«Con Pixel 7 abbiamo messo Google in una scatola. E ora usciamo dallo smartphone»
Parla Nanda Ramachandran, vice presidente del gigante di Mountain View che ci ha spiegato la strategia multi-dispositivo su Android e i loro piani sull’Italia
di Luca Tremolada
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«Fin dall’inizio l’idea è stata quella di mettere Google in una scatola». Chi parla è Nanda Ramachandran, vice presidente di Google da otto anni e a capo delle strategie della divisione business di Pixel, lo smartphone di Moutain View.
Lo abbiamo intervistato poche ore prima dell’evento Made by Google, che ha visto il debutto in Italia dei nuovi telefonini della famiglia Pixel e la presentazione di una serie di nuovi dispositivi come il primo smart watch di Google e il Pixel tablet che arriveranno nei prossimi mesi.
«Quando abbiamo pensato a Pixel - spiega il manager - l’idea era appunto quella di offrire “in una scatola” tutta la nostra esperienza e quello che abbiamo imparato con il motore di ricerca e l’intelligenza artificiale». In parole semplici: hardware dedicato per sfruttare le potenzialità di Android, il sistema operativo made in Google che oggi muove nove smartphone su dieci.
In questo senso, il modello di Big G gioca la stessa partita di Apple, che progetta le applicazioni direttamente con lo sviluppo del dispositivo, offrendo così prestazioni superiori. L’anno scorso ha debuttato il nuovo processore Tensor interamente progettato da Mountain View. E con il Pixel 7 il chip è stato completamente ridisegnato e aggiornato. Tuttavia, l’importanza degli smartphone nei bilanci di Google e di Apple non è la stessa.
La strategia commerciale di Google
Secondo i dati di Canalys, i Pixel di Google hanno raggiunto il 2% del mercato nordamericano, nel secondo trimestre del 2022. Apple oggi ha superato Samsung e ha una quota del 52%. Big G, però, partiva quasi dal nulla, e la sua crescita, anno su anno, è del 230%. Tuttavia rispetto ad Apple gli smartphone sono una voce piccola nel bilancio di Google.

