«Che nostalgia i gelati a 100 lire...». Ma quanto varrebbero davvero oggi?
di Marco lo Conte
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Vi ricordate quanto costava un gelato nel 1968? O nel 1992? Se ci spingiamo all’altro ieri, al 2015 per esempio, probabilmente riusciremmo a rispondere con maggiore facilità. Ma c’è un altro motivo per cui più si va indietro nel tempo e più diventa difficile indicare il valore di un bene. No, la vostra memoria non c’entra (e se c’entra, aggiunge problema a problema). Il punto è che, anno dopo anno, l’inflazione distorce il valore reale del denaro. Non per niente la chiamano «tassa nascosta» o «lente distorsiva». Il tema è da sempre oggetto di studi e analisi dei più importanti economisti mondiali. Per farla breve e risparmiarvi un dottorato in econometria, possiamo qui dire che l’incidenza dell’inflazione nel tempo ha l’effetto di dividere la realtà dall’apparenza: il valore reale da quello nominale, ossia il prezzo facciale, figurativo del bene.
Quando proviamo nostalgia per il bel tempo andato, ossia quando eravamo (più) giovani e spensierati, spesso i lucciconi agli occhi ci fanno perdere di vista il fatto che ci sono stati decenni in cui i prezzi, in Italia, salivano in modo vorticoso a tassi anche superiori al 20% l’anno. Complicando non poco la tenuta economia delle famiglie e dello Stato.
Anche per questo ha fatto discutere sulla rete il tweet di Matteo Salvini di qualche giorno fa in cui rimpiangeva il tempo in cui i gelati costavano 100 lire. Un dettaglio è passato inosservato: i gelati della locandina fotografata nel tweet costavano 100 lire tra il 1967 e il 1968, cinque anni prima cioè della nascita del leader della Lega: la sua nostalgia, pertanto, non nasce dall’esperienza diretta, ma effetto di un posizionamento anti-euro pro-lira, che è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale della Lega.
In ogni caso, la sostanza non cambia. Anche perché per tutti è assolutamente naturale far fatica a compiere a mente calcoli complessi, per esempio tenendo conto di rendimenti composti invece che semplici. Non colpevolizziamoci più di tanto nel rilevare la difficoltà di cogliere la distinzione tra “reale” e “apparente”.
Ciò non toglie che è opportuno conoscere questi limiti per superarli e metterci nella condizione di capire innanzitutto ciò che ci accade intorno, quando guardiamo i cartellini dei prezzi, per poi prendere le decisioni migliori. Quante volte ci torna alla memoria il prezzo pagato per un’auto, un cappotto, il ticket per un esame medico effettuato anni fa. Se sono spese sostenute di recente, i prezzi non sono variati di molto, anche se l’inflazione silenziosamente incide e non c’è niente di peggio che tenere bassa la guardia sull’aumento dei prezzi (che tra l’altro in questa fase sta accelerando). Se poi torniamo indietro di decenni tutto cambia: quanto costava il televisore acquistato per il Mundial spagnolo del 1982 e quanto quello che abbiamo deciso di comprare per esultare analogamente ai Mondiali di calcio del 2006?

