Centri in Albania e cittadinanza, sì del Consiglio dei ministri ai decreti: ecco le novità
Arriva la possibilità di trasferire anche i migranti destinati ai Cpr italiani. Stretta sui discendenti nati all’estero da genitori italiani
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I punti chiave
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Dai centri in Albania trasformati in centri di permanenza per il rimpatrio alla stretta sui figli nati all’estero da cittadini italiani, sono due decreti legge e un disegno di legge i provvedimenti che ruotano attorno al tema immigrazione e cittadinanza approvati dal Consiglio dei ministri dopo oltre due ore di riunione.
Albania, come cambia l’operazione
Il provvedimento che serve al Governo per rilanciare l’operazione Albania, stoppata dai ripetuti alt dei giudici alla convalida dei trattenimenti dei migranti nei centri di Shengjin e Gjader, è un decreto snello di un solo articolo, oltre a quello che disciplina l’entrata in vigore, che non interviene a modificare il protocollo Roma-Tirana, ma si limita a modificare la legge di recepimento. Obiettivo: chiarire che nella struttura di Gjader non potranno essere ospitate soltanto le persone raccolte in acque internazionali da navi militari italiani, come previsto oggi dalla legge 14/2024, ma anche migranti presenti nei Cpr in Italia, ossia destinatari di provvedimenti di espulsione e trattenuti. In questo modo non è necessario cambiare la destinazione d’uso dei centri, poiché un Cpr di 144 posti è già contemplato nell’intesa siglata da Giorgia Meloni ed Edi Rama. «Il centro è già attivo per 48-49 posti e si arriverà a oltre a 140 a risorse già date, non ne serviranno di aggiuntive», ha precisato il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi.
Confermato l’elenco dei Paesi sicuri
Per permettere un riavvio immediato delle partenze verso l’Albania, ma anche per lanciare un segnale alla magistratura che ne avevano messo in dubbio la legittimità, il Governo ha anche approvato la relazione al Parlamento con la validazione annuale dell’elenco dei 19 Paesi di origine dei migranti da ritenersi «sicuri» che era stato aggiornato nel 2024 stavolta con legge nazionale. Si tratta di Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka e Tunisia.
Le incognite sulla tutela per gli agenti di polizia
Nei giorni scorsi (si veda Il Sole 24 Ore di mercoledì) era circolata l’ipotesi di inserire nel Dl anche un pacchetto di norme ritenute urgenti a tutela del lavoro delle forze dell’ordine: un po’ per superare l’impasse sul Ddl Sicurezza, obbligato alla terza lettura alla Camera, un po’ per inserire la norma da tempo in cottura al ministero della Giustizia, che il Guardasigilli Carlo Nordio non vuole si chiami «scudo penale», ma che comunque introdurrebbe un meccanismo utile a tutti per evitare l’iscrizione nel registro degli indagati in caso di atto dovuto e procedere, dopo una prima istruttoria, direttamente all’archiviazione per scongiurare sospensione dal servizio e stop allo stipendio. Entrando in Cdm, alla domanda se la disposizione potesse slittare a uno dei prossimi Cdm, il sottosegretario Alfredo Mantovano ha risposto: «Vedremo». Ma nella conferenza stampa al termine del Cdm Piantedosi ha affermato che nella riunione «non se ne è parlato».
La stretta sulla cittadinanza degli italodiscendenti
Porta invece la firma in primis del ministero degli Esteri l’altro intervento sulla cittadinanza, suddiviso tra un decreto e un disegno di legge, più un altro Ddl sui servizi a cittadini e alle imprese. Le nuove norme manterranno il principio dello “ius sanguinis”, basato sulla discendenza da cittadini italiani, ha assicurato il vicepremier e titolare del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ma per ottenere la cittadinanza bisognerà dimostrare un vincolo effettivo con l’Italia da parte dei figli nati all’estero da cittadini italiani.


