Immigrazione

Centri in Albania e cittadinanza, sì del Consiglio dei ministri ai decreti: ecco le novità

Arriva la possibilità di trasferire anche i migranti destinati ai Cpr italiani. Stretta sui discendenti nati all’estero da genitori italiani

di Manuela Perrone

Un immagine del centro di Shengjin, in Albania.

4' min read

4' min read

Dai centri in Albania trasformati in centri di permanenza per il rimpatrio alla stretta sui figli nati all’estero da cittadini italiani, sono due decreti legge e un disegno di legge i provvedimenti che ruotano attorno al tema immigrazione e cittadinanza approvati dal Consiglio dei ministri dopo oltre due ore di riunione.

Albania, come cambia l’operazione

Il provvedimento che serve al Governo per rilanciare l’operazione Albania, stoppata dai ripetuti alt dei giudici alla convalida dei trattenimenti dei migranti nei centri di Shengjin e Gjader, è un decreto snello di un solo articolo, oltre a quello che disciplina l’entrata in vigore, che non interviene a modificare il protocollo Roma-Tirana, ma si limita a modificare la legge di recepimento. Obiettivo: chiarire che nella struttura di Gjader non potranno essere ospitate soltanto le persone raccolte in acque internazionali da navi militari italiani, come previsto oggi dalla legge 14/2024, ma anche migranti presenti nei Cpr in Italia, ossia destinatari di provvedimenti di espulsione e trattenuti. In questo modo non è necessario cambiare la destinazione d’uso dei centri, poiché un Cpr di 144 posti è già contemplato nell’intesa siglata da Giorgia Meloni ed Edi Rama. «Il centro è già attivo per 48-49 posti e si arriverà a oltre a 140 a risorse già date, non ne serviranno di aggiuntive», ha precisato il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi.

Loading...

Confermato l’elenco dei Paesi sicuri

Per permettere un riavvio immediato delle partenze verso l’Albania, ma anche per lanciare un segnale alla magistratura che ne avevano messo in dubbio la legittimità, il Governo ha anche approvato la relazione al Parlamento con la validazione annuale dell’elenco dei 19 Paesi di origine dei migranti da ritenersi «sicuri» che era stato aggiornato nel 2024 stavolta con legge nazionale. Si tratta di Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Gambia, Georgia, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Perù, Senegal, Serbia, Sri Lanka e Tunisia.

Le incognite sulla tutela per gli agenti di polizia

Nei giorni scorsi (si veda Il Sole 24 Ore di mercoledì) era circolata l’ipotesi di inserire nel Dl anche un pacchetto di norme ritenute urgenti a tutela del lavoro delle forze dell’ordine: un po’ per superare l’impasse sul Ddl Sicurezza, obbligato alla terza lettura alla Camera, un po’ per inserire la norma da tempo in cottura al ministero della Giustizia, che il Guardasigilli Carlo Nordio non vuole si chiami «scudo penale», ma che comunque introdurrebbe un meccanismo utile a tutti per evitare l’iscrizione nel registro degli indagati in caso di atto dovuto e procedere, dopo una prima istruttoria, direttamente all’archiviazione per scongiurare sospensione dal servizio e stop allo stipendio. Entrando in Cdm, alla domanda se la disposizione potesse slittare a uno dei prossimi Cdm, il sottosegretario Alfredo Mantovano ha risposto: «Vedremo». Ma nella conferenza stampa al termine del Cdm Piantedosi ha affermato che nella riunione «non se ne è parlato».

La stretta sulla cittadinanza degli italodiscendenti

Porta invece la firma in primis del ministero degli Esteri l’altro intervento sulla cittadinanza, suddiviso tra un decreto e un disegno di legge, più un altro Ddl sui servizi a cittadini e alle imprese. Le nuove norme manterranno il principio dello “ius sanguinis”, basato sulla discendenza da cittadini italiani, ha assicurato il vicepremier e titolare del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ma per ottenere la cittadinanza bisognerà dimostrare un vincolo effettivo con l’Italia da parte dei figli nati all’estero da cittadini italiani.

Tajani: «Stop ad abusi e commercializzazione dei passaporti»

L’obiettivo delle misure adottate oggi - si legge in una nota della Farnesina - è «valorizzare il legame effettivo tra l’Italia e il cittadino all’estero». Ma non ci sarà spazio, ha detto Tajani, per «abusi o fenomeni di ”commercializzazione” dei passaporti italiani. La cittadinanza deve essere una cosa seria». La Farnesina avverte di essersi mossa sulla base dei dati e sul forte incremento di riconoscimenti della cittadinanza nei Paesi di maggiore emigrazione italiana: dalla fine del 2014 alla fine del 2024 i cittadini residenti all’estero sono aumentati da circa 4,6 milioni a 6,4 milioni. Un aumento del 40% in 10 anni. I procedimenti giudiziari pendenti per l’accertamento della cittadinanza sono oltre 60mila.

L’esempio dell’Argentina

L’Argentina è passata dai circa 20mila del 2023 a 30mila riconoscimenti già l’anno successivo. Il Brasile è passato da oltre 14mila nel 2022 a 20mila lo scorso anno; il Venezuela contava quasi 8mila riconoscimenti nel 2023. Gli oriundi italiani nel mondo che potrebbero chiedere il riconoscimento della cittadinanza con la legge vigente sono potenzialmente tra i 60 e gli 80 milioni.

Italodiscendenti cittadini italiani solo per due generazioni

Per frenare la valanga, che secondo gli Esteri si riversa sui servizi consolari e su quelli dei Comuni e dei tribunali italiani, il Governo prevede un percorso in due fasi. Alcune norme entrano in vigore subito con decreto legge, altre saranno introdotte per disegno di legge. Il Dl prevede che gli italodiscendenti nati all’estero saranno automaticamente cittadini solo per due generazioni: solo chi ha almeno un genitore o un nonno nato in Italia sarà cittadino dalla nascita. Le nuove regole entrano in vigore dalla mezzanotte di ieri. Nella seconda fase, con un primo disegno di legge sempre approvato oggi si introdurranno ulteriori e più approfondite modifiche sostanziali alla legge sulla cittadinanza. Si impone innanzi tutto ai cittadini nati e residenti all’estero di mantenere nel tempo legami reali con il nostro Paese, esercitando i diritti e i doveri del cittadino almeno una volta ogni venticinque anni.

Verso l’aumento a 700 euro delle spese per ottenere la cittadinanza

Con la riforma varata si aumenteranno anche le spese per ottenere la cittadinanza. I costi - ha detto Tajani - «ammontavano a 300 euro; dal primo di gennaio abbiamo cambiato a 600 euro, la proposta è di arrivare a 700 euro. Perché i Comuni, soprattutto quelli piccoli, sono ingolfati.

Alt ai consolati, la decisione passerà a un ufficio della Farnesina

La riforma è completata da un secondo disegno di legge che rivede anche le procedure per il riconoscimento della cittadinanza. I residenti all’estero non dovranno più rivolgersi ai consolati, ma a un ufficio speciale centralizzato alla Farnesina. Ci sarà un periodo transitorio circa di un anno per l’organizzazione dell’ufficio. L’intento è rendere più efficienti le procedure, con economie di scala evidenti. I consolati dovranno concentrarsi sull’erogazione dei servizi a chi è già cittadino e non più a “creare” nuovi cittadini. Il provvedimento contiene infine altre misure per migliorare e modernizzare l’erogazione dei servizi: legalizzazioni, anagrafe, passaporti, carte d’identità valide per l’espatrio.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti