Competenze trasversali: perché sono una chiave per affrontare il presente e capire il futuro
I leader chiamati a guidare le aziende non potranno dunque essere dei “puri specialisti” ma dovranno essere manager in grado di combinare le hard skill con le soft skill, mettendo al servizio dell’organizzazione anche le proprie attitudini a condividere esperienze e obiettivi
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Le competenze tecniche? Fondamentali. Il mondo del lavoro sta vivendo nel suo complesso un cambiamento epocale, che richiede conoscenze avanzate e sempre aggiornate per essere al passo con l’evoluzione di modelli e processi imposti dalla discontinuità dei mercati e per rispondere adeguatamente alle sfide che accompagnano la trasformazione digitale. Ma c’è un’altra dimensione di competenze che sta diventando, sempre di più, un “asset” di valore per i recruiter che devono attrarre e selezionare i talenti, per i team di lavoro che spesso e volentieri sono sottodimensionati e, in generale, per tutte le organizzazioni che inseguono l’imperativo dell’agilità e della resilienza. Le competenze trasversali, secondo una classica definizione, rappresentano l’insieme delle attitudini di un individuo sul posto di lavoro, e quindi il modo di confrontarsi e relazionarsi con i colleghi, la capacità di risolvere problemi più o meno complessi, le sue doti di empatia e di comunicazione. Un mix di qualità personali, aiutate e supportate dalla conoscenza, che entrano in gioco per reagire agli input dell’ambiente in cui la persona svolge la propria professione.
L’importanza delle soft skill
Sull’importanza delle soft skill si è già detto e scritto moltissimo (forse pure troppo). Se però anche organismi di spessore come il World Economic Forum (nel rapporto “The future of jobs 2020”) hanno eletto le competenze trasversali tra i requisiti chiave nei processi di assunzione, una ragione valida ci sarà. Nondimeno non possono passare sotto traccia i tanti studi che confermano come, nell’arco dei prossimi anni, le capacità associabili al pensiero innovativo e alla componente motivazionale, all’apprendimento attivo e al lavoro di gruppo, al problem solving e al pensiero critico, saranno le più richieste dalle aziende di tutti i settori.
I leader chiamati oggi e nel futuro prossimo a guidare le aziende non potranno dunque essere dei “puri specialisti” di una materia (pensiamo alle figure tech che opereranno in un mondo sempre più pervaso dal lavoro degli algoritmi di intelligenza artificiale) ma essere manager (di loro stessi e dei team alle proprie dipendenze) in grado di combinare le hard skill con le soft skill, mettendo al servizio dell’organizzazione competenze specifiche ma anche le proprie attitudini a condividere esperienze, obiettivi, problematiche e successi.
L’evento dell’Università Cà Foscari di Venezia
Al tema delle soft skill e al ruolo fondamentale che oggi gioca questa componente nel mercato del lavoro, il Competency Centre dell’Università Cà Foscari di Venezia ha dedicato lo scorso 9 novembre un’intera giornata di incontri e interventi per fare luce sull’evoluzione delle metodologie impiegate per la loro valutazione e il loro sviluppo. Il messaggio di fondo emerso dall’evento rispecchia totalmente la tendenza che vede in costante progressione la rilevanza assunta dalle competenze emotive, sociali e cognitive nei diversi contesti della vita personale e professionale di una persona.
L’imprinting dato all’evento da Fabrizio Gerli, Professore Associato del Dipartimento di Management e Direttore del Ca’ Foscari Competency Centre, inquadra perfettamente lo scenario in cui questa tendenza ha preso sostanza. «A stimolare la richiesta competenze trasversali in grado di andare oltre quelle specialistiche è stato il mercato del lavoro, ed è da questo presupposto che nasce il progetto del centro: in questi anni sono stati oltre 200 i percorsi di studio conclusi e circa 6mila le persone formate sulle soft skill puntando sulla connessione e sulla condivisione di conoscenze ed esperienze con il mondo delle imprese e con la comunità scientifica. L’obiettivo – ha aggiunto Gerli – è rispondere alle esigenze della domanda: le competenze in termini di time management e di gestione delle priorità sono oggi in testa fra i requisiti richiesti ai profili che entrano in un’organizzazione mentre resilienza, agilità, leadership e pensiero analitico sono aspetti altrettanto prioritari nella richiesta di professionalità».

