«Contro il lavoro povero estendere il welfare anche ai collaboratori»
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di Michelangelo Bonessa
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La storia del Fondo Famiglia Lavoro, nato per iniziativa dell’ arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, inizia con la prima grande crisi economica degli anni Duemila e si sviluppa con un’evoluzione che ha portato alla distribuzione di oltre 20 milioni di euro. Successivamente perde il suo carattere emergenziale e si introducono i primi sostegni attivi al lavoro, tra cui 25 interventi di microcredito e decine di corsi di riqualificazione professionale e tirocini. Dal 2016 in poi prende avvio una nuova fase ed anche il Fondo cambia nome in Diamo lavoro e tutte le risorse vengono impegnate per finanziare tirocini lavorativi nelle imprese che hanno sottoscritto un patto di adesione al progetto.
Quest’anno tra coloro che hanno seguito il percorso del Fondo, ben il 48,1%, ovvero 454 persone, hanno trovato un lavoro, per un investimento complessivo della diocesi del valore di 4,2 milioni. Gli impieghi si collocano soprattutto in tre settori: servizi alle imprese (18,3% degli assunti), commercio (14,5%) e ristorazione (12,1%).
Oggi l’iniziativa della diocesi ha creato una rete territoriale capillare per l’impiego che conta centinaia di centri d’ascolto e decine di collaborazioni con enti e istituzioni pubbliche e private. Numeri che posizionano il Fondo come un’opportunità non solo per i lavoratori, ma anche per le imprese perché i costi del tirocinio degli aspiranti lavoratori sono a carico della diocesi. Come è stato possibile raggiungere questi risultati lo spiega Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana, che avanza anche una richiesta di riflessione alle imprese lombarde.
Direttore molti delle persone che si sono rivolte a voi hanno trovato un impiego nei servizi alle imprese, di che lavori si tratta?
Il fondo ha iniziato le sue attività negli anni passati vivendo diverse evoluzioni, a partire dal 2015 c’è stata più attenzione alla formazione e meno al solo aiuto economico. Per quanto riguarda i servizi alle imprese si tratta di lavori come custode o impieghi nelle imprese di pulizia.


