Cisco, formazione digitale nelle carceri italiane per professionisti dell’Ict
Il colosso Usa dal 2003 ha avviato una Academy oggi operativa in otto istituti
di Marco Alfieri
ai preferiti su Google
3' min read
3' min read
Costruirsi un futuro di vita differente, grazie alle competenze digitali. Offrendo un valido modello emulativo a chi non ha alle spalle situazioni così complicate come la permanenza in carcere. Perché se ce la fanno loro, è il sottotesto, può farcela chiunque.
Questa è una delle ragioni di fondo per cui il colosso statunitense Cisco, nel 2003, ha avviato una scuola di formazione Ict nelle carceri italiane. «Siamo partiti dalla struttura di Bollate, vicino Milano, grazie all’incontro di alcuni personaggi illuminati: l’allora direttrice del carcere, Lucia Castellano, un manager Cisco come Francesco Benvenuto e Lorenzo Lento, fondatore della Cooperativa Universo poi diventata una delle 350 Academy Cisco nel nostro Paese», racconta Gianmatteo Manghi, ad di Cisco Italia.
Da esperimento a programma strutturato
Vent’anni dopo, quell’esperimento pionieristico è diventato un vero e proprio programma strutturato che offre formazione di base e in aree strategiche come il networking, la cybersecurity, l’Internet of Things e prevede corsi e la possibilità di fare degli esami per conseguire certificazioni professionali Cisco, poi spendibili nel mondo del lavoro.
All’interno del Networking Academy Cisco in carcere ci sono stati finora vari casi di persone che hanno potuto – uscendo dall’istituto di pena o lavorando in regimi di detenzione che lo consentono – trovare una vera occupazione, reinventandosi attraverso questo tipo di lavori. Alcuni detenuti sono diventati istruttori di Academy e quindi ora formano “colleghi” detenuti. Altri sono addirittura saliti ai vertici europei della consulenza in materia di cybersecurity. È il caso emblematico di Luigi Celeste, che ha scontato nove anni di carcere per omicidio volontario, dopo aver sparato a suo padre nel 2008. E oggi è diventato, appunto, un superconsulente informatico per molte grandi aziende.
«Per noi la responsabilità sociale di impresa non esiste più», prosegue Manghi. «Tutto quello che facciamo fa parte della nostra cultura di impresa e dei nostri valori codificati, il che significa realizzare ottimi risultati finanziari, creare un ambiente di lavoro eccellente capace di trattenere e attrarre talenti e produrre un effetto positivo sulla società e l’ambiente, realizzando la nostra mission in modo strategico e continuativo».


