Lavoro

Congedi di paternità: l’Europa avanza, ma in ordine sparso

Dalla scandinavia alla penisola iberica si moltiplicano gli esempi di leggi che vanno oltre quanto previsto dalla direttiva europea del 2019 di un minimo di 10 giorni dedicati ai padri

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Un congedo dai doveri pubblici per entrambi i genitori, anche quando si tratta di impegni reali. Per la nascita del quarto figlio del principe Carl Philip di Svezia non si è assentata solo la principessa Sofia. Si è preso una pausa anche il re che è stato visto l’ultima volta in pubblico tre giorni prima del parto il 7 febbraio scorso e ora il sito della casa reale annuncia che tornerà a partecipare ad un evento il prossimo 18 marzo.

Non è un caso, quindi, che parlando di congedi di paternità, inevitabilmente si guarda al piano svedese. Da anni è questo l’esempio da seguire, il traguardo a cui puntare in Europa. Con 480 giorni divisi tra mamme e papà, pagati circa l’80% del salario, e con tre mesi obbligatori riservati specificamente a ciascun neo-genitore, la Svezia offre il pacchetto di congedi considerato il migliore al mondo.

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Congedo di paternità obbligatorio

Certo un’evoluzione culturale avvenuta negli ultimi 50 anni ha consolidato il modello di cura parentale condivisa. Ma secondo molti è proprio l’obbligatorietà del congedo ad aver cancellato gran parte dello stigma contro i padri lavoratori che si prendono un periodo di pausa per accudire i figli e fatto crescere quindi i numeri di quanti ne usufruiscono.

Un esempio imitato però solo da pochi altri Paesi. Eppure sempre più governi sono alla ricerca di soluzioni efficaci per garantire un maggiore coinvolgimento dei papà alla nascita di un figlio, come antidoto alla denatalità e alla bassa partecipazione femminile al mondo del lavoro.

Le differenze fra i Paesi dell’Ue

Nell’Unione Europea, con l’entrata in vigore della direttiva per l’equilibrio tra attività professionale e vita familiare del 2019, gli stati membri devono garantire ai neo-papà un congedo minimo di 10 giorni. Una linea base che, in alcuni casi, è da tempo ampiamente superata – come in Spagna, dove sono riconosciute 16 settimane di congedo a salario intero. In altri, ha rappresentato l’occasione per fare meglio. È successo, per esempio, in Belgio dove dal 2023 la paternità è salita a 20 giorni sia per i dipendenti sia per i lavoratori autonomi.

Guardando al panorama nel suo complesso emerge però come ci fossero una serie di Paesi rimasti indietro sui diritti dei padri e la direttiva Ue ha rappresentato un occasione per aggiornare le leggi locali. In Germania, ad esempio, dove storicamente mancavano politiche di congedi condivisi, dallo scorso anno i padri hanno diritto a due settimane retribuite.

Nei Paesi Bassi, poi, considerati un modello per l’equilibrio vita-lavoro, fino a pochi anni fa non si prevedeva nessun congedo per i papà (o i secondi partner). Dal 2022 oltre alle sei settimane di paternità, di cui una sola a stipendio pieno, i genitori olandesi hanno diritto anche a un congedo parentale di 9 settimane pagato al 70% da usufruire entro l’anno dalla nascita. Seppure siano ancora soprattutto le madri a richiedere questo programma, nel 2024 sono state circa il 40% le domande da parte di padri ricevute dall’ente previdenziale statale, in aumento rispetto al 33% registrato l’anno precedente.

Il quadro europeo resta comunque in continua evoluzione. Lo dimostra il caso del Portogallo, dove i padri già da anni godono di 20 giorni obbligatori e 5 facoltativi. In questi mesi è al vaglio del parlamento una nuova proposta di estensione dai quattro mesi attuali a sei del congedo parentale coperto al 100%, oltre allungamento a sette mesi dagli attuali cinque del congedo coperto da uno stipendio all’80%.

In Gran Bretagna

Appena fuori dai confini UE, la situazione di partenza del Regno Unito è opposta. Il piano offerto sull’isola è tra i peggiori e meno generosi dei Paesi più ricchi del mondo: solo i lavoratori dipendenti possono prendere fino a due settimane di congedo retribuito, coperte dal governo però nella cifra più bassa tra un massimo settimanale di 184 sterline o il 90% dello stipendio.

Qualche azienda offre alcuni benefit aggiuntivi, ma se si è liberi professionisti non si ha diritto a nessun tipo di riconoscimento retribuita. Un timido segnale di cambiamento arriva dalle promesse del governo Labour che, per esempio, vorrebbe estendere l’offerta a tutti i lavoratori da inizio contratto e non dopo i primi sei mesi di occupazione.

E in Italia?

Come si posiziona l’Italia in questa mappa della paternità europea? Il nostro Paese, nel rispetto della direttiva europea, riconosce ai lavoratori dipendenti 10 giorni di “astensione obbligatoria” completamente retribuita. A questi si aggiungono congedi parentali facoltativi per un massimo di dieci mesi, di cui tre specificamente per i padri. Con la legge di bilancio 2024, è arrivata l’estensione della percentuale di copertura di questi periodi facoltativi che, in certe condizioni, può arrivare fino all’80%.

I dati su quanti usufruiscono della misura sono in crescita, dopo una prima accoglienza scettica. Secondo uno studio dell’Istituto superiore di sanità pubblicato in novembre i papà italiani che hanno sfruttato la paternità sono stati pari al 73%, ma solo 20,4% ha utilizzato invece il congedo facoltativo. Come riportato dall’ISS inoltre, secondo il 69% le madri e il 72% dei padri la paternità dovrebbe durare più a lungo e rispettivamente il 91% e l’89% riterrebbe la durata attuale inadeguata. Per la maggior parte dei genitori, poi, congedi di paternità meglio retribuiti aumenterebbero la possibilità per molti di poterne usufruire.

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