Cereali, si allarga la forbice tra produzione e consumi mondiali di frumento
Peggiorano le stime sui raccolti globali 2027 con un deficit atteso di 5,5 milioni di tonnellate per far fronte alla crescita della domanda. Negli Usa prezzi saliti del 40% in un anno
3' min read
3' min read
Un equilibrio più fragile. In previsione di un extra deficit e di un rischio di nuove tensioni sui prezzi. Gli assetti sul mercato mondiale del frumento, riferisce l’Usda, il dipartimento dell’Agricoltura americano, restituiscono una nuova fotografia rispetto alle stime iniziali.
Lo spread, oggi più ampio, tra consumi e produzione, nella campagna 2026-27, spinge il deficit globale a quota 5,5 milioni, con l’aggravio di 1,2 milioni sulla stima di settembre.
Nel Wasde di ottobre (World agricultural supply and demand estimates) la produzione mondiale di frumento è indicata a 822,4 milioni di tonnellate, mentre il consumo dovrebbe chiudere la stagione a 827,9 milioni.
Lo scarto tra le due variabili assume particolare rilievo in un mercato già connotato da una significativa ripresa dei prezzi. A distanza di dodici mesi le quotazioni del frumento Usa hanno sperimentato un aumento vicino al 40 per cento. E i nuovi assetti dei fondamentali prefigurano una possibile nuova fascia di riferimento (media di tutte le varietà) compresa tra 230 e 260 dollari per tonnellata farm gate.
Dai prospetti del dipartimento del’Agricoltura statunitense emerge anche una revisione al ribasso degli scambi mondiali di 2,8 milioni di tonnellate rispetto alle valutazioni di settembre, con l’asticella posizionata adesso poco sotto il livello di 209 milioni. Segno meno anche per le scorte finali, stimate attorno a 276 milioni di tonnellate, con lo stock-to-usa ratio, il rapporto tra scorte e consumi, attestato al 33%, un dato comunque non allarmante e poco al di sotto di un “regolare” 34-35%, ma soprattutto a parecchie spanne di distanza dal minimo storico del 18% rubricato nel periodo più critico, risalente all’ormai lontano 2007-08.
Va comunque considerato che se anche le scorte mondiali dovessero mantenersi su livelli relativamente robusti, il maggiore divario tra produzione e consumi potrebbe aumentare la vulnerabilità del mercato a eventuali shock produttivi o logistici e ridurre anche sensibilmente il margine di sicurezza. Altro aspetto da considerare è la distribuzione geografica, con una quota consistente delle scorte concentrata nei grandi paesi consumatori, India e Cina in primis, piuttosto che nelle disponibilità dei principali esportatori.
Con queste prerogative, anche variazioni relativamente contenute dei raccolti o problemi logistici in snodi e rotte prioritari possono alimentare perturbazioni di mercato, innescando potenziali effetti moltiplicativi sui prezzi.
