Influenza aviaria

Crisi delle uova: gli Usa hanno chiesto aiuto all’Italia e altri Paesi europei

Gli Stati Uniti, in difficoltà a causa dell’influenza aviaria, cercando di importare dall’Europa, ma la risposta è negativa perché il Vecchio Continente fatica a star dietro alla domanda

di Silvia Marzialetti

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C’è anche l’Italia tra i Paesi europei contattati dall’amministrazione Usa, per far fronte alla crisi delle uova che sta angustiando il presidente Trump. E anche da parte del nostro Paese la risposta è stata negativa.

Una settimana fa l’ambasciata di Washington a Roma si è rivolta a Unaitalia, l’Unione nazionale filiere agroalimentari carni e uova, per una fornitura che coprisse i prossimi sei mesi, ma l’associazione ha declinato. «Abbiamo una autosufficienza che raggiunge a malapena il 97% - commenta Ruggero Moretti, presidente Comitato Uova di Unaitalia - non c’è disponibilità e non possiamo permetterci forniture aggiuntive».

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Moretti siede anche alla presidenza dell’EEPA (European Egg Processors Association), l’organizzazione senza scopo di lucro che tutela i trasformatori di uova della Ue (conta circa trenta aziende di trasformazione delle uova come suoi membri e collabora strettamente anche con numerose organizzazioni nazionali). «So per certo che anche Francia e Lituania hanno declinato, ma credo che gli americani abbiano provato a contattare tutti i Paesi europei, ricevendo la stessa risposta», racconta.

Il problema (per Trump) è che la crisi fortissima che ha colpito il settore delle uova nel suo Paese a causa dell’aviaria (secondo Fortune Healt, «più di 162 milioni di uccelli negli Stati Uniti sono stati colpiti dall’influenza aviaria dal 2022, secondo i Centers for Disease Control and Prevention e l’Usda» e l’influenza «ha contribuito a circa 20 milioni di decessi di galline ovaiole solo nell’ultimo trimestre del 2024», ndr), mal si concilia con la riscoperta che sta avvenendo in Europa di questa proteina nobile. Un trend rafforzato - in tempi di inflazione - dalla accessibilità del prodotto. E questo conferma quanto già sostenuto dalla Danimarca, nel momento in cui l’amministrazione Trump ha richiesto forniture di stock: e cioè che non è vero che in Europa ci sia un surplus produttivo.

«Il comparto sta attraversando un momento d’oro - prosegue Moretti - solo in Italia si consumano 13,5 miliardi di uova l’anno e il consumo pro-capite è cresciuto di dieci unità dal 2023 al 2024».

Gli ultimi dati (20 febbraio 2025) della Commissione Ue sul mercato delle uova, ci dicono che il maggior produttore dei Ventisette è la Francia, seguito da Germania, Spagna, Italia, Polonia.

L’istogramma relativo al mercato mondiale mostra evidentemente quanto complicata sia la situazione in Usa, dove i prezzi sono schizzati negli ultimi mesi a 1091,53 euro (ogni 100 chili), contro i 240,28 euro dell’Europa, i 181,79 euro del Brasile e gli 83,43 euro dell’India (il rapporto è sempre euro/100chili).

Da qui la richiesta perorata ai Paesi europei da parte dell’amministrazione Usa. Che probabilmente dovrà rivolgersi ad altri mercati.

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