Crisi Usa-Pechino, i big statali cinesi lasciano Wall Street. Addio a 370 miliardi
Il Congresso statunitense ha stabilito che entro il 2024 si deve arrivare al delisting delle società che non rispettano i requisiti di trasparenza. Circa 200 le società a rischio ma dietro l’accelerazione ci sono le tensioni per Taiwan
di Rita Fatiguso
2' min read
2' min read
Prima o poi doveva succedere, ma la fuga delle società cinesi dai listini è partita il 12 agosto, a raffica, e sembra - dati i tempi, con le tensioni sullo Stretto di Taiwan - una ritirata imposta con piglio militare. I big China Life Insurance, PetroChina, China Petroleum & Chemical, Aluminium of China e Sinopec Shanghai Petrochemical, che in pratica insieme sommano 370 miliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa, hanno annunciato che abbandoneranno Wall Street.
L’annuncio arriva in un momento di grandi turbolenze tra le autorità statunitensi e cinesi, si cerca un accordo sulla vexata quaestio della possibilità per le autorità di regolamentazione americane di ispezionare gli audit delle imprese cinesi. A confermarlo è la China Securities Regulatory Commission, la Consob cinese, secondo cui i piani di delisting si basano sulle preoccupazioni commerciali.
Il termine del 2024
Entro il 2024 il Congresso statunitense ha stabilito che si deve arrivare al delisting delle società che non rispettano i requisiti di trasparenza, ma il tempo stringe e i funzionari di Usa e Cina sono alla ricerca febbrile di una soluzione perché le borse cinesi e quella di Hong Kong attualmente non permettono ispezioni da parte del Public Company Accounting Oversight Board.
Circa 200 società cinesi sono quotate negli Stati Uniti e tutte rischiano di dover affrontare l’uscita per le stesse ragioni. Non solo. In patria continua il processo di adeguamento delle società cinesi alle nuove normative sulla gestione dei flussi e dei dati sensibili ai quali il Governo cinese ha dedicato un pacchetto di leggi molto severe e onerose, propedeutiche alle quotazioni all’estero.
Il precedente Didi Global
Didi Global ha già lasciato a giugno la Borsa di New York, mentre Alibaba negli scorsi giorni ha detto che la Borsa di Hong Kong sarà il suo “primary listing”. L’approdo a Hong Kong dagli Usa è già in corso per molte realtà, ma che si muovano in massa le grandi società statali è un fatto nuovo.

