Desertificazione bancaria

Chiude la propria filiale bancaria? Un cittadino su cinque passa allo sportello postale

Secondo una ricerca della Uilca presentata al Cnel, un cliente su 4 “utilizzerebbe i servizi della banca on line”. Per 7 persone su 10 le filiali fondamentali per gli investimenti. Brunetta lancia un tavolo al Cnel per trovare soluzioni

di Cristina Casadei

Aggiungi Il Sole 24 Ore
ai preferiti su Google

8' min read

8' min read

È un tema di spopolamento complessivo dei piccoli comuni quello a cui si associa la desertificazione bancaria. Si intreccia con le economie del territorio, con l’occupazione del credito e con le scelte di fare investimenti. Una ricerca della Uilca, la Uil dei bancari, ha indagato l’approccio dei cittadini allo sportello attraverso 2.870 interviste di un’indagine demoscopica realizzata attraverso l’istituto di ricerca Lab 21.01 in 20 città italiane. Ne è nata la campagna “Chiusura filiali? No, grazie” che ha fatto il giro d’Italia con tappa conclusiva al Cnel. Dalle interviste viene fuori che «se chiudesse la propria filiale bancaria il 66,8% degli intervistati si recherebbe in un ufficio fisico. Il 48,5% “si recherebbe in un’altra filiale bancaria”, il 18,3% “in un ufficio postale” e il 25,4% “utilizzerebbe i servizi della banca on line”». Del resto oggi 7 cittadini su 10 scelgono come “gestore” del denaro solo la banca, il 17,9% sceglie sia la banca che la posta mentre l’8,7% solo la posta. Il 13,8% delle persone dichiara addirittura di aver “preferito lasciare il proprio comune per l’assenza di filiali bancarie o altri servizi essenziali”. L’assenza delle filiali incide anche sugli investimenti: per 7 persone su 10, infatti, la banca rappresenta un luogo utile per avere supporto e assistenza su risparmi, investimenti e prestiti. Degli intervistati oltre la metà, il 52% va in banca una volta al mese, il 21% una volta ogni 6 mesi, il 13,8% una volta l’anno e il 9,8% mai. Sono questi alcuni dei numeri emersi nella presentazione dei dati fatta da Roberto Baldassari, professore di Integrated Communication Methods and Tools all’Università degli Studi Roma Tre e direttore generale di Lab 21.01. Altri numeri per capire.

Le chiusure e l’impatto sull’occupazione

Secondo quanto spiega la Uilca, nel periodo che va dal 2018 al 2022 il numero dei comuni serviti da banche è diminuito del 10,9%, passando da 5.368 comuni del 2018 ai 4.785 del 2022. Nel 2022, su 7.901 comuni italiani, più di 3 mila pari al 39% non offre l’accesso al servizio bancario. Da un’analisi svolta dal Centro Studi Uilca Orietta Guerra si è verificata una contrazione degli sportelli bancari del 17,4% (meno 4.423 sportelli), passando dai 25.409 del 2018 ai 20.986 del 2022. Nello stesso periodo il settore bancario ha perso 14.020 posti, pari a un calo occupazionale del 5%.Dal 2018 al 2022, nel centro Italia ci sono stati 1.040 sportelli in meno, pari a un calo del 19,4% (da 5.367 a 4.327). Quasi novanta comuni (da 764 a 676) sono rimasti senza sportelli bancari (11,5%).

Loading...

La crescita dei canali digitali

Secondo quanto emerge dall’ultimo rapporto annuale Abi Lab, «aumenta l’utilizzo dei canali digitali per le operazioni bancarie nel 2022: i clienti attivi su Mobile Banking crescono del 13,1% mentre quelli che operano tramite Internet Banking da Portale Web del 3,3%. A trainare la tendenza i clienti che accedono al Mobile Banking da smartphone con l’app (applicazione), che negli ultimi 5 anni (tra il 2018 e il 2022) sono quasi raddoppiati. In crescita del 25% anche il volume di operazioni dispositive su Mobile Banking: tra queste, bonifici e giroconti +31,8%». L’offerta bancaria fruibile sui canali digitali è in continua evoluzione: nuovi servizi si affiancano a quelli esistenti per rispondere alle esigenze di un cliente sempre più tecnologico. Tutte le banche offrono servizi tramite app per smartphone e portale web, circa il 50% offre app anche sui tablet e il 21% sui dispositivi indossabili (wearable). Mediamente ogni banca offre 3 app, secondo i dati Abi Lab.

Il cambiamento sociodemografico ed economico del Paese

Affrontare temi dalla valenza sociale così ampia, non può prescindere dal riconoscere che in Italia c’è stato un «cambiamento sociodemografico ed economico. C’è una crescita delle zone interne dove c’è uno spopolamento» ma «dove non c’è uno sportello bancario o postale, in 9 casi su 10 manca anche una farmacia, è rara la presenza di una stazione ferroviaria, 3 comuni su 5 non hanno una tabaccheria» per cui il tema è «di domanda aggregata. Dobbiamo ragionare per trovare delle soluzioni che attengano soprattutto alle politiche pubbliche e creare condizioni per attrarre investimenti» perché «in Italia manca la domanda di beni di investimento», afferma il vicedirettore generale vicario dell’Abi, Gianfranco Torriero. Quindi, aggiunge Torriero «la rilevanza del settore bancario in italia è evidente. Solamente con un settore bancario solido e forte che riesce a contribuire al finanziamento degli investimenti riusciamo a dare un contributo all’Italia, non solo sui grandi centri urbani». Anche i piccoli paesi, secondo Torriero «devono contribuire, partendo dal mezzogiorno, alla crescita della nostra economia. Non possiamo lasciare nessuno indietro, né come Paese né come cittadini». Più in generale, Torriero ricorda anche che «rispetto al 2008, quando è iniziata la riduzione degli sportelli bancari non solo in Italia, ma in tutta Europa si facevano 3,8 miliardi di pagamenti diversi dal contante. Oggi l’ultimo dato relativo al 2022 indica poco meno di 12 miliardi di operazioni. C’è stato un cambiamento epocale nelle modalità di operare, anche determinato anche dai cambiamenti d’uso, dalla clientela e dalla tecnologia». La risposta, oltre al cambiamento sociodemografico, arriva anche da altri fattori, come «la forte spinta della regolamentazione, che dopo la grande crisi finanziaria ha dato una forte pressione dal punto dell’efficentamento del settore» e «la tecnologia e il cambiamento d’uso della banca».

Brunetta lancia un tavolo di confronto al Cnel

In apertura dei lavori, il presidente del Cnel, Renato Brunetta ha ricordato la funzione del Cnel, come «la casa dei corpi intermedi dove si discute liberamente». La digitalizzazione appare «un processo ineluttabile che cambia il modo di fare banca. Con un impatto sul capitale umano e sui servizi ai cittadini: nel primo caso 14mila esuberi, nel secondo è più difficile calcolare l’impatto, ma indubbiamente c’è. Fare tutto da remoto non è la stessa cosa. Abbiamo chi in questo momento deve agire per ragioni economiche e chi deve pagare il prezzo. Invece di accettare uno schematismo banale, bisogna pensare ad altri percorsi dove non ci sia chi vince e chi perde, ma tutti vincono. Io credo che sia possibile, purché gli attori della società civile giochino insieme». Ragionando sui modelli alternativi alle chiusure, Brunetta cita «quello che sta facendo Poste Italiane con il progetto Polis che rappresenta l’apertura di 7mila centri nelle aree periferiche, di cerniera tra luoghi centrali urbanizzati e periferie con minore densità abitativa. Il progetto prevede di aprire dei luoghi con umani dentro, non bancomat, dove ci sono tutti gli allacci ai servizi della pubblica amministrazione. Perché Poste fa questo? Perché da un lato deve chiudere sportelli, ma dall’altro apre servizi. Io credo che questo sia un modello da considerare anche per il settore bancario. Poste svolge anche attività bancaria, traendone profitto e svolge molte funzioni sovrapponibili e per realizzare il progetto prende quasi un miliardo dal Pnrr». Lo spunto del modello offerto da Poste Italiane e del dialogo tra tutti gli attori sociali, potrebbe tradursi in un tavolo di confronto che Brunetta si impegna ad ospitare al Cnel.

Le soluzioni concrete

Anche perché non va trascurato il fatto che i bancari sono capitale umano con una formazione importante che potrebbero rimanere a disposizione dei progetti per realizzare il Pnrr sui territori, ipotizza Brunetta. Con il Pnrr, che aiuta e sostiene la progettualità degli enti locali «Comuni, Province e Regioni hanno un vitale bisogno di capitale umano - afferma Brunetta -. La chiusura delle filiali ha prodotto esuberi importanti e si tratta di personale qualificato, con ottime competenze, che può essere reimpiegato nei territori, insieme agli enti locali e nel quadro del Pnrr. Servono percorsi di reimpiego e non assistenzialismo. Sarebbe una vittoria per i lavoratori, per le famiglie, per le imprese e per i territori. Il Cnel è disponibile ad aprire un tavolo di approfondimento su questo. Abbiamo il dovere, coinvolgendo i corpi intermedi, di produrre soluzioni concrete».

Gli interlocutori

A discutere del tema, tra gli altri il segretario generale Uil PierPaolo Bombardieri, il vicepresidente della Regione Lombardia e coordinatore della Commissione Affari Finanziari della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome Marco Alparone, il presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani Antonio Decaro, il presidente dell’Unione delle Province d’Italia Michele de Pascale, il responsabile Economia e Finanze, Imprese e Infrastrutture del Partito Democratico senatore Antonio Misiani, il professore ordinario di Economia dei Mercati e degli Intermediari Finanziari presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza Ida Claudia Panetta, l’avvocato e vicepresidente di Consumerismo Barbara Puschiasis e il vicedirettore generale vicario dell’Associazione Bancaria Italiana Gianfranco Torriero.

Il ruolo sociale dello sportello per i sindaci italiani

L’invito viene raccolto dal presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani Antonio Decaro, per il quale «questa campagna della Uilca è di alto valore sociale perché la desertificazione bancaria è anche una delle cause dello spopolamento dei comuni più piccoli, tant’è che fa parte della nostra agenda. I sindaci possono testimoniare per esperienza diretta la progressiva sparizione delle filiali bancarie nelle città, nei quartieri, nei comuni. Ha un impatto sull’economia del territorio e sull’occupazione perché tutti gli esercizi commerciali sono punti di riferimento a cui i cittadini sono abituati a rivolgersi. Chiudere una filiale di banca significa anche eliminare il rapporto umano, anche quello fiduciairio, essenziale soprattutto per le persone anziane, quelle più preoccupate per l’amministrazione dei propri risparmi. Serve un tavolo di confronto per trovare soluzioni».

La scarsa digitalizzazione e lo spopolamento dei territori

Il senatore del Pd, Antonio Misiani, ha raccontato il caso dei comuni montani della bergamasca da cui proviene, ricordando come l’identità delle comunità montane è stata fatta anche dalla presenza delle filiali bancarie. Oggi però il 40% dei comuni non ha nemmeno uno sportello bancario ed è impressionante quello che è accaduto in 10 anni: il numero delle banche è diminuito del 38%, gli sportelli del 36%, i dipendenti del 16%. I top manager bancari risponderanno legittimamente dal loro punto di vista che è cambiato il mercato, le filiali che erano un asset un tempo, oggi invece sono diventate una passività e chi è digitalizzato fa tutte le operazioni elementari online, senza recarsi fisicamente allo sportello. Noi però non possiamo arrenderci e limitarci a contemplare il cambiamento traumatico e la desertificazione bancaria». Non dobbiamo inoltre dimenticare, aggiunge Misiani che «i territori dove si è rarefatta la presenza delle banche sono anche quelli dove c’è meno digitalizzazione e alfabetizzazione informatica. Il tema riguarda tutti gli stakeholder, non possiamo non farci carico di questa tematica perchè questo potrebbe accentuare l’esclusione finanziaria di una quota crescente della popolazione italiana e delle imprese, considerato che il nostro è un paese costituito in gran parte da piccole e piccolissime imprese».

Il ruolo delle banche per lo sviluppo del Paese

Il segretario generale della Uilca, Fulvio Furlan racconta che il sindacato che guida, nel giro per l’Italia «ha coinvolto cittadini, politica - locale e nazionale - istituzioni e associazioni, con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica e stimolare un dibattito tra tutti i soggetti istituzionali interessati per trovare soluzioni, nel rispetto dei vari interessi coinvolti, ponendo al centro le necessità delle persone, in particolare quelle più in difficoltà. Il settore del credito è centrale per favorire lo sviluppo del Paese, dell’economica nazionale e dei territori, e deve essere costante punto di riferimento con la professionalità che sempre dimostrano le lavoratrici e i lavoratori bancari e con un approccio coerente con i suoi compiti sociali, di tutela del risparmio e di ricerca del profitto in modo sostenibile. È una battaglia che tutti insieme possiamo fare e come Uilca continueremo a presidiare il tema con grande attenzione, nell’ottica di favorire l’avvio di osservatori locali e nazionali per monitorare il fenomeno e individuare interventi condivisi per affrontare la questione».

Copyright reserved ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti