Banche e crisi

Credit Suisse, la Camera boccia il salvataggio (ma il voto è simbolico)

Il Consiglio nazionale dice no alle garanzie per 109 miliardi, ma l’accordo del governo con le banche è vincolante. Il segnale politico però è chiaro e apre il terreno a cambiamenti delle norme sul settore

di Lino Terlizzi

Banche svizzere. Ubs ha rilevato Credit Suisse

2' min read

2' min read

Per l’acquisizione di Credit Suisse da parte di Ubs in pratica non cambia nulla. Ma il segnale politico c’è. Il Consiglio nazionale, la Camera dei deputati svizzera, ha bocciato le garanzie per 109 miliardi di franchi (circa 111 miliardi di euro al cambio attuale) varate dalla Confederazione, nonostante il parere positivo già espresso dal Consiglio degli Stati, la Camera dei cantoni. Non è passato il tentativo di conciliazione di quest’ultima nei confronti dell'altro ramo del Parlamento.

Maggioranza trasversale

Nel Consiglio nazionale una insolita maggioranza formata sul tema dalla destra nazionalista Udc e dalla sinistra socialista-verde ha messo in minoranza il centro, cioè liberali, popolari e verdi liberali, tutti invece favorevoli alle garanzie finanziarie per la fusione Ubs-Credit Suisse, decisa a metà marzo dopo la crisi del secondo.

Loading...

La Camera dei cantoni aveva introdotto la richiesta al Consiglio federale, cioè al Governo, di modificare la legge sulle banche per rendere più restrittive le norme sugli istituti sistemici, con tra l'altro un ulteriore aumento del capitale proprio e nuove limitazioni per i bonus ai dirigenti. Ma questa formulazione è stata ritenuta insufficiente da Udc e socialisti-verdi che, con posizioni diverse tra loro ma coincidenti nel voto, hanno sottolineato la necessità di impegnare maggiormente il Governo, per arrivare a norme più severe sul «troppo grande per fallire», per avere un settore bancario in cui realmente non ci siano istituti di dimensioni eccessivamente ampie.

Governo e bonus

Anche le rassicurazioni fornite da Karin Keller-Sutter, ministro delle Finanze, non sono bastate. Il Governo sta già lavorando, anche sulla base dell'accordo internazionale Basilea 3, che punta pure ad aumentare il capitale proprio, ha detto Keller-Sutter, aggiungendo che l'Esecutivo ha intenzione di sottoporre al Parlamento un nuovo disegno di legge sui bonus.

Il no del Consiglio nazionale non muta la sostanza perchè il Governo, utilizzando il diritto d'urgenza, ha già sottoscritto accordi vincolanti su Ubs-Credit Suisse. Si tratta tuttavia di un chiaro voto di protesta, che secondo una parte degli osservatori elvetici potrebbe preparare in effetti il terreno a futuri cambiamenti delle norme sul settore bancario.

Le garanzie

La prima garanzia fornita dalla Confederazione riguarda il rischio di insolvenza ed è pari a 100 miliardi di franchi, che saranno messi a disposizione della Banca nazionale svizzera (Bns). Per la sola disponibilità di questo strumento, la Confederazione incasserà 250 milioni di franchi l’anno. In caso di utilizzo della garanzia, sarà applicato un tasso d’interesse del 3%, adattabile alla situazione di mercato, da suddividere tra Bns e Confederazione.

La seconda garanzia riguarda Ubs, per eventuali perdite derivanti dalla vendita di attivi del Credit Suisse, ed è pari a 9 miliardi. Questa garanzia verrà applicata solo se le perdite per Ubs saranno superiori a 5 miliardi.

A queste due garanzie vanno poi aggiunti l’assistenza straordinaria di liquidità di 50 miliardi richiesta da Credit Suisse alla Bns e un sostegno ulteriore di liquidità di 100 miliardi. Questi fattori di liquidità non sono garantiti dalla Confederazione e quindi non sono oggetto di discussione da parte del Parlamento. Il “pacchetto” finanziario totale di Confederazione e Bns per l'operazione Ubs-Credit Suisse è pari a 259 miliardi di franchi.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti