Come cambieranno le geografie economiche dell’Italia del Nord
Da una ricerca del Politecnico di Milano emerge la nuova mappa con uno spostamento della manifattura verso est
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Sono tempi del postumano in cui guardiamo in alto ai satelliti che ci sorvolano e ci sentiamo tracciati e disegnati dall’alto. Tornare alla scienza umana che è la geografia può ridarci senso nel raccontarci e rappresentarci prossimi, dal basso, dal territorio.
Per questo segnalo un interessante lavoro di «Figurazioni e strategie spaziali» realizzato dal DAStU Politecnico di Milano, curato da Simonetta Armondi, Stefano Vita, Beatrice Galimberti, con conclusioni di Matteo Bolocan sulla politica di ricerca geografica da tener cara come stimolo all’università. Ed anche alla scienza triste per andare Oltre le mura dell’impresa guardando alle piattaforme del vivere, abitare e lavorare. (Bonomi 2021).
Ne emerge un racconto con tanto di infografica correlata che ci fa vedere lo spostamento della manifattura verso est rispetto al tradizionale triangolo industriale To-Mi-Ge. Con numeri: il Triveneto con Emilia-Romagna e Lombardia producono quasi metà del Pil. Numeri che si spalmano in 300 chilometri, in quell’asse quasi interamente in pianura con urbanizzazione estesa da Milano a Pordenone attraversando le Brianze e la costellazione delle città medie.
Questo spostamento manifatturiero dispiega ecosistemi dell’innovazione produttiva in transizione nell’asse ovest-est a cui si aggiunge un asse nord-sud tra Bolzano e Bologna passando per Verona e si innesta lungo la Via Emilia.
Di balzo in balzo, di città distretto e città medie, si disegna la piattaforma dei nuovi lavori e imprenditorialità con dentro tecnologia e sfida dei big data e dell’intelligenza artificiale.


