Crosetto: la Nato proporrà il 3,5% del Pil per la Difesa. Allo stato attuale l’Italia è all’1,57%
Se il vertice dell’Alleanza Atlantica di giugno confermerà la soglia, l’Italia sarà chiamata a individuare risorse aggiuntive, in un contesto di coperta già corta
di Andrea Carli
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I punti chiave
- Da dove parte l’Italia
- Le prime simulazioni
- Il confronto con gli altri Paesi Nato: solo la Polonia è attualemente promossa
- Il piano di riarmo europeo e la clausola di salvaguardia
- L’allarme di Giorgetti e la proposta italiana: fondo di garanzia di circa 16,7 miliardi di euro
- Meloni sul ReArm, cerchiamo di renderlo più sostenibile
- Fitto: volontaria scelta di utilizzare fondi coesione per difesa
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Lo scenario di un netto aumento della spesa militare da parte del Paesi Nato potrebbe farsi a stretto giro concreto. Ospite al congresso di Azione a Roma, il ministro della Difesa Guido Crosetto è andato subito al nocciolo della questione riarmo. «Non abbiamo investito in Difesa - ha sottolineato - . A giugno Trump, quando arriverà alla riunione Nato (a L’Aja, in Olanda, ndr) si siederà al tavolo e dirà: “siccome siete rimasti indietro tutti e dovete recuperare il gap e vi siete difesi sulle spalle dei miei contribuenti, sappiate che prima di recuperare il gap dovrete investire il 5% per i prossimi anni, altrimenti non recupererete il gap e non riuscirete a difendervi da soli”. Nessuno - ha aggiunto il ministro - arriverà a quello, ma presumo Rutte (il Segretario generale dell’Alleanza atlantica ndr) proporrà il 3,5% e molti Paesi europei sono già a quel livello».
È prevedibile che la scelta dell’Alleanza atlantica di alzare l’asticella di un punto percentuale e mezzo, nel caso in cui venga alla fine venga confermata dal vertice di quest’estate, avrà delle delle ripercussioni sulle scelte di politica economica dei 32 paesi Nato. In Italia il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, già alle prese con una coperta corta sul piano del budget a disposizione, potrebbe essere chiamato ad andare a cercare tra le pieghe del bilancio le risorse con cui raggiungere il fatidico 3,5 per cento.
Da dove parte l’Italia
Da dove parte l’Italia? Intervenuto ai primi di novembre in audizione davanti alla commissione Affari esteri e Difesa del Senato sul Documento programmatico pluriennale per la Difesa relativo al triennio 2024 - 2026, Crosetto ha fornito qualche indicazione. «Sono usciti dei dati molto sbagliati sull’incremento del bilancio della Difesa - ha detto -. Noi passiamo dall’1,54% di quest’anno (il 2024, ndr), all’1,57% del 2025, all’1,58 nel 2026 e all’1,61 nel 2027. Ricordo che governi precedenti avevano preso l’impegno del 2% - non di questo colore - l’impegno del 2% per il 2028».
Con queste cifre, per raggiungere il 3,5% l’Italia sarebbe chiamata a trovare nuove risorse. Se da una parte il budget del ministero della Difesa mostra sostanzialmente una lenta crescita, dall’altra è lontano dal livello raggiunto da altri partner europei e non consente, allo stato attuale, di centrare l’obiettivo della destinazione al settore nemmeno del 2% del Pil fissato dalla Nato in occasione del Summit del 2014 in Galles, dopo l’annessione della Crimea da parte della Federazione russa.
Le prime simulazioni
Al momento, dunque, il target italiano per il 2025 è dell’1,57% del Pil: lo 0,3% in più di quello del 2024, ma ancora distante quasi 10 miliardi dall’obiettivo del 2%. Se alla fine l’asticella raggiungerà il 3,5%, allora la partita si potrebbe complicare ulteriormente: l’Italia potrebbe essere chiamata a recuperare per la Difesa almeno trenta miliardi l’anno. Non poco, considerato che quella cifra corrisponde al budget messo in campo dall’ultima manovra per coprire tutte le misure. Se la soglia arrivasse al 5%, così come già proposto da Trump (allo stato attuale, come confermato dal responsabile della Difesa, si tratta di uno scenario poco realistico), la spesa dovrebbe raggiungere circa 105 miliardi di euro l’anno.

