Spazio e tlc

D-Orbit punta su AI e cloud computing, al lavoro su Ipo, solo rinviata


L’intervista a Luca Rossettini, co-fondatore e ad della società pioniera della logistica spaziale

di Simona Rossitto

Luca Rossettini, ad e cofondatore di D-Orbit

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Tecnologie e intelligenza artificiale sempre più a braccetto con l’economia dello spazio e rete di cloud computing in orbita in costruzione per permettere di portare a terra solo le informazioni che servono. A tracciare un bilancio è Luca Rossettini, co-fondatore e amministratore delegato dell’azienda italiana D-Orbit, pioniera della logistica spaziale. Oggi la società fondata nel 2011 sta chiudendo un finanziamento, il cui primo round sottoscritto è di 100 milioni. E continua a lavorare sull’Ipo, che è stata solo rinviata, non accantonata. «L’Ipo- dice Rossettini a DigitEconomy.24, report del Sole 24 Ore Radiocor e di Digit’Ed, gruppo leader nella formazioneee nel supporto alla crescita del capitale umano - non è ipotesi scartata, è un’ipotesi su cui già stiamo lavorando, anche se non è questo il momento migliore per quotarsi in Borsa, viste le condizioni dei mercati, aspettiamo un po’».

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Quanto contano le nuove tecnologie, intelligenza artificiale e cloud computing per un’azienda innovativa come D-Orbit?

Nel settore spaziale le tecnologie hanno subito un’evoluzione molto più rapida che in altri settori tanto che l’80% della tecnologia che oggi noi usiamo è stata prima provata nello spazio. Noi, in particolare, usiamo l’intelligenza artificiale internamente nei sistemi a bordo dei satelliti e ne favoriamo l’utilizzo con i clienti, ad esempio nel test fatto per l’ Agenzia spaziale europea (Esa) per rilevare le esondazioni e avvisare in tempo la popolazione civile. In più, stiamo costruendo una rete di cloud computing in orbita, una serie di server collegati che permetteranno di raccogliere i dati direttamente in orbita per portare a terra solo le informazioni che servono.L’AI, in particolare, è uno strumento che ha molte possibilità di sviluppo, dipende da come uno la usa. Faccio un altro esempio: oggi nel Sud del Paese ci sono pescatori che utilizzando un mix di informazioni satellitari elaborate dall’ intelligenza artificiale riescono a sapere quando mettersi in mare, dove pescare i molluschi al giusto grado di saturazione e venderli al miglior prezzo sul mercato.

Avete in corso un round di finanziamento, quali sono gli obiettivi principali che intendete raggiungere e che entità prevedete per il finanziamento?

Stiamo chiudendo il round C di finanziamento che ci permette di continuare a sviluppare 3 linee business: la logistica orbitale, un mercato creato da noi dove vogliamo mantenerci competitivi; i servizi avanzati, ovvero tutti i servizi che si erogano con satellite una volte che ha finito di scaricare i pacchi in orbita, come il cloud computing orbitale; la ‘in orbit servicing’, linea che assorbirà la maggioranza del capitale, che comprende attività come l'attracco, il rifornimento, la riparazione, l'aggiornamento, il mantenimento degli asset spaziali e la rimozione dei detriti. Al momento è stata firmata la prima parte del finanziamento, che ammonta a circa 100 milioni. Ce ne sarà una seconda parte, aperta ancora per qualche settimana, per una cifra consistente ma probabilmente minore della prima. Parte del finanziamento sarà poi usato per costruire una fabbrica automatizzata volta a realizzare satelliti in serie.

Che cosa cambierà nella produzione?

Oggi produciamo satelliti uno alla volta, come le Ferrari. Se la produzione si ingrandisce, tuttavia, abbiamo bisogno di una metodologia diversa. Abbiamo già lavorato con una casa automobilistica per importare metodologie avanzate, con tempi di assemblaggio che scendono da 9 a 1 mese, riducendo i costi del 25per cento. Grazia alla nuova fabbrica questi valori saranno dimezzati.

Pensate a espansione in nuovi mercati?

Registriamo già un’ottima quota di mercato su quattro Continenti. In particolare, dal punto di vista della parte commerciale, contiamo clienti da quattro continenti diversi per quanto concerne il mercato del trasporto, ad esempio. Per quanto riguarda, invece, la parte istituzionale, ovvero il rapporto con le agenzie spaziali, il discorso diventa complesso e più legato alla dimensione locale. Il nostro quartier generale è in Italia, vicino al lago di Como, ma abbiamo già un’azienda in Uk, Portogallo, Usa che pensiamo di sviluppare per entrare nel mercato istituzionale americano a fine 2024- inizio del 2025.

Conseguentemente pensate di ingrandire l’organico dei dipendenti?

Avete facilità a trovare le competenze adatte?Al momento abbiamo 284 addetti, 270 in Italia. Assumiamo un certo numero di addetti al mese crescente e dovremmo arrivare entro qualche anno a 600 addetti. Stiamo ricevendo diverse offerte per portare la produzione all’estero, ma noi continueremo a scegliere l’Italia. Riguardo alle competenze, la difficoltà a reperirle dipende dalla fascia, dalla categoria. Il Pnrr che peraltro sta dando una grande spinta al settore spazio, ha, in senso positivo, ‘drogato’ il mercato’ . C’è un ricircolo molto forte di persone in Italia, ma anche di attrazione da parte dell’estero, abbiamo cervelli che rientrano in Italia e tantissime richieste dall’Europa. Tuttavia, l’Italia è un po’ bloccata dal punto di vista di attrazione dei talenti esteri, c’è molta burocrazia per far arrivare nel nostro Paese i talenti che si trovano al di fuori della Ue. In generale alcune competenze sono più difficili da reperire, ma c’è un’enorme facilità ad attrarre persone molto giovani che noi formiamo internamente e ai quali assicuriamo meccanismi di crescita interna.

L’ipotesi di quotazione è stata accantonata o rinviata?

Eravamo arrivati al traguardo con il logo in Times Square, il lavoro era stato fatto, adesso è facile, col senno di poi e visto l’andamento dei mercati, dire che è stata un’ottima decisione. Tuttavia l’ipo non è ipotesi scartata, è un’ipotesi su cui già stiamo lavorando, anche se non è questo il momento migliore per quotarsi in Borsa, viste le condizioni dei mercati, aspettiamo un po’ . Al momento abbiamo una compagine azionaria molto variegata, con piccoli e grandi fondi, tipo Indaco, e realtà come Cdp.

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