Finanza sostenibile

Cold case, i fondi che schivarono la frode da 1,7 miliardi grazie all’analisi Esg

La casa d’investimenti francese Comgest, nel 2011, evitò di investire nella società giapponese Olympus grazie alle valutazioni extrafinanziarie

  EPA/FRANCK ROBICHON

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In una fase di rigetto dei metodi Esg, ci sono gestori di fondi che ricordano quanto siano state importanti le analisi extra finanziarie per schivare l’investimento nella società giapponese Olympus.

L’8 novembre 2011, l’azienda che allora produceva componenti ottici, fu travolta da una maxi frode di 1,7 miliardi di dollari: in quella data il management fu costretto a dichiarare al mercato l’inadeguatezza delle proprie pratiche contabili. Quotata alla Borsa di Tokyo, Olympus perse il 70% del valore.

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Da quella caduta, però, la società si è risollevata e oggi è leader mondiale nell’ottica di precisione, impiega oltre 28 mila persone e ha messo in piedi soprattutto una solida struttura di corporate governance. Ed è questo uno dei motivi per cui la casa di investimenti francese, Comgest, ha deciso di investire nell’azienda nipponica. La stessa Comgest che, in un approfondito recente report sul caso della società giapponese, ha sottolineato l’importanza delle valutazioni Esg che hanno consentito ai suoi gestori di scansare l’investimento in Olympus, nel 2011, prima che scoppiasse lo scandalo. Il documento è a firma di Sébastien de Frouville e Richard Kaye.

Perché Comgest disse di no

La storia della vecchia Olympus è abbastanza nota e ha fatto grande scalpore all’epoca: erano state nascoste minusvalenze e fatte sparire perdite «attraverso transazioni complicate o società di comodo», si legge nel report.

Qui ci interessa capire, in particolare, in che modo Comgest sia riuscita a evitare l’investimento visto che, viene spiegato, «da settembre 1998 a marzo 2008, l’Eps (utile per azione, ndr) di Olympus è aumentato di sette volte». Comgest infatti ha come strategia l’investimento in titoli a lungo termine quality growth e dunque c’erano tutte le condizioni per entrare nell’azionariato dell’azienda.

La crescita di Olympus era stata però sostenuta da una robusta campagna di acquisizioni. «È importante stabilire quanto le acquisizioni contribuiscano a questa crescita – viene evidenziato nel documento –. In Comgest, privilegiamo la visibilità della crescita organica rispetto alle fusioni e acquisizioni. Sulla base della nostra esperienza, la crescita organica visibile deriva da continui investimenti interni in un’ampia gamma di aree commerciali, quali stabilimenti produttivi, nuove tecnologie o punti vendita al dettaglio. D’altro canto, le fusioni e le acquisizioni possono essere imprevedibili, con meno visibilità e più rischi». Nello specifico, venne chiesto al dipartimento finanziario del gruppo giapponese perché fosse stata comprata una rete di negozi di cellulari: in Olympus non furono «in grado di fornire una chiara motivazione». Inoltre, viene ancora sottolineato, l’azienda giapponese all’epoca aveva «un sistema di controllo interno carente».

Quelle evidenziate sono alcune delle considerazioni extra finanziarie (o Esg) che hanno spinto la società di gestione transalpina a evitare l’investimento in Olympus quando ancora lo scandalo non era esploso. Un investimento che invece sarebbe stato realizzato se a comandare fossero stati soltanto l’Eps e il prezzo delle azioni.

La svolta nella governance

Comgest ha poi deciso di investire nell’azienda nipponica che nel frattempo ha modificato la rotta sia dal punto di vista finanziario che sul versante governance. «Dopo lo scandalo – viene spiegato –, Olympus ha ricevuto un’iniezione di capitale da Sony e ha collaborato alla produzione di nuove apparecchiature mediche». Inoltre, nel 2020 la società ha venduto l’attività tradizionale delle fotocamere concentrandosi soltanto sul settore della tecnologia medicale.

Ma soprattutto c’è stata la svolta nella governance e il giudizio degli analisti è impietoso: «Lo scandalo di Olympus è stato caratterizzato da varie manipolazioni contabili e manovre finanziarie. Riteniamo tuttavia che la causa principale della frode sia stata una governance insufficiente». Ecco allora che a fronte di importanti cambiamenti, Comgest ha fatto marcia indietro. Cambiamenti avvenuti su due livelli. Da una parte, il Giappone nel 2014 ha adottato il codice di stewardship britannico. Dall’altra, nello specifico, Olympus ha radicalmente mutato la corporate governance con l’inserimento di figure indipendenti a tutti i livelli.

«Il comitato di revisione contabile della società è diventato il punto focale – viene sottolineato –. Olympus ha ristrutturato il comitato includendo quattro membri, tre dei quali sono stati ritenuti indipendenti, secondo Comgest, tra cui il presidente».

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