Riqualificazione

Cosenza, avanza il recupero del centro storico: aperti 27 cantieri e chiusi 13

Con una dote di 134 milioni si cerca di ristrutturare e soprattutto rianimare la città con hub culturali, incubatori universitari e spazi commerciali

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Novanta milioni di euro del Cis, 34 di Agenda urbana, 10 del Pnrr: il totale fa 27 cantieri aperti e 13 chiusi, una decina di progetti inseriti nel Piano per le periferie, altrettanti nell’ambito della Strategia di sviluppo urbano sostenibile e, complessivamente, 134 milioni che, spalmati su un centro storico degradato e a rischio di totale spopolamento, iniziano a invertire la rotta con nuovi hub culturali, incubatori universitari, progetti sociali innovativi.

Si ravviva il commercio con l’apertura di nuove botteghe, transitano turisti e studenti, aprono b&b, aumentano i residenti. E riparte, dopo 12 anni, il contratto di quartiere nel rione di Santa Lucia per mettere in sicurezza e trasformare in abitazioni, con annessi spazi di aggregazione, alcuni edifici a rischio crollo. «È proprio da qui che si avvia la rinascita – spiega Francesco Alimena, giovane consigliere comunale con delega del sindaco Franz Caruso al centro storico. Alimena è un militante della città vecchia, dove peraltro vive - garantendo il diritto all’abitare degno, sperimentando nuovi modelli abitativi con alloggi comunali confortevoli e a prezzo calmierato».

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Previsti imminenti interventi di ristrutturazione anche per il teatro di tradizione intitolato ad Alfonso Rendano (circa 1,3 milioni), come pure per l’accessibilità inclusiva del museo dei Brettii e degli Enotri (430mila euro). Lavori anche per rigenerare il rigoglioso giardino della città storica, la Villa Vecchia, con la piantumazione di 30 nuovi alberi, 15.000 essenze floreali e arbustive e più di 350 mq di tappeto erboso.

Eppure, fino a qualche mese fa, la situazione sembrava irrecuperabile: molte amministrazioni in passato hanno gettato la spugna, invece, della riqualificazione del centro storico di Cosenza, Alimena ha fatto la sua missione, incanalando i fondi a disposizione e valorizzando i progetti. I risultati ci sono anche se non del tutto evidenti: manca ancora molto per riattivare il tessuto urbano e sociale di un’area “periferizzata”, ma che rappresenta la identità di Cosenza e la sua ricchezza culturale, un tempo anche economica. «Cosenza era come una piccola Wall Street - nella ricostruzione dell’architetto Fulvio Terzi, esperto della storia e della urbanistica di Cosenza - centro fiorente per gli affari, per la lana, la seta, il legno, meta di mercanti forestieri».

Il museo di Alarico, alla confluenza dei fiumi Crati e Busento, sarà una vasta area espositiva per l’arte contemporanea, con interventi per quasi 3,5 milioni. La zona degradata di Casali è al centro di una strategia di rinascita urbana che coinvolge anche gli abitanti in laboratori per l’innovazione. Si prevede l’adeguamento del palazzetto dello sport (più di 3 milioni), la cura del verde e dell’arredo urbano, l’animazione del territorio. «Si tratta di lavori strutturali – precisa Alimena - che determinano un miglior livello di abitabilità, accessibilità, sicurezza del territorio, di efficientamento dei servizi, di rigenerazione di luoghi e spazi degradati».

Corso Telesio ha già una sua vitalità: l’Università della Calabria con un finanziamento dei ministero dei Beni culturali (ex Mibact) ha avviato all’interno di Palazzo Spadafora il progetto Cosenza Open Incubator, rivolto a imprese culturali e turistiche innovative, in grado di riqualificare l’area urbana e consentirne lo sviluppo economico. Fra le migliori idee d’impresa, quella della spagnola Rosario Gomis Cuello, ex restauratrice dell’archivio e della biblioteca dell’Alhambra di Granada, esperta di tecniche antiche di lavorazione dell’argilla. Ha partecipato al bando per lanciare Osacuca Cercamics, bottega d’arte di bijoux in ceramica smaltata.

Accanto c’è Voltasio, con tartufi ed eccellenze calabresi, più su la microbottega del Pane Storto di Monico Florio (farine antiche e accostamenti creativi), l’abbigliamento recycled di Used&Confused proposto da Argia Morcavallo eh Laura Cipparrone, il bistrò di Maria Caputo, una vecchia salumeria trasformata il locale gourmet. Anche il designer della lana Emilio Leo ha una vetrina sul corso.

Da poco ha aperto un laboratorio il gemmologo Giuseppe Elettivo che cerca ed estrarre pietre preziose nei giacimenti di tutto il mondo. Il Caffè Renzelli, con i suoi stucchi, i suoi velluti e le sue ricette di antica pasticceria, è un’eccellenza storica. Anche i liutai, le sartorie, i negozi di articoli religiosi in prossimità del Duomo. E storica è la bottega di Giuseppe Salvati, ciabattino di terza generazione: la sua calzoleria è curata come un museo. Fioriscono spazi per lo yoga con lo yogin Lorenzo Aristodemo, lo stesso che in via San Francesco d’Assisi ha inaugurato il Cine Teatro Universal, recuperando anche la destinazione originaria dei locali: quella di una vecchia stamperia a caratteri mobili. Rosa Lorenzon ha trasformato la sua dimora storica “Giostra Vecchia” in un b&b d’epoca che all’occorrenza si apre alla città per iniziative culturali. Per i bambini del centro storico, invece, c’è sempre don Luca Perri, il parroco della cattedrale di Santa Maria Assunta, un riferimento per tutti i residenti del centro storico. Spesso svolge le sue funzioni porta a porta. Anche in streaming quando serve.

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