Succede a Santalucia

Magistratura, Cesare Parodi nuovo presidente Anm: «Lo sciopero non è revocato»

Parodi, procuratore aggiunto di Torino, è stato eletto dal Comitato direttivo centrale. Parodi, 62 anni, raccoglie quindi il testimone dell’ormai ex presidente Giuseppe Santalucia

Cesare Parodi

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Dopo una lunga giornata di confronto anche acceso, dalle alchimie dei gruppi associati, nella prima riunione del nuovo comitato direttivo centrale, escono i nomi del nuovo vertice dell’Associazione nazionale magistrati.

A succedere a Giuseppe Santalucia, di Area, alla presidenza, sarà il procuratore aggiunto di Torino Cesare Parodi, di Magistratura indipendente, mentre segretario sarà il pubblico ministero di Rieti Rocco Maruotti, candidato più votato della lista di Area.

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Una scelta per certi versi sorprendente e che tuttavia fondamentalmente rispecchia l’esito delle ultime elezioni di fine gennaio che hanno visto Magistratura indipendente lista più votata con 2065 voti seguita da Area con 1.803, entrambe in crescita rispetto alla precedente consultazione del 2020 (417 in più per Mi, 18 per Area, che però in questa tornata si è presentata dopo la scissione di Magistratura democratica che ha comunque ottenuto 1081 voti).

A essere smentite, parzialmente, le previsioni della vigilia che certo vedevano il gruppo di Magistratura indipendente come il più titolato a esprimere il prossimo presidente un po’ grazie al primo posto alle elezioni un po’ perchè un leader appartenente alla corrente più moderata può anche essere considerato migliore controparte nel confronto politico.

I nomi che circolavano però erano quelli di Giuseppe Tango, giudice a Palermo, e di Antonio D’Amato capo procuratore di Messina.Il nuovo presidente, Cesare Parodi, 62 anni, torinese, è attualmente procuratore aggiunto a Torino nel pool fasce deboli.

In magistratura dal 1990, da subito in Mi, Parodi nelle prime dichiarazioni, certo tutt’altro che oltranziste, dopo la nomina, ha sottolienato di volere chiedere in tempi brevissimi un incontro con il Governo: «acquisiamo elementi di valutazione: noi non possiamo rinunciare a nessuna delle strade per portare avanti una difesa della magistratura per come noi la conosciamo e per come vorremmo che continuasse ad essere. Sappiamo che le leggi le fa il Parlamento e le decide il Governo, ma sappiamo anche che come tutti i cittadini possiamo dire la nostra e fare valere le nostre ragioni».

Parodi ha poi comunque tenuto a precisare che lo sciopero del prossimo 27 febbraio non è stato certo revocato.

E poi, «non sono un magistrato famoso, non ho mai voluto esserlo, non ci tengo ad esserlo e credo che questo forse potrà aiutarmi, spero, a fare in modo che altri colleghi giovani si possano riconoscere in qualcuno che proprio non è mai sulle pagine dei giornali».

E sulle correnti, «non siamo la Banda Bassotti, degenerazioni ci sono state, come in altri ambienti. Siamo espressione della società: gli uomini non sono nati per vivere da soli ma per incontrarsi, accomunarsi, discutere e insieme portare avanti le nostre idee. Noi vorremmo spiegare le nostre ragioni, non vogliamo difendere privilegi, ma un modello che ha funzionato bene, che sicuramente ha presentato criticità che però possono essere risolte».

Fondamentale sul piano politico il fatto che la nuova giunta sarà sostenuta da tutti (tranne Articolo 101), compresi quindi i gruppi di Unicost e Magistratura democratica, ai quali sono riconosciuti i due vice (vicepresidente Marcello De Chiara di Unicost e vicesegretario Stefano Celli di Md), a conferma della stagione del tutto straordinaria.

E la rinnovata Anm sarà immediatamente chiamata alla mobilitazione, dando continuità a quanto deliberato dalla precedente giunta che, come atto finale, proclamò l’astensione.

Dove a fare tutta la differenza sarà il tasso di adesione. Anche perchè l’ultima volta non andò benissimo: nel maggio 2022 per contestare la riforma Cartabia si astenne poco meno del 50% dei magistrati.

Un esito che, se ripetuto oggi, sarebbe prova certa di fallimento. Per questo nei prossimi giorni la mobilitazione sarà totale per eguagliare e superare le percentuali di precedenti scioperi, come l’80% del 2010 contro la Manovra di bilancio e il 90% nel 2004 contro la riforma dell’ordinamento giudiziario.

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