Comunità energetiche: tutti gli aiuti per avviarle in 10 domande e risposte
In vigore il decreto del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica dopo il via libera di Bruxelles: ecco tutti gli step per istituire una Cer
di Celestina Dominelli
I punti chiave
- 1) Quali sono i benefici previsti?
- 2) Chi può accedere agli incentivi?
- 3) Come si presenta la domanda?
- 4) Chi può ottenere il contributo Pnrr?
- 5) Come si accede alle risorse del Recovery?
- 6) Quando il contributo può essere revocato?
- 7) Quali sono i costi massimi coperti dal contributo?
- 8) Si può richiedere una verifica preliminare?
- 9) Le agevolazioni sono accessibili in altri Stati?
- 10) Quali sono le spese ammissibili?
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Dopo una lunga attesa è entrato finalmente in vigore il decreto del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica che punta a imprimere una decisa spinta alle comunità energetiche rinnovabili (Cer), vale a dire ad accelerare la diffusione di forme di autoconsumo di energia da fonti green. Il prossimo step, come annunciato di recente dal titolare del Mase, Gilberto Pichetto Fratin, è rappresentato dalle regole operative per l’accesso alle agevolazioni che il ministero dovrà approvare entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto su proposta del Gse (Gestore dei servizi energetici), regista della misura, e previa verifica da parte dell’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente. Ma vediamo quali sono gli aiuti previsti e quali i passaggi da realizzare per avviare una Cer.
1) Quali sono i benefici previsti?
Le agevolazioni previste sono due: 1) un incentivo in tariffa rivolto a tutto il territorio nazionale (dal piccolo Comune alla città metropolitana) per una potenza massima agevolabile di 5 gigawatt, con un limite temporale fissato a fine 2027; 2) un contributo a fondo perduto indirizzato ai territori dei Comuni sotto i 5mila abitanti a valere sui fondi stanziati dal Pnrr (2,2 miliardi di euro) per una potenza agevolabile di almeno 2 gigawatt fino al 30 giugno 2026 e cumulabile con l’incentivo in tariffa.
2) Chi può accedere agli incentivi?
In base a quanto previsto dal decreto, gli incentivi si applicano agli impianti a fonti rinnovabili, inclusi i potenziamenti, la cui potenza nominale massima non deve risultare superiore a un megawatt. Per ottenere le agevolazioni, chiarisce ancora il provvedimento, le comunità energetiche rinnovabili devono risultare regolarmente costituite alla data di presentazione della domanda di accesso agli incentivi. Sono, invece, escluse le imprese in difficoltà secondo la normativa sugli aiuti di stato, come pure le aziende nei confronti delle quali pende un ordine di recupero per effetto di una precedente decisione della Commissione europea che abbia dichiarato gli incentivi percepiti illegali e incompatibili con il mercato interno. Il periodo di diritto alla tariffa incentivante decorre dalla data di entrata in esercizio commerciale dell’impianto ed è pari a 20 anni.
3) Come si presenta la domanda?
Per accedere agli incentivi, la domanda va presentata entro i 120 giorni successivi alla data di entrata in esercizio degli impianti esclusivamente tramite il sito del Gse (www.gse.it). Il Gestore accerta la completezza della documentazione entro l’ultimo giorno del terzo mese successivo dalla comunicazione e, in caso di esito positivo della verifica del rispetto dei requisiti di accesso, attribuisce la tariffa incentivante. Gli incentivi, come detto, sono cumulabili con i contributi in conto capitale nella misura del 40 per cento.
4) Chi può ottenere il contributo Pnrr?
I beneficiari del contributo a fondo perduto sono le comunità energetiche rinnovabili e i sistemi di autoconsumo collettivo da fonti rinnovabili ubicati in Comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti. Sono ammissibili al contributo le spese sostenute per gli impianti a fonti rinnovabili, inclusi i potenziamenti, e gli impianti devono entrare in esercizio entro 18 mesi dalla data di ammissione al contributo e comunque non oltre il 30 giugno 2026.


