamo stati chiari e coerenti con il mercato. Ora tocca a UniCredit dire che cosa intende fare, se rilanciare o far cadere un’offerta che, tra le altre cose, inciderebbe anche sull’erogazione di credito alle Pmi». A valle dell’assemblea di piazza Meda – che venerdì scorso ha dato il via libera al rilancio su Anima – la battaglia tra UniCredit e BancoBpm sembra più incerta che mai. La proposta di scambio da 10,1 miliardi promossa da UniCredit è oggi in bilico tra un rilancio da parte di piazza Gae Aulenti e il suo ritiro, dopo che BancoBpm ha deciso di tirare dritto sulla Sgr a prescindere dal riconoscimento del Danish Compromise, il provvedimento che garantirebbe uno sconto patrimoniale per le acquisizioni, tema su cui Bce ed Eba devono però esprimersi. In questo scenario, il ceo di BancoBpm Giuseppe Castagna duella a distanza con il ceo di UniCredit Andrea Orcel, che proprio ieri è andato in visita a Palazzo Chigi. E in questa intervista al Sole 24Ore, spiega le sue ragioni. E perché rimanda al mittente un’offerta su cui, dice, «c’è indeterminatezza».
Partiamo dall’assemblea che ha dato via libera in maniera bulgara al ritocco del prezzo per Anima. Si aspettava un risultato così rotondo?
Sì, perché era logico il vantaggio per i nostri azionisti e per quelli di Anima. Abbiamo prospettato un piano di crescita solido che poggia su un percorso sviluppato in questi anni, e con importanti prospettive per il futuro legittimate dai risultati eccellenti che abbiamo generato nel 2024 e dall’entrata a regime delle fabbriche prodotto. Con Anima avremo a regime 500 milioni di ricavi e 200 milioni di utili in più, una banca con fonti di reddito bilanciate al 50% tra commissioni e margine di interesse, con ricavi più stabili, una politica di distribuzione generosa per gli azionisti e meno rischi, perché per la banca ci sarà minor assorbimento di capitale.
Al risultato hanno contribuito tutti i soci, ma uno in particolare vi ha dato fiducia: il Credit Agricole, che però è anche in trattative con UniCredit per il rinnovo dell’accordo sulla bancassurance. Lo interpreta come segnale di fiducia nei vostri confronti anche in vista dell’Opa? Oppure le cose sono da tenere slegate?
Non posso commentare sui nostri azionisti, ma siamo contenti se anche il Credit Agricole, che ha portato in assemblea il suo 9,9%, ci ha dato fiducia. Così come ci conforta sapere che tutti gli altri azionisti ci hanno supportato, anche i fondi di investimento che partecipano agli azionariati di entrambe le banche (BancoBpm e UniCredit, ndr): ciò dimostra che il tentativo di sminuire la nostra operazione non ha avuto grandi risultati. Noi abbiamo messo sul tavolo un piano molto chiaro e convincente per i nostri azionisti. Dall’altra parte invece, considerate le condizioni inusuali e lo sconto persistente, non c’è una reale offerta sulla quale ragionare, quindi è anche molto difficile chiedere agli azionisti che tipo di orientamento possono avere sull’Ops. Vorremmo chiarezza sulla proposta di chi prospetta ai nostri azionisti di passare dalle azioni BancoBpm a quelle UniCredit. Manca chiarezza anche sulla strategia: non so se UniCredit voglia crescere in Germania, che cosa voglia fare della Russia, se vuole espandersi in Est Europa, le sue intenzioni su Generali. I nostri azionisti meritano chiarezza. E poi non mancano i rischi per i territori.


