Bari

Confluenze tra Pascali e Scialoja

Il sodalizio umano e artistico dei due artisti nella mostra al Teatro Kursaal Santalucia. Il mercato si concentra sul maestro

Pino Pascali, «Pesce sega», 1964, bitume, pittura lavabile e tempera su cartoncino, 25 x 35 cm.

5' min read

5' min read

Del sodalizio umano e artistico che per alcuni anni legò Pino Pascali (Bari 1935- Roma 1968) e Toti Scialoja (Roma 1914-1998), dà conto in maniera dettagliata “Confluenze”, la mostra promossa dalla Fondazione dedicata all’artista pugliese e dal Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio della Regione Puglia e realizzata in collaborazione con la Fondazione Toti Scialoja di Roma.

Pino Pascali, «Mare», 1965, stampa fotografica ai sali d’argento su carta, 24 x 18 cm.

L’esposizione, accompagnata da un catalogo Electa e curata da Federica Boragina, Eloisa Morra e Antonio Frugis, è allestita sino al 4 maggio al primo piano del Teatro Kursaal Santalucia di Bari e si articola in cinque sezioni attraverso ben 115 tra dipinti, sculture, documenti e video, che mettono in luce la serie di sperimentazioni condotte dai due artisti, generate da suggestioni comuni e caratterizzate da affinità tematiche e consonanze procedurali.

Loading...

Il dialogo

L’incontro tra i due artisti prende l’avvio quando nel 1955 Pascali si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma, in cui Scialoja è docente di scenotecnica e artista già affermato in contatto con le contemporanee esperienze artistiche internazionali, in particolare con l’Espressionismo americano, la cui influenza si avverte nella gestualità libera ed energica con cui – assecondando la sua attitudine alla sperimentazione e al rinnovamento – affronta la superficie del quadro.

Toti Scialoja, «Squalo a scuola», 1971, pastello su carta, 28 x 22 cm.

Della comune fascinazione per la materia – per Pascali secondo Scialoja una sorta di ossessione – dà conto la prima sezione della mostra attraverso opere come “Scavo” (1957 ca) di Scialoja, caratterizzata dall’addensarsi grumoso e stratificato del colore, e “Paesaggio lunare” (1963) di Pascali, un delicato piccolo notturno dai colori quasi liquefatti.

La cultura americana

Ma a legare i due artisti è anche l’interesse per la cultura artistica americana e per la sua influenza sull’arte europea, di cui la seconda sezione della mostra offre puntuale testimonianza. È del 1960, anno in cui Scialoja torna a New York, dove già era stato tre anni prima, l’imponente polimaterico “Manhattan”, una sorta di evanescente notturno fatto di impronte, cui fanno da contraltare “New York Pop” e “New York” degli anni 1966-1967 di Pascali, in cui pittura e collage si integrano in efficace sintesi, giustapponendo elementi tratti dall’iconografia dell’”american way of life”.

Toti Scialoja, «Anche niente», 1961 collage, vinavil, garza, corda e sabbia su tavola, 59 x 79,3 cm.

Il teatro d’avanguardia

Ad indagare sulle esperienze teatrali di entrambi gli artisti provvede, invece, la terza sezione del percorso espositivo. Scialoja, forte della esperienza teatrale iniziata negli anni ’40 e protrattasi per decenni, favorisce il contatto di Pascali con il teatro d’avanguardia. Già nel 1950 nella scenografia per il balletto “Ballata senza musica” l’artista romano, che ancora non aveva imboccato la strada dell’Astrattismo, aveva inserito oggetti come scarpe militari, corde, sedie, tele di sacco e casse di imballaggio oltre a pannelli su cui erano applicati dei collage. Il dialogo con Scialoja, impegnato a far conoscere agli allievi la storia del teatro, è certamente all’origine di alcune scelte procedurali di Pascali, che – se nel 1958-1959 esegue bozzetti di costumi per il teatro, come quelli per il “Tristano e Isotta“di Wagner– nei successivi lavori per la pubblicità palesa la sua attitudine performativa, divenendo ad esempio il protagonista di spot di Carosello per Cirio nelle vesti di Pulcinella (1965-1966).

Collezione privata Dobrita Nicoi

Il mondo animale

È anche un grande interesse per il mondo animale ad accomunare le scelte tematiche dei due artisti, come attesta la quarta sezione dell’esposizione. Se nelle illustrazioni delle poesie del “senso perso” di Scialoja si incontrano balene, giraffe e ghepardi, ragni, nei lavori per la pubblicità di Pascali si affacciano animali esotici e non – orsi, leoni, elefanti, cani, tori, – e nelle sculture realizzate a partire dalla metà degli anni ’60 si incontrano animali di ogni specie, un bestiario fantastico nutrito dalle suggestioni tratte da romanzi di avventure e connotato da toni favolistici e rafforzato dall’ausilio di giochi di parole, che in mostra è rappresentato dai cinque bachi da setola della Fondazione Museo Pino Pascali.

A chiudere il percorso espositivo è l’omaggio degli artisti ai luoghi del Mediterraneo – per Scialoja l’amata Procida dei suoi antenati, frequentata sin dall’infanzia, per Pascali Polignano, la cittadina pugliese di cui è originaria la sua famiglia – rappresentato da due dipinti dell’artista romano – figurativo il primo, astratto il secondo – dedicati all’isola a distanza di vent’anni l’uno dall’altro (1946 e 1966) e dai frame del film “SKMP2” di Luca Patella, tra cui quello in cui Pascali immerso nel mare bacia la testa di una scultura classica.

Toti Scialoja, «Ripetizione bianca», 1958, tela di canapa, vinilico, sabbie, 113 x 240,5 cm.

Il mercato

Dal 2000 l’interesse del mercato per le opere di Pino Pascali è andato crescendo, anche per effetto delle diverse iniziative editoriali ed espositive pubbliche e private che a partire dai primi anni ’80 ne hanno ripercorso la breve ma brillante carriera. Negli ultimi anni diverse sculture sono entrate in prestigiose collezioni, il “Ponte” è arrivato al MoMA di New York, la “Trappola” alla Tate Modern di Londra. Dal 2001 sono passati in asta – tra gli altri – “Mitragliatrice”, “Trofei di caccia”, “Cannone Bella ciao”, “La decapitazione della scultura”, “Confluenze”, “Pelle conciata” e “Dinosauro che emerge”. Il top price per le sculture è stato raggiunto nel 2016 da “Coda di delfino” del 1966 (2.986.018 € con buyer premium), che ha superato “Cannone semovente” (1965) battuto nel 2003a 2.261.232 € con buyer premium, entrambi aggiudicati da Christie’s Londra. Tuttavia nel 2020 all’Italian Sale di Christie’s “Contraerea” (1965), una delle sue sculture più note, valutata 2,5-3,5 milioni di £, è rimasta invenduta. In asta passano a valori da qualche migliaio a 40-50mila euro diffusamente collage e disegni, si attestano invece intorno a 120-150mila € le sculture “Baco da setola”.

Pino Pascali, «Paesaggio Lunare», 1963, smalti e bitume su truciolato, 36,5 x 39 cm.

Se il “Treno” (1964, latta, olio e catrame su faesite, cm 70 x 320) è stato acquistato dal Museo Pascali con un’operazione di crowdfunding (cui ha collaborato lo stesso proprietario) per 80.000 €, cifra molto inferiore al valore dell’opera, nel 2021 “Bomba” (1964-1965, tecnica mista su legno pressato, cm 8,4 x 23,5) valutata 6.000-8.000 €, è stata ceduta nell’asta online “Mapping Modern and Contemporary Art” di Christie’s per ben 125.000 €, cifra comunque ben lontana dal record assoluto di quasi 3 milioni della “Coda di delfino” alle Italian Sale di Christie’s del 2016, ma tra le aggiudicazioni più alte per Pascali sul mercato italiano.

In asta e nelle gallerie sono presenti disegni e progetti per la pubblicità, realizzati con tecniche diverse. I lavori in formato A4 quotano da 4.000 a 8.000 €, quelli più grandi e complessi raggiungono anche 22-23.000 €. Gli sfondi per la pubblicità (da cm 30 x 150 a 40 x 100) partono da 20.000 €. La galleria di riferimento è Frittelli Arte di Firenze.

Più incisiva la crescita della domanda sul mercato d’asta per Toti Scialoja, apprezzato in particolare per i dipinti realizzati negli anni ’50 e ’60. Le quotazioni dei dipinti ad olio sono aumentate a partire dagli anni ’90 in seguito al moltiplicarsi delle iniziative editoriali ed espositive che hanno riguardato la sua attività, come l’antologica del 1991 presso la Gnam di Roma e nel 1999 quella presso la Galleria dello Scudo di Verona (gallerista di riferimento). Il record d’asta per l’artista è recente, nel maggio del 2024, la tela «Il Presente» (1957) da Dorotheum è passata di mano per 97.500 € (compresi buyer premium), anno nel quale il turnover è cresciuto a oltre 148mila euro con 35 lotti aggiudicati, sfiorando i quasi 165mila euro del 2008, anno a maggior aggiudicato.

Toti Scialoja, «Procida», 1946, olio su tela, 70,5 x 59,5 cm.

Il monumentale “Catalogo generale dei dipinti e delle sculture 1940-1998” (2024, Silvana Editoriale), curato da Giuseppe Appella e il volume a cura di Eloisa Morra “Scialoja A-Z” (2023 Electa), che raccoglie testi di una trentina tra italianisti, critici, artisti, performer, poeti, storici dell’arte, compositori, matematici, giornalisti, appartenenti a diverse generazioni, che ne ricostruiscono la personalità poliedrica, hanno ravvivato l’interesse del mercato per la produzione dell’artista, in particolare per i rari dipinti degli anni 1957-1963, cui la Galleria dello Scudo ha dedicato nel 2023 la mostra “Impronte” con una trentina di pezzi stimati dai 40mila ai 150mila euro.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti