Cereali, in Russia crollano le semine autunnali: superfici ai minimi dal 2013
SovEcon stima circa 6,1 milioni di ettari seminati al 18 settembre, il 14% in meno dei 7,1 milioni del 2025 e il 25% rispetto alla media degli ultimi 5 anni
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La guerra innanzitutto. Ma anche il clima e il pesante dietro front delle esportazioni e dei prezzi. Sono diverse le ragioni alla base della forte riduzione delle superfici a cereali invernali in Russia, dove le stime diffuse da SovEcon, società di analisi e consulenza sui mercati agricoli con sede a Mosca, attestano a circa 6,1 milioni gli ettari seminati al 18 settembre, contro i 7,1 milioni dello stesso periodo di un anno fa (-14%).
Il dato è in assoluto il più basso dal 2013, quando un autunno eccezionalmente piovoso aveva ostacolato le operazioni in campagna. Il divario – osservano gli esperti – appare ancora più significativo se il valore attuale è rapportato alla media degli ultimi cinque anni, con lo scarto che in questo caso si attesta attorno al -25 per cento.
Secondo gli analisti, le aziende agricole russe stanno attraversando una fase di forte difficoltà finanziaria, aggravata dalle limitazioni alle esportazioni dal Mar Nero per i danni alle strutture portuali e i rischi di attacchi con droni. Da giugno, inoltre, i prezzi interni del grano sarebbero scesi di circa il 40%, portandosi su livelli che SovEcon stima inferiori del 20-30% al break even, la soglia di pareggio tra costi e ricavi.
Con queste premesse, già le sole motivazioni economiche potrebbero tradursi in un significativo ridimensionamento degli investimenti e, di riflesso, dei raccolti. Ma a complicare la situazione sono anche le condizioni di scarsa umidità dei terreni e di difficoltà finanziaria che limiterebbero in prospettiva gli impieghi di mezzi tecnici, a partire dai fertilizzanti, con prevedibili impatti negativi sulle rese.
Uno scenario simile si profila in Ucraina, altro grande produttore dell’area, dove le stime ufficiali, seppure preliminari, indicano una possibile contrazione del 10-15% delle superfici destinate alla coltivazione del frumento invernale. Se queste valutazioni dovessero trovare conferma nei prossimi mesi, le conseguenze potrebbero assumere una maggiore rilevanza, considerata la massa critica coinvolta e l’importanza delle esportazioni dal Mar Nero per gli equilibri sui mercati mondiali.
