Confindustria: inizio 2025 con energia cara e rischio dazi
L’analisi del Centro studi via via dell’Astronomia: proseguiranno il calo dei tassi e l’attuazione del Pnrr
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Un 2025 che si apre con i prezzi dell’energia in aumento, che pesano su inflazione e costi delle imprese, oltre ai timori di dazi che inciderebbero sull’export, già debole. D’altro canto proseguiranno il calo dei tassi, che alleggerisce le condizioni finanziarie, e l’attuazione del Pnrr.
Segnali contrastanti, sintetizza l’analisi del Centro studi di Confindustria, Congiuntura Flash. Nel quarto trimestre 2024 la dinamica del pil in Italia è stata fiacca, tra crescita modesta dei servizi e industria ancora in affanno.
Sull’industria si intravedono «timide luci»: la produzione a novembre, +0,3%, è salita sul mese precedente, seguendo il recupero marginale di ottobre, e ora la variazione acquisita nel quarto trimestre è di +0,1% (è stata -0,5% nel terzo trimestre, dopo 6 trimestri consecutivi in calo). Il modesto recupero è confermato anche dalla risalita a dicembre dell’HCOB Pmi, che resta ancora su valori recessivi, 46,2 da 44,5. L’RTT indica invece per il quarto trimestre un calo per il fatturato.
Sui tassi Bce più prudente
Per quanto riguarda l’inflazione in Italia è stabile a 1,3, la core frena, +1,6%, ma i prezzi dell’energia si riducono di meno (-2,8% da -5,5%). La Bce appare più prudente: la Banca centrale non appare preoccupata dall’inflazione, ma i mercati si aspettano meno ribassi, 0,50 nell’anno invece di -1,00.
Investimenti in calo
Gli investimenti sono in calo: il quadro resta negativo a fine 2024, le condizioni di investimento sono peggiorate nel quarto trimestre, -11,3 da -7,7 in base all’indagine Bankitalia.

