Coronavirus: tutti i danni al made in Italy, settore per settore
Dal crollo delle prenotazioni ai rischi per l’export di vino, l’epidemia sta insidiando da più fronti l’economia italiana. Ma quanto rischia di perdere il nostro sistema economico?
di Alb.Ma.
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Turismo, fiere specializzate, commercio, agricoltura. L’esplosione del coronavirus in Italia sta minacciando, prima di tutto, i ritmi di crescita già fiacchi del sistema economico nazionale. Lo stesso commissario europeo con delega all’Economia, Paolo Gentiloni, ha dichiarato che le ricadute «saranno pesanti» anche sul breve termine, complici i rischi di isolamento che incombono su pilastri come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna: tre regioni capaci di incidere , da sole, su circa il 40% del Pil.
Sì, ma quanto pesanti? Confcommercio stima una perdita di 5-7 miliardi di euro nel caso in cui la crisi si prolunghi fino a maggio, mentre il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha stimato una riduzione del Pil dello 0,2% nell’arco di un anno. La società di ricerca Prometeia ipotizza una contrazione del Pil a -0,3% nel 2020 per effetto del virus. Nell’attesa dei numeri finali, alcuni segmenti iniziano già a calcolare i danni economici del virus che ha “scelto” l’Italia come suo focolaio in Europa.
Turismo, crollo di prenotazioni per Pasqua
La psicosi e gli inviti a non venire in Italia diramati da alcuni Paesi stranieri rischiano di avere un impatto pesante sul settore del turismo. Confturismo stima un’affluenza di 22 milioni di turisti in meno nei prossimi tre mesi. Un calo quantificabile in un danno economico di 2,7 miliardi secondo l’associazione di categoria di Confcommercio. Per venerdì 28 il ministro Franceschini ha convocato un tavolo sul settore. Secondo Assoturismo-Confesercenti, le sole disdette sono già costate 200 milioni di euro al settore e i danni potrebbero essere superiori a quelli causati dall’11 settembre.
In Italia, il segmento del turismo vale in totale 146 miliardi di euro: una cifra pari al 12% del Pil, generata da una filiera di 216mila esercizi ricettivi e 12mila agenzie di viaggio. La proliferazione del coronavirus ha spinto diversi governi, dall’l’Irlanda a Israele, a includere l’Italia tra i i paesi «sconsigliati» per le visite di piacere e le trasferte di lavoro «non strettamente consigliate». I risultati si stanno già facendo sentire, con la proeizione di un tracollo senza precedenti nella stagione pasquale.
Come ha già scritto il Sole 24 Ore, Napoli ha perso 15mila visitatori e attende una disdetta del 30% delle prenotazioni sotto Pasqua, a fronte del -40% subito da Venezia (già affossata dalla cancellazione con due giorni di anticipo del suo carnvale) e il crollo del 60-70% delle prenotazioni incassato dal Lazio anche nei mesi dopo la festività. Pesante anche il conto di Milano, con dati sul “debooking” fino a picchi dell’80%, mentre la riviera romagnola teme cali record per la stagione estiva. Gianni Indino, vicepresidente della Confcommercio Emilia-Romagna, ha dichiarato che il settore rischia di subire cali del fatturato fino a picchi dell’80-90%. Una stima «prudenziale» di Federturismo, l’associazione di categoria, stimava una perdita di 5 miliardi di euro su scala nazionale. Il bilancio finale potrebbe essere anche più drastico. Il clima di incertezza si sta ripercuotendo anche sugli incassi dei cinema: solo nel weekend sono andati persi 4,4 milioni rispetto al finesettimana precedente.
