Concetto Pozzati tra arte e vita
La mostra antologica celebra uno degli artisti più rappresentativi della Pop art in Italia. Fino all’11 febbraio 2024.
di Veronica Costanza Ward
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I punti chiave
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Attraversando l’esposizione, curata nel dettaglio come nella sua visione d’insieme dalla curatrice e figlia Maura Pozzati, imponente e articolata, è chiaro come il cuore dell’arte di Pozzati sia totalmente immerso nella sua vita. E viceversa.
Concetto infatti nasce immerso nell’arte, lo zio futurista Severo Pozzati. il marito della sorella l’artista Wolfango, il padre amico di De Chirico, l’amico Rodolfo Aricò e il mito Magritte. È un uomo moderno però, che studia e impara l’arte pubblicitaria, il linguaggio della comunicazione visiva moderna, evidente già dalle opere, Rosa nera del 1969. Conosce ed eredita l’angoscia per il futuro, il dubbio esistenziale. Ricerca e cerca, continuamente.
Biennale di Venezia
Lotta per costruire una dignità artistica e “trama” per il cambiamento, conosce e afferma l’indicibilità dell’arte. Non si fa intrappolare, non si ferma. La consapevolezza del successo arriva nel ’64 con la Biennale di Venezia ma il percorso di evoluzione continua fino alla sua scomparsa nel 2017: l’artista rimane osservatore attento e critico del suo tempo e negli anni osservatore soprattutto del quotidiano, entra negli oggetti che lo circondano, che guarda e che lo fissano come nella serie A casa mia (2007).
Pozzati vive “dentro” le cose e le affronta ‘a muso duro’, come recita il titolo di un suo ciclo, e procedendo per cicli pittorici si addentra nelle forme degli oggetti, le sviscera ossessivamente per cercare di conoscerli meglio. Allo stesso tempo, e ce lo dice lui stesso nel film proiettato a fine mostra, “la pittura è più intelligente di noi, la pittura ha occhi, le mani che la creano pensano e noi le vediamo creare, la pittura è ginnastica delle mani, tutto qui, succede tutto mentre si fa”.
Spiazza e sfida, Concetto è naturalmente filosofo ma anche mattatore, ci avverte che “la pittura è menzogna, perché la verità non esiste”. E ci avverte che “i quadri ci guardano, l’arte ci osserva, non può essere altrimenti” sovvertendo un punto di vista classico. Affronta così anche la morte della moglie Roberta, con l’arte, con l’osservazione dei suoi oggetti quotidiani, delle sue cose, con una serie di opere intitolate Ciao Roberta (2007).
Il rosa
Accademico e Assessore alla Cultura, intellettuale e insegnante Concetto Pozzati è anche icona, per la sua fisicità extra large, come molte sue opere, la sua statura e stazza, l’eleganza di modi e abiti.È evidente che pubblicità ma ancora di più la grafica pubblicitaria, che Pozzati insegna fin da giovanissimo, sono fondamentali per la sua pittura: la composizione, l’utilizzo di icone mass mediatiche e graficamente stilizzate, l’utilizzo di colori particolari, come il rosa, la tecnica del montaggio e del collage, tutto questo ha un rapporto molto stretto con la grafica pubblicitaria e la cartellonistica.L’arte di Pozzati accelera per rallentare e forse in quel momento sembra concludere l’opera. Si sente il cambio di passo, tra i diversi lavori, e la continua ricerca attraverso le principali fasi della carriera dagli anni ’50 fino alla intensa Vulvare del 2016, in cui un artista anziano, malato e prossimo alla fine dei suoi giorni dipinge vulve, vagine per tornare a nascere, per potere sognare di nuovo.

