Città della salute, la sfida di Schael: ingegneria e tech per la medicina
La missione è creare un polo unico a partire dagli ospedali storici di Torino. Il commissario: «Questa azienda ha vissuto anni di fermo ora serve una nuova visione»
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Guida una delle più grandi azienda ospedaliere universitarie italiane da tre settimane. Tedesco di origine, Thomas Schael, ha un curriculum da manager pubblico e una passione per la complessità e l’organizzazione. Dovrà costruire dalle fondamenta lo “spirito” della futura Città della Salute di Torino mettendo insieme l’Ospedale Molinette, il CTO, il Sant’Anna (Ginecologico) mentre il Regina Margherita (Pediatrico) dovrebbe rimanere fuori.
Progetto e visione
Un progetto che ha pochi precedenti in Italia - il progetto esecutivo e l’avvio dei lavori sono previsti nel corso dell’anno - e che punta a traghettare realtà con all’attivo 9.600 dipendenti, più di 1.600 posti letto, 50mila ricoveri in media e un miliardo di bilancio verso un assetto completamente nuovo. Senza giri di parole ammette che «questa azienda ha vissuto anni di fermo, senza sapere su quale traiettoria mettersi» e il punto di partenza del suo mandato è quello di «creare una nuova visione».
«La Città della Scienza dovrà incorporare una storica facoltà di Medicina e assorbire le culture, forti, e le identità di ospedali nati come realtà singole» spiega Schael. Serve una nuova visione e una nuova identità che nasce dalle eccellenze costruite negli anni, soprattutto nel mondo dei trapianti, e che guarda più all’Europa, a realtà come il pascal di Parigi o al Charité di Berlino, e al Mediterraneo, che a potenziali “concorrenti” su Milano e Roma. «Arrivo da Chieti, in Abruzzo, dove ho guidato la Asl. Credo che anche Sergio Marchionne arrivasse da quelle parti» scherza Schael, e poi confessa: «Sono in una fase di ascolto, ho iniziato a parlare con i capi dipartimento, non ho preconcetti e non ho deciso niente. Voglio piuttosto capire e costruire con tutti questa visione che credo sia necessaria».
I punti di forza nella visione che Schael porterà avanti sono diversi, si comincia da una facoltà di medicina con 10mila studenti e si arriva ad una realtà capace di effettuare tutte le tipologie di trapianti. «Parliamo di livelli molto alti di complessità e di equipe di professionisti costruiti negli anni, pensiamo a chi lavora nel mondo dei trapianti. Si tratta di un grande valore che va tutelato e rilanciato». Ma il vantaggio della futura Città della Scienza, argomenta Schael, sta nel fatto che rappresenta un DEA di terzo livello, una definizione che non esiste in Italia capace di unire tutte le specialità, a partire da traumatologia e ustioni in capo al CTO, a cui si affiancano le competenze nei trapianti e alcuni servizi come una delle due prime fabbriche del sangue d’Italia.
Sul tavolo c’è anche il tema degli Ircss, istituti di ricerca e cura, il Piemonte ad esempio ne ha solo due, privati. «Gli Ircss erano storicamente eccellenze del pubblico, oggi si sono spostate nel privato, non sono convinto che la “targhetta” Ircss sia garanzia di eccellenza totale in questa visione che guarda a molte complessità insieme e non ad un verticale, una eccellenza limitata ad un tema» riflette Schael.


