Investimenti

Caso Credit Suisse-Ubs, come funzionano i bond bancari: categorie e rischiosità

Il piano di salvataggio architettato dalle autorità elvetiche sul Credit Suisse riaccende l’interesse sui bond bancari perché vedrà azzerati 16 miliardi di obbligazioni subordinate

di Redazione Finanza

3' min read

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Il salvataggio del Credit Suisse da parte di Ubs consente di stoppare l’effetto contagio derivante dalla crisi di uno dei principali istituti bancari europei, da mesi considerato altamente vulnerabile.

L’architettura del salvataggio elvetico

Ma la struttura dell’operazione non è priva di rischi ed effetti. In particolare sul fronte del debito, visto che «il sostegno straordinario da parte dello Stato comporta un azzeramento integrale del valore nominale di tutte le obbligazioni AT1 di Credit Suisse per un importo pari a circa 16 miliardi di franchi e pertanto un incremento dei fondi propri di base», come ha spiegato la Finma, la Consob elvetica.

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Il salvataggio ha infatti una componente di bail in, di salvataggio a carico degli investitori. Con caratteristiche però inedite, che improvvisamente vedono accordato un trattamento migliore agli azionisti del Credit Suisse (pur diluiti, si ritroveranno soci di Ubs) rispetto agli obbligazionisti subordinati, che invece si trovano azzerati.

Siamo chiaramente alle prese con una deroga dettata da ragioni straordinarie, ma che il mercato inizia a prezzare come un precedente: i titoli subordinati d’ora in avanti saranno probabilmente considerati più rischiosi.

Le categorie di debito bancario

Ma che cosa sono? Le obbligazioni subordinate (o junior) sono titoli il cui rimborso del capitale, in caso di insolvenza dell’emittente, avviene solo successivamente ai creditori ordinari e alle altre obbligazioni (cosiddette senior). A fronte della maggiore rischiosità, al sottoscrittore è garantito un rendimento più alto.

Da questo punto di vista - almeno in teoria - vengono infatti considerate uno strumento intermedio tra l’obbligazione e l’azione e richiedono particolare attenzione e competenza da parte di chi ci investe.

Nel caso specifico dei bond subordinati emessi dalle banche, sono attualmente in circolazione titoli distinti in quattro classi in base al livello di rischio che incorporano (in ordine crescente): sono così denominati Tier III; Lower Tier II; Upper Tier II; Tier I.

Che cosa sono i titoli At1

Nel dettaglio, le obbligazioni Additional Tier1 (anche chiamati CoCoBond) sono le più rischiose, in quanto garantiscono il privilegio solo nei confronti dei possessori di azioni ordinarie o di risparmio ma sono subordinate rispetto agli altri crediti; sono titoli senza scadenza (salvo la facoltà dell’emittente di rimborso dopo 10 anni): vista la natura ibrida, sono computabili ai fini del capitale regolamentare delle banche. La cedola può inoltre essere cancellata se non è deliberata alcuna distribuzione di dividendi.

Tutto questo al netto dell’operazione Credit Suisse, che ha appunto derogato ai principi di base sulla gerarchia del rischio.

Come funziona in caso di bail-in

Il piano elvetico, come detto, seppur con il tentativo di evitarlo, riporta alla ribalta la modalità di salvataggio previste dal “bail-in”, il cosiddetto “salvataggio interno”, istituto giuridico introdotto nell’ordinamento europeo nell’ambito del recepimento della direttiva europea BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive), che disciplina il risanamento e la risoluzione in ambito bancario, con l'obiettivo di prevenire e a contenere le crisi bancarie.

La normativa di risoluzione, in vigore dal 1° gennaio 2016 prevede che, in caso di crisi bancaria imminente e in assenza di soluzioni alternative di natura privata, i primi a sostenere i costi delle misure di salvataggio siano gli azionisti e i possessori di titoli similari (es. azioni di risparmio, obbligazioni convertibili), che potranno vedere ridotto o azzerato il valore dei loro titoli.

Se ancora ciò non fosse sufficiente ad assicurare il necessario assorbimento delle perdite, saranno chiamati a contribuire i possessori di obbligazioni subordinate. Poi, se ancora non bastasse, i possessori delle obbligazioni ordinarie (cosiddette “senior”), sempre emesse dalla banca stessa, che anche in questo caso potranno essere parzialmente o interamente svalutate e convertite in azioni.

Chi è “salvo” in caso di crack

In nessun caso potranno invece essere chiamate a contribuire alle perdite, e non possono quindi essere né svalutate né convertite in capitale, alcune categorie di depositi e di investimenti, fra cui: i depositi protetti dal sistema di garanzia dei depositi, cioè quelli di importo fino a 100.000 euro, le passività garantite (per esempio i covered bond), i beni dei clienti custoditi presso la banca in crisi in virtù di una relazione fiduciaria (per es. il contenuto delle cassette di sicurezza, gli strumenti finanziari di altri emittenti), i debiti verso i dipendenti, i debiti commerciali e quelli fiscali purché privilegiati dalla normativa fallimentare.

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