Con la paura dei dazi la volatilità torna a regnare sulle materie prime
di Sissi Bellomo
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Forse quello di Donald Trump è soltanto un bluff. Ma la minaccia di nuovi dazi Usa contro la Cina potrebbe comunque avere effetti duraturi sui mercati, in primo luogo quelli delle materie prime. Dopo i ribassi provocati dai tweet del presidente americano – che continuano a colpire i listini azionari, ma anche petrolio, metalli e soia – un recupero delle quotazioni non è escluso, ma la volatilità è destinata a rimanere elevata almeno finché non ci sarà una schiarita decisiva nelle relazioni commerciali tra i due Paesi.
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A evidenziare il ritorno dell’incertezza è il Vix, l’«indice della paura», tornato a superare quota 21 in una giornata in cui Wall Street e gli altri maggiori listini azionari hanno perso circa il 2% e il petrolio Brent è di nuovo sceso sotto 70 dollari al barile.
Molto peggio va sui mercati agricoli: i semi di soia sono affondati ai minimi da dieci anni, vicino a 8 dollari per bushel a Chicago, e il Bloomberg Grains Subindex Total Return (che include anche i cereali) è a livelli che non si vedevano da ben 42 anni.
I mercati si erano cullati a lungo nell’illusione che Washington e Pechino fossero a un soffio dall’accordo. E i prezzi di alcune commodities – soprattutto quelle agricole, ma in parte anche i metalli – erano sorretti soprattutto da quella illusione, che adesso si è spenta: che Trump stia bluffando o meno, è diventato difficile credere che tutto si risolverà in tempi brevi e che presto i cinesi ritorneranno ad acquistare dagli Usa come e più di un tempo.

