Cosenza, schizza la tariffa sul suolo pubblico
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Il comune di Cosenza approva il regolamento generale delle Entrate e schizzano le tariffe per l’occupazione del suolo pubblico: in centro città si passa in media da 12 a 125 euro al metro quadro. E la tariffa arriva a 250 per i dehor. Le attività commerciali interessate fanno i conti e si ritrovano con costi decuplicati.
«Aumenti sconsiderati che mirano indubbiamente a impoverire il già fragile tessuto economico cittadino» secondo la minoranza. «La regolamentazione di un settore nel caos, con equità e giustizia sociale», invece, per l’amministrazione comunale che dichiara anche di operare «secondo scienza e coscienza, seguendo la legge». E in linea con quanto stabilito da quel Canone unico patrimoniale che solo per via del Covid 19 è stato applicato in ritardo, volendo consentire ai cittadini il libero utilizzo di sedie e tavoli all’aperto.
«Ma il risultato è stato una giungla - spiega Carmelo Misiti, dirigente del comune con delega ai Tributi -. E così abbiamo dovuto mettere ordine, uniformandoci anche a regolamenti e normative nazionali, definendo un conteggio in funzione al tempo e agli oggetti, partendo, per la ziona del corso principale, da 50 euro per tavoli e sedie, 125 in caso di presenza di paratie e fioriere, 250 euro per i dehors. Le tariffe decrescono in base alla zona». Una questione tutta tecnica, per cui a essere tassata non è più la categoria merceologica (bar, ristoranti, fruttivendoli). Ma è stabilito che per le entrate extra tributarie, come l’occupazione di suolo pubblico, il piano tariffario è determinato in base degli oggetti che occupano il suolo e alla misura del tempo dell’occupazione. «Pertanto non ha nemmeno senso fare comparazioni fra le vecchie e le nuove tariffe», aggiunge Misiti.
Le attività commerciali, però, soprattutto bar e ristoranti, sono in fibrillazione. Temono di non riuscire a sopportare i rincari e quindi di essere costretti a chiudere. Dell’aumento ne hanno risentito anche gli ambulanti della storica Fiera di San Giuseppe: i venditori di vimini, terracotte e piante, hanno rinunciato all’ esposizione. La batosta vale anche per cantieri, parcheggi, chioschi e pensiline. La concessione è consentita per un massimo di 48 metri quadrati.
«Sarebbe stato opportuno procedere per gradi, progressivamente – spiega Maria Grazia Cavalieri, presidente della Consulta per il commercio, nata per stabilire un rapporto più diretto tra commercianti e comune –, va bene esigere il giusto, ma imporre di colpo gli aumenti è stato traumatico. Inoltre, la modulazione delle tariffe in base alla redditività potenziale della zona, quattro in tutto, con il centro storico agevolato al 40%, crea qualche ulteriore problema». In realtà si sta lavorando per fare della città vecchia una zona urbana franca, compresa Tari e Imu. «Stiamo studiando delle agevolazioni anche per alcune aree periferiche. E abbiamo indetto una manifestazione di interesse per venire incontro, con degli sconti, a chi si regolarizza».

