Restyling di “Strade sicure”: il capo di Stato maggiore della Difesa propone modifiche per migliorare l’efficacia dell’operazione
In audizione sulle missioni 2025 il generale Portolano ha ricordato che l’operazione «nasce in un momento di crisi, d’emergenza. Ora c’è da chiedersi se l’emergenza continua»
di Andrea Carli
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I punti chiave
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Militari in strada per tutelare la sicurezza dei cittadini e vigilare su obiettivi sensibili, in un contesto in cui sullo scacchiere internazionale proliferano le aree di crisi. La possibilità di fare ricorso alle Forze armate per far fronte a talune gravi emergenze di ordine pubblico sul territorio nazionale è stata contemplata per la prima volta nel corso della XI legislatura (1992-1994). All’indomani delle stragi di Capaci del 23 maggio e di via D’Amelio del 19 luglio 1992, in un momento di straordinaria emergenza nella guerra dello Stato contro “Cosa Nostra”, il Governo, con il decreto legge 349, decise di avviare l’operazione “Vespri Siciliani”. L’operazione, inizialmente prevista fino al 31 dicembre del 1992 e successivamente prorogata fino al 30 giugno 1998, coinvolse complessivamente circa 150 mila militari.
Il dibattito sull’opportunità di impiegare i militari nella tutela dell’ordine pubblico, non è nuovo. Ricorre regolarmente, e ancora di più nelle situazioni, come quella attuale, in cui aumentano i focolai: dall’Ucraina al Medio Oriente, con la rottura del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e la transizione politica in Siria ai nuovi fermenti nel Balcani occidentali, a partire dalla Bosnia Erzegovina. L’Italia è impegnata in 41 missioni e operazioni, di cui 2 sul territorio nazionale e 39 all’estero (4 sotto l’ombrello dell’Onu, 12 della Ue, 11 NATO, 2 nell’ambito di coalizioni multinazionali, 3 su iniziative bilaterali con i Paesi ospitanti, 7 di natura nazionali). Nell’ambito degli impegni nazionali, quello più rilevante, a livello di impiego di persone, è “Strade sicure”: circa 6.800 militari.
Crosetto: «Presto dovremo decidere di aumentare organico truppe»
La coperta dell’organico, come ha confermato il ministro della Difesa Guido Crosetto in audizione davanti alle Commissioni riunite di Camera e Senato sulle ulteriori missioni internazionali per il 2025, è corta. «Nei prossimi mesi o anni le Camere dovranno decidere su un nuovo modello di difesa che preveda un aumento di organico, così la formazione, gli investimenti in difesa. Oggi - ha aggiunto - la mancanza di investimenti, che dopo la caduta del Muro sono scesi drasticamente, richiede una accelerazione, sia per il personale dove i numeri sono stati tarati in altra epoca storica che sta cambiando profondamente, sia per formazione e investimenti».
Portolano: «Strade Sicure nasce in un momento di emergenza, bisogna chiedersi se l’emergenza continua»
Se questo è il contesto, l’impiego di militari al fianco di Polizia e Carabinieri non passa inosservato. «Strade Sicure nasce in un momento di crisi, d’emergenza. Ora c’è da chiedersi se l’emergenza continua» ha ricordato il Capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, audito dalle Commissioni sul tema missioni. «Al momento abbiamo 6.000 unità più 800 per Stazioni Sicure - ha spiegato -. Ho parlato di recente coi ministri Crosetto e Piantedosi: quest’anno manteniamo il livello di 6.800 unità. L’anno è giubilare, ci sono i campionati di tennis, potrebbero insorgere situazioni di emergenza», ha ricordato. In prospettiva però «vorrei dare a Strade Sicure una maggiore efficacia cambiando le dinamiche di impiego, riducendo i numeri ma con una maggiore capacità ed efficacia. Per esempio - ha detto l’ufficiale - il pattugliamento dinamico si confà molto al nostro modo di essere, così invece di una ambasciata e una stazione noi potremmo coinvolgere tre ambasciate in un’area, e 5-6 punti sensibili, sempre sulla base delle indicazioni dei prefetti». Nella sostanza, servirebbe un restyling.
Impiego di militari per contrastare la criminalità sul territorio nazionale
L’operazione “Strade sicure” rappresenta la più capillare e longeva operazione delle Forze armate sul territorio nazionale, al fianco delle Forze dell’ordine, in funzione anti criminalità e terrorismo in numerose città italiane. Nasce con la legge 125 del 2008, di conversione del legge 92 del 2008, con la quale viene autorizzato l’impiego di un contingente militare per specifiche ed eccezionali esigenze di contrasto e prevenzione della criminalità sul territorio nazionale, ponendolo a disposizione dei prefetti di alcune selezionate province. In base alla norma istitutiva, il contingente ha il tetto massimo il limite di 3.000 unità e avrebbe dovuto operare per un periodo limitato di 6 mesi, estendibile a un anno. I provvedimenti normativi successivi al 2008, originati a seguito dell’evoluzione del contesto di sicurezza o in risposta a calamità naturali o grandi eventi, hanno progressivamente prorogato la durata dell’intervento e aumentato il numero massimo del contingente, fino a superare le 7.500 unità. L’operazione è svolta in massima parte dall’Esercito, con contributi di Marina Aeronautica e Carabinieri, questi ultimi soprattutto in funzione di comando e controllo nelle sale operative. Per l’Esercito rappresenta, a tutt’oggi, l’impegno più oneroso in termini di uomini, mezzi e materiali.


