Catasto, bot, affitti e rendite: come è il testo della delega e le posizioni dei partiti
Il riordino delle tasse sui redditi di capitale, più conosciuti sotto la voce “rendite finanziarie”, è diventato con il passare delle ore un vero nodo politico, sostanziale, che ha contribuito a determinare l’impasse
di Andrea Carli
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I punti chiave
- I due nodi principali
- La partita per ora chiusa sul catasto
- Il sistema duale
- I decreti attuativi e l’ombra di un aumento della pressione fiscale
- Draghi: la delega non aumenta la tassazione sugli immobili regolarmente accatastati
- Marattin: stop convocazioni della Commissione Finanze, serve chiarimento politico
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Dopo un anno e mezzo di lavoro parlamentare, la riforma del fisco - che ha ottenuto sei mesi fa il via libera del Consiglio dei ministri senza il voto dei rappresentanti della Lega - sembra tornare ancora una volta in modalità stand by. Che le distanze tra il Governo e una parte della maggioranza (Lega e Fi) permangano lo raccontano le immagini della rissa che si è accesa in occasione dell'ultima seduta in commissione Finanze della Camera e con cui si è interrotto di fatto l'esame in sede referente del disegno di legge.
«Nonostante la buona volontà messa in campo dal centrodestra, non ci sono le condizioni, al momento, per approvare la delega fiscale» hanno sottolineato i leghisti Massimo Bitonci, capogruppo nella commissione Bilancio e responsabile dipartimento Attività produttive, e Alberto Gusmeroli, vicepresidente della commissione Finanze e responsabile unità Fisco del partito. La votazione degli emendamenti alla delega fiscale senza accordo è stata una «forzatura». «Mi fa piacere che Draghi a parole dica non voglio aumentare le tasse - ha detto il segretario Matteo Salvini, parlando fuori dall’aula bunker dell’Ucciardone, in una pausa dell’udienza del processo Open Arms, che vede il senatore della Lega imputato per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio -, ma la Lega e il centrodestra non possono votare un documento dove c’è scritto che potranno aumentare le tasse sui risparmi, sui conti correnti, sui titoli di Stato, sugli affitti e sulla casa».
Posizioni quelle assunte dal Carroccio che hanno irritato il resto della maggioranza. Nel Pd sono convinti che, in pieno clima da campagna elettorale verso le Amministrative, FI e Lega vogliano mettere in difficoltà e indebolire il capo del Governo, Mario Draghi. Dal M5s lo dicono chiaramente: «La Lega vuole far saltare la delega». Uno scenario su cui ora più che mai incombe l'ipotesi di una fiducia.
I due nodi principali
Ma qual è il motivo del contendere? Sono, in estrema sintesi, due: le cedolari su affitti e titoli di Stato e in particolare il percorso verso un nuovo fisco che metta al centro del sistema un principio «duale» separando nettamente la tassazione sui redditi da lavoro e pensione ad aliquota progressiva dagli altri a tassazione proporzionale, ma che per il Governo si dovrà muovere su due aliquote, con buona pace in sostanza delle cedolari come quelle sugli affitti al 10% o quella al 26% sulle rendite finanziarie; il secondo motivo di scontro è la richiesta del centrodestra di rendere vincolanti i pareri delle commissioni sui decreti attuativi. Per Lega e Forza Italia occorre evitare che, alla fine, possano entrare nel testo, in qualche passaggio di scrittura dei decreti attuativi da parte di qualche tecnico di turno dell'amministrazione finanziaria, soluzioni che, di fatto, comportino un aumento delle tasse.
Nessun aumento delle tasse
La rottura sul fisco da parte della maggioranza ha però irritato e non poco il presidente del Consiglio, Mario Draghi. Il premier, all'indomani della rissa sulle tasse in Commissione Finanze ha ribadito a chiare lettere che non ci sarà nessun aumento delle tasse né sulla casa né sui patrimoni degli italiani. E da Palazzo Chigi hanno sottolineato anche come i decreti attuativi passeranno in Parlamento per rispettare la centralità delle Camere. Draghi è comunque pronto confermare tutto ai leader del centrodestra martedì 12 aprile quando li incontrerà a Palazzo Chigi per provare a ricucire una maggioranza sempre più distante e non solo sulle tasse. L'obiettivo è trovare un'intesa. Allo stato attuale lo scontro è tutto politico.
