Il discorso del premier Li Qiang

Crescita di circa il 5% per la Cina nel 2025, ma la riunificazione di Taiwan torna la priorità

A far da protagonista nel discorso all’assemblea plenaria dei delegati del Congresso nazionale del popolo del premier Li Qiang è la provincia ribelle di Taiwan, la cui riunificazione è da promuovere «fermamente»

Cina, "lotteremo se gli Usa spingono per un guerra commerciale"

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Com’era ampiamente previsto dopo gli incontri del Politburo del fine settimana la Cina si aggrappa a una crescita economica di «circa il cinque per cento» nel 2025. Si tratta della media registrata nelle province cinesi, ma a far da protagonista nel discorso all’assemblea plenaria dei delegati del Congresso nazionale del popolo del premier Li Qiang è la provincia ribelle di Taiwan, la cui riunificazione - ha rimarcato il leader cinese - è da promuovere «fermamente».

Crescita prudente

Circa il cinque per cento è la media registrata tra le prospettive di crescita delle 31 province cinesi a ridosso delle due sessioni del Parlamento ufficialmente aperte dal discorso del primo ministro Li Qiang letto all’assemblea dei quasi tremila delegati.

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Nulla di nuovo né di sorprendente, non è tempo di alzate di testa, Pechino resta cauta nel perimetro di un obiettivo simile a quello dell’anno scorso, nonostante la guerra commerciale in continua escalation con gli Stati Uniti che sta mettendo a dura prova ampi strati più tradizionali dell’economia cinese.

Il documento ufficiale dimostra che la Cina sta spingendo per una crescita economica attivando in parte misure già approvate affiancandole a un rilassamento - peraltro annunciato - della prudente politica monetaria controbilanciato da una ripresa dei sostegni all’imprenditoria privata.

L’obiettivo di Pechino arriva mentre la Cina sta già sperimentando sulla propria pelle la durezza di importanti venti economici contrari, tra cui la crisi del debito del settore immobiliare, la bassa domanda dei consumatori e la disoccupazione tra i giovani.

L’annuncio di Li Qiang si abbina all’impegno a creare 12 milioni di nuovi posti di lavoro nelle città cinesi e a spingere per un’inflazione del due per cento nel 2025, essenziali per garantire la stabilità sociale.

La sessione di apertura dell’Assemblea nazionale del popolo presso la Grande Sala del Popolo a Pechino, Cina, mercoledì 5 marzo 2025. (AP Photo/Andy Wong)

L’obiettivo difesa

Ma la Cina - questa la novità - lavorerà per «promuovere fermamente» la riunificazione con Taiwan, ha affermato il premier Li Qiang. L’avverbio fermamente è una novità al mantra della riunificazione che, questa volta, viene declinato in una variabile molto più pesante.

La Cina considera Taiwan autogovernata democraticamente come parte del suo territorio, Pechino si è spinta ciclicamente ad affermare che, in caso di necessità, userà la forza per unire i due territori.

L’aumento della spesa militare anche quest’anno al 7,2% arriva mentre le forze armate cinesi subiscono una rapida modernizzazione e una competizione strategica sempre più profonda con gli Stati Uniti.

Durante il discorso, Li Qiang ha detto che la Cina avrebbe «fermamente portato avanti» la spinta per la riunificazione con Taiwan, opponendosi all’interferenza esterna. Il premier ha inoltre affermato che Pechino si impegnerà a lavorare con i taiwanesi per realizzare il ringiovanimento della nazione cinese.

«Faremo avanzare fermamente la causa della riunificazione della Cina e lavoreremo con i nostri connazionali cinesi a Taiwan per realizzare la gloriosa causa del ringiovanimento della nazione cinese», ha ribadito a chiusura del capitolo Taiwan.

Manovre sullo Stretto

Se la Cina considera Taiwan autogovernata come parte del suo territorio affermando persino che, se necessario, userà la forza per unire i due territori, per questo stesso motivo, negli ultimi anni la Cina ha rafforzato la sua presenza militare nei pressi di Taiwan, governata democraticamente.

Le osservazioni del premier cinese coincidono con il rapporto del ministero della difesa taiwanese secondo cui cinque sortite di aerei PLA, sette imbarcazioni PLAN e tre navi ufficiali operanti attorno a Taiwan sono o state rilevate fino alle 6 del mattino. Due sortite su cinque hanno attraversato la linea mediana e sono entrate nella ADIZ meridionale di Taiwan. Il ministero del difesa taiwanese ha detto di aver monitorato la situazione rispondendo «di conseguenza».

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