Il sostegno militare

Ucraina, Crosetto: «Pace senza aiuti? Sì, quella che troviamo nei cimiteri»

L’informativa del ministro della Difesa sulla proroga al 31 dicembre 2025 degli aiuti militari all’Ucraina: «Abbiamo deciso di non stare a guardare, di non voltarci dall’altra parte»

Il ministro della Difesa Guido Crosetto nell’aula del Senato durante le comunicazioni sulla proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina.

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«Siamo dalla parte del popolo e non dei criminali di guerra. È quello che è successo in Ucraina: siamo dalla parte del popolo e non dei criminali. E questo non vuol dire a che abbiamo dimenticato la nostra amicizia decennale con la Russia». Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nelle comunicazioni alla Camera sulla proroga al 31 dicembre 2025 degli aiuti all’Ucraina, riprendendo un passaggio dell’onorevole Chiara Appendino del Movimento Cinquestelle intervenuta poco prima in Aula sul caso della scarcerazione del generale libico Almasri.

Il provvedimento proroga fino al 31 dicembre 2025, l’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina. «Voglio fare una precisazione - ha chiarito il responsabile della Difesa - . Noi non approviamo alcun pacchetto. C’è in approvazione la possibilità data al governo, riapprovando un decreto approvato per la prima volta nel 2022, lo stesso identico decreto, di fornire aiuti di ogni tipo anche militari all’Ucraina».

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«Pace senza aiuti? Sì, quella dei cimiteri»

«Mi sono chiesto cosa sarebbe successo se l’Occidente avesse deciso di non aiutare l’Ucraina - ha affermato Crosetto -. Oggi ci sarebbe la pace. Perché non ci sarebbe più l’Ucraina. Perché non ci sarebbe più il popolo ucraino. Ci sarebbe la stessa pace che troviamo nei cimiteri. Ottantuno anni fa, nello sbarco di Anzio, qualcuno portò armi e scese sul suolo italiano per difendere la nostra libertà. E non si voltarono dall’altra parte, dicendo che era un problema europeo, che qualcuno aveva sbagliato - ha aggiunto -. Vennero a difendere la libertà. Noi abbiamo fatto, con molto meno sacrificio, con molto meno impegno, in minima parte della stessa cosa. Abbiamo fornito aiuto a una Nazione che non aveva neanche la possibilità materiale di difendersi, perché non aveva le armi per difendersi». Secondo Crosetto, «quelle armi non hanno alimentato la guerra. Quelle armi hanno consentito a persone che avrebbero usato anche le pietre e le fionde per difendersi, di farlo».

L’intervento del ministro in aula alla Camera è avvenuto dopo quello al Senato. «Non emerge una soluzione semplice o immediata. C’è stato un incremento notevole degli attacchi russi, colpendo indiscriminatamente obiettivi militari e civili in Ucraina», ha detto Crosetto in quell’occasione. «Finora - ha aggiunto - la posizione è sempre stata chiara, riteniamo di continuare a dare sostegno all’Ucraina al fine di creare finalmente le condizioni per un cessate il fuoco e aprire un confronto diplomatico necessario per raggiungere una pace duratura».

L’inquilino di via XX settembre ha raccontato della sua visita a Kiev - dove ha ribadito ancora una volta l’appoggio al presidente Volodymyr Zelensky -, di quei monitor che “ogni giorno”, da oltre mille giorni, intercettano droni, bombe e colpi di artiglieria. «Se tutti smettessimo di aiutare l’Ucraina cosa succederebbe? - si è domandato Crosetto -. Che i quattromila colpi di artiglieria che cadono ogni giorno sarebbero caduti sui loro bersagli. Che oltre le 300 bombe di aereo sganciate ogni giorno, che gli oltre 12 mila droni, avrebbero raggiunto i loro obiettivi. Sì, forse avremmo raggiunto la pace, perché non ci sarebbe più l’Ucraina, senza più alcuna persona viva. Avremmo raggiunto la pace che si trova anche nei cimiteri. Noi, invece, abbiamo pensato che fosse giusto impedire tutto questo».

Via libera alla risoluzione di maggioranza

Dopo l’intervento del ministro e le dichiarazioni di voto, l’Aula del Senato ha approvato la risoluzione di maggioranza. I sì sono stati 97, i no 26 e 40 gli astenuti. Precluse le altre risoluzioni, quelle di Avs ed M5s che avevano avuto parere contrario così come le altre di opposizione sulle quali erano state proposte riformulazioni che non sono state accettate.

Il ministro: «A nessuno di noi piace la guerra»

«A nessuno di noi piace la guerra - ha sottolineato Crosetto -. Abbiamo dato fin dall’inizio la nostra disponibilità a essere presenti quando ci sarà la pace, ad appoggiare in qualunque modo il percorso di pace e siamo qui a ribadirlo. Tutta l’Italia non vede l’ora di appoggiare il percorso di pace. Abbiamo deciso - ha continuato - di non stare a guardare, di non voltarci dall’altra parte. Quello che portiamo in Parlamento è un modo per aiutare l’Ucraina a difendersi, non un modo per aiutare la guerra a proseguire. Noi vogliamo che la guerra finisca domani mattina. Qui in gioco c’è il futuro delle nostre nazioni. Nessuno di noi si sente in guerra con la Russia, ma in guerra con la guerra ed è tutto un altro discorso. Al Senato - ha concluso Crosetto - chiedo di continuare a fare quello che abbiamo fatto per due anni e mezzo, aiutare a difendersi un popolo che come il nostro ha il diritto di difendere la propria libertà e la propria vita».

Ucraina, risoluzioni in aula al Senato: opposizioni divise su armi

«Proseguire nel sostegno all’Ucraina rappresenta una priorità e la condizione fondamentale per l’avvio di un processo che possa portare a una pace giusta e aderente al diritto internazionale»: è questa la base sulla quale la risoluzione di maggioranza presentata in aula al Senato delinea gli impegni del Governo in vista dell’esame del nuovo decreto per il sostegno militare a Kiev nella guerra contro la Russia. Provvedimento che verrà esaminato dall’assemblea immediatamente dopo il voto sulle risoluzioni a seguito delle comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto. Sono sei le risoluzioni presentate, in tutte viene citata la necessità delle iniziative diplomatiche e l’auspicio di un futuro cessate il fuoco: oltre a quella di maggioranza si registrano quelle depositate separatamente dai gruppi di opposizione, solo due delle quali, a firma di Alleanza Verdi Sinistra e Movimento 5 stelle, si differenziano perché chiedono la sospensione delle forniture militari a favore dell’Ucraina.

Il testo di maggioranza impegna il Governo a «continuare a sostenere, in linea con gli impegni assunti e con quanto sarà ulteriormente concordato in ambito Nato e Unione europea, nonché nei consessi internazionali di cui l’Italia fa parte, le autorità governative dell’Ucraina» ma anche a «proseguire il ruolo di mediazione dell’Italia, lavorando per una tregua o un cessate il fuoco in Ucraina, che è la strada obbligata per avviare una trattativa di pace», oltre a continuare la partecipazione ai progetti di ricostruzione dell’Ucraina e alle necessità dell’apparato industriale del Paese.

La risoluzione del Pd ha messo l’accento sul «ruolo dell’Italia nel percorso diplomatico per un rinnovato, incisivo e decisivo impegno diplomatico e politico dell’Unione europea, in collaborazione con gli alleati, per mettere in campo tutte le iniziative utili al perseguimento di una pace giusta e sicura» e pur non citando esplicitamente le forniture di armi e mezzi militari ribadisce la necessità di «continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine, mediante tutte le forme di assistenza necessarie, anche al fine di assicurare quanto previsto dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, confermando gli impegni assunti dall’Italia nel quadro dell’azione multilaterale, a partire dall’Unione europea e dall’Alleanza Atlantica». Il documento sottoscritto dai senatori di Azione propone di «rafforzare, attraverso la prosecuzione degli aiuti militari, finanziari e umanitari, l’effettivo potere negoziale dell’Ucraina nelle trattative finalizzate a un’eventuale tregua del conflitto, finora peraltro escluse da parte della Federazione russa». Quello di Italia viva considera prioritario «operare attivamente per la cessazione immediata delle ostilità, vagliando attraverso ogni canale diplomatico e internazionale la possibilità di accedere ai negoziati per un cessate il fuoco duraturo nonché monitorare l’osservanza di tale eventuale accordo», ma impegna in ogni caso il Governo «a consolidare e rafforzare il sostegno all’azione dell’Unione europea e della Nato rispetto alla crisi ucraina, garantendo ogni sostegno utile alla sicurezza e alla stabilità del Vecchio continente, perseguendo una strategia di normalizzazione delle tensioni geopolitiche nel preminente interesse dei civili e del Paese».

Su una linea completamente diversa si è collocata la proposta del M5S, che torna a chiedere una “svolta” sul piano diplomatico e mette al primo punto l’esigenza di «interrompere immediatamente la fornitura di materiali d’armamento alle autorità governative ucraine, ferme restando le misure destinate agli aiuti umanitari». All’ultimo punto della risoluzione del M5S, si segnala la richiesta di «una imposta straordinaria sui cosiddetti extraprofitti netti conseguiti dalle aziende del settore dell’industria della difesa a seguito del mutato contesto geopolitico internazionale aggravato dal protrarsi del conflitto in Ucraina». Per AVS è il momento di «interrompere la cessione di mezzi e materiali d’armamento in favore delle autorità governative dell’Ucraina». Il Governo dovrebbe anche sollevare «in sede di Consiglio europeo la necessità di interrompere anche il ricorso all’European Peace Facilty a questo fine, concentrando le risorse sull’assistenza umanitaria e sulla ricostruzione dei territori colpiti dal conflitto, anche attraverso il finanziamento dei progetti dei corpi civili di pace».

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