Auto elettriche

«Catl comunista». Ford tira dritto sulle batterie con i cinesi ma ridimensiona

La domanda più debole del previsto costringe l’Ovale Blu a limitare la capacità e ridurre le assunzioni per la gigafactory in Michigan pronta nel 2026

Il logo di Ford Motor

2' min read

2' min read

Ford Motor, dopo la lunga disputa con il sindacato Uaw accusa il colpo dell’aumento dei salari ma anche della domanda più debole sul fronte dei veicoli elettrici. L’Ovale Blu ha deciso di ridurre la capacità e le assunzioni nella gigafactory che sta realizzando nel Michigan, non senza polemiche per la presunta associazione del partner cinese, il colosso Catl, al Partito comunista. La casa americana ha fatto sapere che riprenderà la costruzione della fabbrica di Marshall, interrotta due mesi fa, ma che produrrà batterie sufficienti per alimentare solo 230mila veicoli elettrici all’anno, rispetto a un precedente piano di 400mila. I dipendenti dello stabilimento, che aprirà nel 2026, saranno 1.700. A febbraio si prevedeva di assumerne 2.500.

I tagli fanno parte del ridimensionamento della strategia di Ford per i veicoli elettrici, che include una frenata sui 12 miliardi di dollari di investimenti. Ford aveva già rinunciato all’obiettivo di costruire 2 milioni di auto elettriche all’anno entro la fine del 2026, , senza rendere nota una nuova scadenza. Del resto le vendite del pick-up plug-in F-150 Lightning, il suo veicolo elettrico più popolare, parlano chiaro: -46% nel terzo trimestre.

Loading...

L’adozione dei veicoli elettrici «non sta crescendo al ritmo atteso», ha commentato Mark Truby, responsabile delle comunicazioni di Ford. «Vogliamo essere veramente disciplinati nel modo in cui allochiamo il capitale e pensiamo ad abbinare la produzione e la capacità futura in base alla domanda».

L’impianto, che è interamente di proprietà del costruttore Usa, utilizzerà su licenza la tecnologia del gigante Catl (Contemporary Amperex Technology Co. Limited), che una commissione parlamentare composta da repubblicani e democratici sostiene essere parte integrante del Partito comunista cinese.

Nonostante questa controversia, che ha dato vita a un’inchiesta del Congresso, Ford prevede che le batterie prodotte nello stabilimento di Marshall potranno beneficiare dei sussidi previsti dall’Inflation Reduction Act, la legge che stanzia centinaia di miliardi per la transizione energetica.

«Siamo fiduciosi in termini di benefici dell’Ira», ha affermato Truby. «Crediamo che l’introduzione di una fabbrica interamente controllata da Ford che produrrà nel Michigan» con Catl come «partner tecnologico sia una soluzione di gran lunga migliore dell’importazione di batterie dall’Asia».

Le azioni Ford sono scese fino al 2,3% nel trading a New York martedì.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti