Piano casa, stretta anti furbetti. Dati al Fisco e stop ai benefici
di Giuseppe Latour e Giovanni Parente
di Rita Fatiguso
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In bilico tra il gelo che attanaglia l’Heilongjiang e l’ondata di caldo anomala del GuangDong, la Cina cerca di mantenere le promesse fatte, ma non ancora ratificate, sul versante della lotta al cambio climatico.
Picco delle emissioni entro il 2030, decarbonizzazione completa entro il 2060. Non è abbastanza, la Conferenza Cop26 chiede di più alla Nazione che, al mondo, inquina più di tutte. L’inviato per il clima degli Stati Uniti, John Kerry, non smette di incalzare Pechino. L’Europa chiede una strategia più coerente con gli impegni dichiarati.
La realtà va da un’altra parte. A causa delle frizioni politiche globali, il Regno Unito dovrà accontentarsi di ricevere a Glasgow soltanto una delegazione cinese. Il presidente Xi Jinping non lascia la Cina dallo scoppio della pandemìa e, almeno finora, non ha pianificato spostamenti.
La vera lotta, quella che già sta creando enormi problemi a livello globale, è tutta interna alla Cina. Dopo quattro decadi di industrializzazione selvaggia, ogni minimo colpo di freno può innescare un cataclisma nell’economia del Paese e, di conseguenza, in quella mondiale.
La crisi energetica scoppiata a fine estate ne è una chiara dimostrazione perché ha messo a nudo criticità endemiche.