L’Iran rischia di diventare l’Alcatraz di Trump
di Giuliano Noci
di Marta Casadei
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Tenere il passo con i progressi della tecnologia e con le richieste del mercato. Puntando sull’evoluzione di una figura che deve quotidianamente confrontarsi con discipline diverse.
Le scuole di design hanno sfruttato il biennio Covid per ripensare e attualizzare l’offerta formativa dedicata agli studenti diplomati o già laureati. E orientata sempre più a un pubblico internazionale.
«Negli ultimi due anni abbiamo lavorato per inserire temi “sperimentali” come realtà aumentata, metaverso, per preparate nuove figure professionali capaci di dare supporto alla trasformazione del mercato - spiega Stefania Valenti, managing director di Istituto Marangoni -. Per esempio, abbiamo pensato di proporre un concetto di product design più allargato: ci aspettiamo uno spostamento della robotica dall’industria ai servizi e quindi, con i nostri studenti, lavoriamo a come creare una relazione tra estetica dei robot e interazione con gli esseri umani». L’offerta di Marangoni, che ha nove sedi nel mondo, è sempre pensata per essere replicata all’estero: «Nell’area master, per esempio, abbiamo un corso in interior contract design che porteremo a Londra e poi a Dubai», spiega Valenti. L’emirato è l’ultima sede in ordine cronologico in cui è sbarcato Marangoni: «Siamo molto soddisfatti: abbiamo presenze dalla Russia, da Uae e Arabia Saudita, e anche da alcuni Paesi africani come la Nigeria».
Anche l’ Istituto europeo di design (che ha 10mila studenti in 12 città tra Italia, Spagna e Brasile) sta pensando a un’offerta sempre più internazionale: «Abbiamo registrato un aumento dell’attrattività da parte degli studenti stranieri - spiega Riccardo Balbo, direttore accademico di Ied a livello globale - e punteremo fortemente sull’internazionalizzazione nelle sedi di Milano e Roma con corsi in inglese». Ied sta investendo anche in tecnologia: «Nei prossimi tre anni investiremo circa 12 milioni di euro in una trasformazione digitale a tutto campo: dalla biblioteca alla trasparenza digitale - spiega Balbo-. L’idea poi è di aggiornare l’offerta formativa “dall’interno”, continuando a proporre corsi che non inseguono i trend ma partono da domande su temi chiave. Per esempio: come impatta la circolarità nei diversi campi d’interesse di chi lavora e lavorerà nel design».
La circolarità è uno dei temi chiave su cui sta lavorando anche Naba (che come Istituto Marangoni fa parte del gruppo Galileo Global Education): « La sostenibilità, così come la tecnologia, è uno dei pilastri della nostra offerta- spiega Donato Medici, managing director di Naba - e ora stiamo lavorando a un progetto che si basa sull’upcycling dei materiali. Tra la fine di questo e l’inizio del prossimo anno accademico vogliamo diventare un punto di riciclo del Comune di Milano con macchinari per tritare e forni per rimodulare la plastica». Naba ha in programma anche una serie di investimenti per la sede di Roma, dove i corsi di design partiranno nel 2024: «Rinnoveremo alcuni spazi adiacenti a quelli attuali (la sede ha aperto nel 2019, ndr) passando da 3.500 a 6.000 metri quadrati», dice Medici. Anche Naba punta a formare professionisti specializzati ma “ibridi”: «Le soft skills sono fondamentali tanto quanto le competenze “verticali”. Per questo noi offriamo corsi complementari gratuiti».