Comunità energetiche al decollo: entro inizio 2024 pronte le regole
Transizione sostenibile. Il mix di incentivi e fondi Pnrr permetterebbe di installare 7 gigawatt di potenza green in 5 anni. I tempi dipendono dall’ok della Corte dei Conti, che ha un mese per valutare la bozza del decreto
di pagina a cura di Alexis Paparo
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Da circa 100 a 15-20mila, entro il 2027. Lo scarto fra quante sono oggi le realtà di autoconsumo collettivo e le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) in Italia e quante potrebbero essere nelle stime del ministero dell’Ambiente, passa dalla velocità con cui si definirà il quadro regolatorio per le Cer. Ovvero entro quando arriveranno il testo definitivo del decreto e le regole operative elaborate dal Gse (Gestore servizi energetici), dopo il via libera della Commissione europea. I tempi dipendono anche dal via libera della Corte dei Conti, che ha un mese per valutare la bozza di decreto. La volontà del Mase sarebbe arrivare a un testo definitivo entro fine anno-inizio 2024.
Lo stato di fatto
Oggi in Italia sono presenti circa 85 realtà di autoconsumo collettivo – 61 gruppi di autoconsumatori e 24 comunità di energia – calcola l’Electricity Market Report 2023 dell’Energy&Strategy School of Management Politecnico Milano. Con le iniziative in fieri si arriva a 198. Secondo il rapporto, il mix di incentivi e fondi Pnrr permetterebbe di installare circa sette gigawatt in cinque anni. Un obiettivo sfidante, che secondo Simone Franzò – responsabile scientifico dell’Osservatorio Energy&Strategy– oggi non è possibile tradurre in un numero di Cer. «Potremmo arrivare ad avere poche comunità con tanti impianti, o uno scenario opposto. Al momento l’unico vincolo è la potenza massima di ogni impianto (1 megawatt), non ci sono limiti alla potenza complessiva della comunità».
Definizione e normativa
«Una comunità energetica è un soggetto non profit e può essere costituita secondo diversi modelli giuridici, come associazioni, cooperative, fondazioni», spiega l’avvocato Gianandrea Rizzieri, partner di Gitti &Partners, studio legale che sta supportando varie associazioni di categoria, fra cui Famiglie nel Sole - Federcasalinghe che rappresenta in Italia nove milioni circa di famiglie monoreddito, e operatori come Enel Green Power, nella costituzione di comunità energetiche. «Così come è adesso configurata la bozza di decreto – continua Rizzieri – l’entità dell’incentivo riservato alle comunità energetiche è composto da una tariffa incentivante fissa per 20 anni erogabile fino al 31 dicembre 2027, riconosciuta sulla quota parte di energia elettrica condivisa, e da un ulteriore contributo a fondo perduto per la realizzazione di impianti in comuni sotto i 5mila abitanti: 2,2 miliardi euro di fondi Pnrr stanziati fino al 30 giugno 2026».
«La scelta di struttura giuridica dipende dagli scopi sociali, economici e ambientali che la comunità vuole perseguire – ad esempio combattere la povertà energetica –, dai membri aderenti (una Cer composta solo da cittadini è diversa da una promossa o a cui partecipa una pubblica amministrazione), dal modello di ripartizione dell’incentivo che ha in mente, per esempio redistribuirlo tra le fasce più deboli dei cittadini. La formula più veloce per costituire una Cer è quella dell’associazione riconosciuta, che si forma in tempi minimi e senza andare da un notaio» (si veda la scheda).
Perché la Cer possa funzionare, Rizzieri sottolinea l’importanza di realizzare al suo interno un giusto mix tra il numero e la qualità dei suoi membri in termini di consumo e l’energia prodotta al suo interno o messa a disposizione da un impianto esterno. L’obiettivo è fare in modo che i membri della Cer consumino tutta l’energia proveniente da fonti rinnovabili messa a disposizione di quest’ultima, perché solo l’energia consumata in modalità condivisa beneficia dell’incentivo. Fermo restando che, per massimizzare l’utilizzo dell’energia prodotta, servirebbe dotarsi di un impianto di stoccaggio.


