La ricognizione

Da Bolzano a Carbonia Italia spaccata in due nei livelli di istruzione

Il gap emerge in modo marcato dai dati elaborati dal Sole 24 Ore sui titoli di studio della popolazione residente oltre i 9 anni, età minima di riferimento per l’alfabetizzazione (censimento permanente 2021)

di Michela Finizio

(saiko3p - stock.adobe.com)

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Si vede meno ma fa più male. È la povertà educativa, una forma di povertà purtroppo in crescita, che impatta fortemente sulla capacità dei minori di immaginare il proprio futuro. Il divario nei livelli di istruzione spacca l’Italia in due: il gap emerge in modo marcato dai dati elaborati dal Sole 24 Ore sui titoli di studio della popolazione residente oltre i 9 anni, età minima di riferimento per l’alfabetizzazione (censimento permanente 2021). Sono tutte del Mezzogiorno le dieci province con la più elevata incidenza di residenti con basso livello di istruzione, cioè uguale o inferiore alla licenza media.

LA CLASSIFICA PER PROVINCIA

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La geografia dei titoli di studio offre una dimensione del fenomeno della povertà educativa, prendendo in esame il solo risultato finale (in termini di titolo di studio conseguito, appunto). Sono inclusi gli analfabeti, gli alfabeti privi di titolo di studio, i titolari di licenza elementare o media. I dati riflettono così l’abbandono scolastico, ma non riescono a misurare il ruolo del contesto: dotazione scolastica, contesto ambientale, capacità reddituale delle famiglie, disoccupazione e accesso a internet.

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Seppur con uno sguardo parziale, mettono comunque in luce un importante divario che va dalle province sarde fino alle grandi aree metropolitane di Roma e Milano, passando subito dopo per Trento e Bolzano: mentre sono fino a sei su dieci i residenti con basso titolo di studio in territori come Sud Sardegna, Nuoro e Oristano, nelle province più istruite invece questa incidenza scende sotto i quattro su dieci. Le uniche province non del Mezzogiorno tra le prime venti dove è più diffuso un “basso” livello di istruzione sono Prato, Pistoia e Biella.

Dai dati su base comunale (esclusi i Comuni sotto i mille abitanti) emergono poi alcune località “interne”, particolarmente colpite dal fenomeno della povertà educativa. Oltre ad alcuni centri urbani dell’entroterra calabrese (si veda l’articolo in basso) e siciliano, anche a Goro (Ferrara) e Valstrona (Verbano-Cusio-Ossola) il 73% della popolazione con più di 9 anni ha un titolo di studio uguale o inferiore alla licenza media. Dal lato opposto svettano, con i più elevati livelli di istruzione, il comune di Basiglio (Milano), seguito da Pino Torinese (Torino) e Camogli (Genova).

LE LOCALITÀ DEI RECORD

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«La povertà educativa è una condizione sociale fortemente correlata alla povertà economica. Troppo spesso la ridotta disponibilità economica si traduce in una drastica riduzione delle possibilità e delle occasioni educative proprio nel periodo della vita in cui l’educazione e la formazione giocano un ruolo essenziale nello sviluppo della persona». Con queste parole è intervenuto il ministero dell’Istruzione e del merito (Mim) in occasione della presentazione dei dati della seconda ricerca sulla povertà educativa realizzata da Fondazione L’Albero della Vita Onlus con la supervisione scientifica dell’Università di Palermo.

Il Mim ha ricordato che in Italia sono circa 1.200.000 i bambini che vivono in una condizione di significativa debolezza economica e si trovano quindi a rischio. «Questi bambini non possono permettersi la possibilità di partecipare a un evento, di visitare una mostra, di andare al cinema, più in generale di godere di consumi culturali», ha ricordato il ministro Giuseppe Valditara. La conseguenza è che in Italia un minore su sette lascia prematuramente gli studi, quasi la metà non ha mai letto un libro, quasi uno su cinque non fa sport.

Proprio a questo ultimo punto mira una delle missioni del Pnrr: la percentuale di early leaver from education and training (pari al 12,7% in Italia nel 2021) dovrà ridursi entro il 2026 al 10,2 per cento, fermo restando l’obiettivo di riduzione della dispersione scolastica al 9% nel 2030, come previsto nell’ambito della costruzione dello Spazio Europeo dell’istruzione.

Infine, con l’obiettivo di ridurre il divario nei livelli di istruzione tra Nord e Sud del Paese, il Mim lo scorso 9 giugno ha presentato l’Agenda Sud: Il progetto pilota avrà durata biennale, sugli anni 2023/2024 e 2024/2025, e verrà applicato in 150 scuole del Sud individuate dall’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione), con l’aspettativa di estenderlo a molte altre.

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