Economia circolare

Cereal Docks alla svolta sull’energia: dall’olio di soia l’alternativa al gas

Un residuo della lavorazione delle farine verrà usato come combustibile. Stimati 2 milioni di investimento per adeguare gli impianti, entro aprile i primi test

di Luca Orlando

Nell'immagine lo stabilimento di Cereal Docks

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Non solo metano ma anche olio di soia. Gli stabilimenti di Cereal Docks, colosso della trasformazione alimentare da 1,4 miliardi di ricavi, a breve avranno un'alternativa concreta rispetto alla fornitura energetica tradizionale.

La strada scelta verso l'economia circolare, che ha richiesto un investimento di due milioni di euro, è quella di modificare gli impianti di produzione di calore per consentire di accogliere non solo gas, come accade ora, ma anche uno dei sottoprodotti della lavorazione del gruppo, cioè l'olio di soia. Che a differenza di quello di girasole ha sbocchi e utilizzi ridotti nell'industria alimentare a valle.

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L’impiego

«Di fatto è un sottoprodotto che Italia ed Europa non si utilizza – spiega il presidente e fondatore del gruppo Mauro Fanin – e che quindi alla fine esportiamo, svendendolo. Di fatto penalizzando la filiera della soia italiana, la più importante d'Europa. In questo modo possiamo invece valorizzare anche questo residuo di lavorazione, arrivando a sostituire integralmente il gas e iniziando a produrre farine e altri olii in modalità green, abbattendo anche del 65% le emissioni di CO2».

Le 200mila tonnellate di olio di soia prodotte ogni anno dal gruppo (la parte grassa, circa il 20% del milione di tonnellate di semi di soia trattate) nei calcoli del gruppo possono garantire energia equivalente a quella di quasi 200 milioni di metri cubi di metano, da 4 a 5 volte l'intero fabbisogno annuo di gas di Cereal Docks, energia necessaria per la cottura delle farine.

Le stime

L'azienda stima in generale che grazie all'utilizzo del sottoprodotto olio di semi di soia da filiere italiane tracciate e sostenibili si potrebbe dunque ridurre il consumo di gas metano nella fase di estrazione fino a 12 milioni di m3 l'anno per singolo stabilimento produttivo.

«Quando il gas costa più di 60 centesimi al metro cubo l'olio di soia diventa conveniente -spiega l'imprenditore – tenendo anche conto non solo del costo diretto ma anche del risparmio ottenuto in termini di minori acquisti di quote di emissioni. Ma l'altro nodo che in questo modo si scioglie, direi fondamentale, è quello della disponibilità. Abbiamo aderito al programma di interrompibilità chiesto dal Governo e l'olio di soia, al di là dei costi, rappresenta un'alternativa importante per la nostra continuità produttiva in caso di stop delle forniture di gas».

Con le autorizzazioni necessarie in dirittura d'arrivo le prove sono già programmate a breve, tre giornate di produzione reale per testare e tarare gli impianti, realizzando così le prime farine di soia in modalità green, partendo dal sito principale di Camisano Vicentino.

Le vecchie iniziative

Percorso green che peraltro in termini energetici il gruppo veneto ha intrapreso da tempo, arrivando ad esempio ad una potenza installata di oltre 13 MW di energia fotovoltaica, con un target di 20 in tre anni. Produzione da fonti rinnovabili che al momento copre già il 35% dei fabbisogni energetici complessivi del gruppo. Nato nel 1983 proprio a Camisano Vicentino e impegnato nei suoi sei impianti produttivi a trattare ogni anno oltre tre milioni di tonnellate di materie prime agricole.

«Il passo successivo – spiega Fanin – è quello di puntare sulla fabbrica intelligente anche nella produzione di energia, gestendo il mix in modo flessibile. Per dare precedenza al fotovoltaico di giorno, oppure al gas o all'olio di soia, tenendo conto dei prezzi di mercato o di altri fattori: stiamo investendo in nuove tecnologie digitali e in questo modo l’impianto di Camisano diventerà in termini di gestione dell’energia un sito 4.0. L'importante è continuare sulla strada della diversificazione, valorizzando al meglio ciò che la filiera agroalimentare può fornire. Oggi gli ettari coltivati a soia in Italia sono 3-400 mila e la produzione arriva a un milione di tonnellate. Non rappresenta certo la soluzione definitiva per l'indipendenza energetica nazionale ma un piccolo contributo può arrivare anche da qui».

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