Petrolio, la Nigeria si affida alla Cina per il rilancio delle sue raffinerie
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
di Luca Orlando
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Non solo metano ma anche olio di soia. Gli stabilimenti di Cereal Docks, colosso della trasformazione alimentare da 1,4 miliardi di ricavi, a breve avranno un'alternativa concreta rispetto alla fornitura energetica tradizionale.
La strada scelta verso l'economia circolare, che ha richiesto un investimento di due milioni di euro, è quella di modificare gli impianti di produzione di calore per consentire di accogliere non solo gas, come accade ora, ma anche uno dei sottoprodotti della lavorazione del gruppo, cioè l'olio di soia. Che a differenza di quello di girasole ha sbocchi e utilizzi ridotti nell'industria alimentare a valle.
«Di fatto è un sottoprodotto che Italia ed Europa non si utilizza – spiega il presidente e fondatore del gruppo Mauro Fanin – e che quindi alla fine esportiamo, svendendolo. Di fatto penalizzando la filiera della soia italiana, la più importante d'Europa. In questo modo possiamo invece valorizzare anche questo residuo di lavorazione, arrivando a sostituire integralmente il gas e iniziando a produrre farine e altri olii in modalità green, abbattendo anche del 65% le emissioni di CO2».
Le 200mila tonnellate di olio di soia prodotte ogni anno dal gruppo (la parte grassa, circa il 20% del milione di tonnellate di semi di soia trattate) nei calcoli del gruppo possono garantire energia equivalente a quella di quasi 200 milioni di metri cubi di metano, da 4 a 5 volte l'intero fabbisogno annuo di gas di Cereal Docks, energia necessaria per la cottura delle farine.
L'azienda stima in generale che grazie all'utilizzo del sottoprodotto olio di semi di soia da filiere italiane tracciate e sostenibili si potrebbe dunque ridurre il consumo di gas metano nella fase di estrazione fino a 12 milioni di m3 l'anno per singolo stabilimento produttivo.