False garanzie

Controlli più difficili sulle fideiussioni con le modifiche sugli appalti

Le Pubbliche amministrazioni come stazioni appaltanti possono ricevere garanzie non facilmente controllabili

Palazzo Chigi. (Imagoeconomica)

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Azzerare o quasi le frodi sulle fideiussioni, che costano somme importanti alla Pubblica Amministrazione, si può? Si può cercare di agire anche sul tempo e sulle risorse impiegati dalla Pubblica Amministrazione sul controllo delle garanzie false? Sul fenomeno non risultano dati ufficiali, ma prima del Pnrr si stimavano danni all’Erario per circa 500 milioni di euro, che probabilmente erano già sottostimati anche perché spesso non denunciati. Con il Pnrr e i grandi eventi in atto, dal Giubileo alle Olimpiadi invernali, il problema è salito a livelli d’allarme. I mezzi per contrastare questa situazione ci sarebbero, ma per ogni passo in avanti si trova un modo per farne un altro indietro.

Andiamo con ordine. Il 1° gennaio 2024 è entrato in vigore il nuovo Codice degli appalti che aveva previsto la possibilità di utilizzare un sito di verifica (del fideiussore) o le piattaforme operanti su registri distribuiti (Blockchain). Date le difficoltà di banche e assicurazioni ad accedere subito al nuovo servizio, l’Anac aveva stabilito che fino a giugno (e poi con una proroga fino a fine anno), si potesse utilizzare ancora il sistema Pec to Pec, che ha comunque limitazioni a livello di sicurezza. «La questione - commenta Federico Rajola, direttore del Cetif dell’Università Cattolica - è quella dei controlli che devono essere eseguiti dalle stazioni appaltanti, dispendiosi in termini di tempo e risorse». Un sovraccarico di responsabilità per le pubbliche amministrazioni che però le norme attuali, ad avviso di Rajola, non soddisfano la certezza della veridicità delle garanzie che gli enti pubblici ricevono. «Sia il sito di verifica, sia le Pec - continua il direttore del Cetif - si prestano a falsificazioni, che le amministrazioni faticano a controllare. Se la fideiussione viene presentata ma non viene controllata, è comunque considerata valida. Inoltre, il tempo dedicato dalla PA e le risorse impiegate sono ingenti. Un altro aspetto da non sottovalutare è che le società straniere possono essere comunque abilitate a operare in Italia, magari non nel ramo 15 relativo alle cauzioni, per cui esistono elenchi riconosciuti. Questo costringe la Pubblica Amministrazione ad eseguire una verifica ulteriore, che purtroppo non sempre riesce ad essere portata avanti».

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L’articolo 106 del decreto legislativo 36/2023, che prevedeva la verificabilità e la tracciabilità della garanzia fideiussoria, facendo decadere il sistema Pec to Pec, è stato successivamente modificato il 31 dicembre 2024 tramite il decreto correttivo 209/2024. Quest’ultimo ha introdotto, tra l’altro l’inserimento di un sistema a tre vie per la verificabilità della garanzia fideiussoria che deve obbligatoriamente essere emessa e firmata digitalmente e verificata dal sito pubblico dell’emittente, oppure gestita in tutte le fasi mediante ricorso a piattaforme operanti con tecnologie basate su registri distribuiti, o tramite i registri eIDAS. Inoltre, il comma 8 del medesimo articolo prevede uno sconto del 10% sulla somma garantita se presente la verificabilità e la tracciabilità della garanzia, sia nel caso di sito internet che di piattaforme operanti con tecnologie basate su registri distribuiti. Dunque, le vie ammesse per poter accedere al 10% di sconto non prevedono più solo la tracciabilità del ciclo di vita della garanzia, ma anche la semplice verificabilità da sito, aprendo così nuovamente il tema delle frodi. Un sito, come una Pec, rimane comunque esposto a possibili contraffazioni.

In Italia i tentativi per risolvere queste problematiche sono ancora pochi, uno di questi è stato portato avanti proprio dal Cetif (si veda Plus24 del 12/10/24). «Si tratta - continua Rajola - di un lavoro che deriva dallo studio e dal lavoro sviluppato in questi ultimi 5 anni insieme a banche, compagnie assicurative, pubbliche amministrazioni, autorità e grandi aziende. Queste ci hanno indicato le loro necessità e le problematiche che affrontano ogni giorno, da lì è nato il nostro applicativo che può portare a una riduzione significativa delle frodi, da un lato, e, dall’altro, del tempo impiegato dalle Pubbliche Amministrazioni per il controllo e la gestione delle garanzie dell’80%».

Il 10% di sconto sulla somma garantita è passato dunque da essere riconosciuto solo tramite tracciamento del ciclo di vita delle garanzie fideiussorie, seguendo anche la comunicazione Anac del 28 giugno 2024, ad essere concesso anche solo per la semplice verifica da sito pubblico. La comunicazione Anac di giugno 2024 aveva, infatti, dato indicazioni rilevanti in merito, poiché legava lo sconto sulle garanzie alla gestione completa del ciclo di vita della garanzia e il concetto di interoperabilità. Un’indicazione che, quindi, ad oggi sembra superata dalle ultime disposizioni.

Va poi considerato che tra le altre questioni (economiche e di gestione del ciclo di vita della garanzia) c’è anche quella della cosiddetta «invarianza finanziaria», ovvero per i costi sostenuti dalle Pubbliche Amministrazione che adottano gli strumenti di verifica e di gestione del ciclo di vita delle fideiussioni, non sono previste nuove risorse finanziarie a livello centrale. «Le Pubbliche Amministrazioni - commentano dal Cetif -, per essere efficienti, dovrebbero attingere a risorse proprie per coprire i nuovi costi e questo non può che ritardare l’adozione dei sistemi e, quindi, i benefici economici che ne derivano: un risparmio consistente di tempo e risorse nella gestione delle gare d’appalto».


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