Crisi di manodopera per realizzare le reti, le soluzioni di Tim e Open Fiber
Tim per Labriola «meno esposta a rischi di carenza» ; Open Fiber punta sugli accordi e studia intese anche con società straniere
di Simona Rossitto
I punti chiave
- In Tim oltre 6000 tecnici on field, per Labriola «azienda meno esposta ai rischi»
- Open Fiber dopo l’accordo con Aspi studia intese anche con aziende straniere
- Consorzio Open Fiber Network Solutions: «primi cantieri avviati a giugno»
- Focus di OF su aree bianche: spostamento di risorse da quelle nere e accordo con Tim
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) -Mentre proseguono le trattative per la realizzazione della rete unica tra Tim e Open Fiber, si affaccia in maniera sempre più importante il problema della manodopera che dovrà realizzare le infrastrutture previste nei bandi del Pnrr legati alla connettività e recentemente assegnati. Il picco del fabbisogno aggiuntivo (che in totale si aggira oltre 15mila risorse, secondo varie stime) dovrebbe verificarsi, a quanto spiegano alcune aziende del settore, nel 2024 mentre nel 2026, se saranno rispettati i tempi previsti per la conclusione dei lavori, ci si troverà quantomeno con un problema di riconversione delle risorse impiegate per la costruzione delle reti.
Tim e Open Fiber, i maggiori operatori sulla fibra, riguardo allla crisi manodopera stanno andando avanti con soluzioni diverse; la prima, come ha spiegato l'ad Pietro Labriola, è «meno esposta ai rischi di fabbisogno di manodopera» avendo anche personale interno che nel corso degli anni è stato ricollocato. La seconda punta su accordi, come quello con Aspi, e studia intese anche con aziende straniere.
In Tim oltre 6000 tecnici on field, per Labriola «azienda meno esposta ai rischi»
In particolare, nell'azienda Tim ci sono oltre 6.000 tecnici on field (tof), grazie anche a una politica di riconversioni per questo ruolo che dura da diversi anni e che, negli ultimi 15, ha portato 2.800 dipendenti a svolgere questa mansione invece di quelle di cui si occupavano in precedenza. «Rispetto ad altri soggetti – ha detto l’amministratore delegato Pietro Labriola rispondendo a una domanda sull’argomento nella recente conferenza stampa in occasione del Capital Market Day del 7 luglio scorso - non dobbiamo ricorrere in maniera maggiore a società esterne. Anche noi utilizziamo società esterne, ma il fatto di avere oltre 6mila colleghi che sono quotidianamente nelle case dei clienti per fare installazione e assistenza ci espone in maniera minore rispetto ai rischi di fabbisogno di manodopera». Per poi aggiungere: «È chiaro che questo è un tema che oggi va indirizzato, perché è una situazione oggettiva, ma come azienda noi siamo sicuramente meno esposti, anche perché abbiamo un livello di produttività interno superiore a quello esterno».
Open Fiber dopo l’accordo con Aspi studia intese anche con aziende straniere
Open Fiber, dal canto suo, ha siglato un accordo con Aspi, realizzando il Consorzio OpenFiber Network Solutions e studia, come fa sapere la società a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School), anche accordi con aziende straniere. Tra le altre iniziative messe in campo, oltre all’individuazione di imprese estere con cui sono in corso discussioni per l’utilizzo delle loro risorse in Italia, si contano il riconoscimento di alcuni extracosti agli appaltatori per garantire l’avanzamento del piano e interlocuzioni con il governo per inserire il settore delle tlc nel decreto flussi.


