Da Facebook tre nuovi strumenti contro il coronavirus
Nuovi tools arricchiscono Data for Good l’iniziativa di Facebook per università e no-profit. Sono già sul tavolo della task force data-driven
di Luca Tremolada
2' min read
2' min read
Le grandi piattaforme digitali che tracciano le nostre abitudini online si stanno mettendo a disposizione di Governi e università quello che sanno di noi per studiare il coronavirus. Dopo l’inziativa di Google di venerdì 4 marzo anche Facebook ha deciso di potenziare il suo programma Data for Good riservato alle università e alle no-profit aggiungendo alcuni tools. Si tratta di tre nuovi strumenti per studiare e prevenire l’evoluzione del contagio. Come hanno spiegato gli uomini di Facebook durante la presentazione dell’iniziativa si tratta di informazioni aggregate e anonimizzate che quindi rispettano le normative sulla privacy. I dati sono ottenuti dai servizi di geolocalizzazione del social di Zuckerberg. E serviranno per tracciare e analizzare l’impatto delle misure di prevenzione sulla mobilità e quindi sulla diffusione del contagio. I primi a utilizzare questi dati saranno gli esperti della task force voluta dal ministero dell’innovazione per studiare soluzioni data-driven al coronavirus tra lui un app per il tracciamento dell’epidemia. Lo hanno confermato Walter Quattrociocchi esperto di newtork e sistemi complessi all’Università Ca’ Foscari di Venezia e Sefano Nicolai, docente di Inovation management all’Università di Pavia entrambi presenti all’incontro in video-conferenza. L’ateneo lombardo avrebbe già compiuto le prime “interessanti” elaborazioni su questi dati per metterli a disposizione della task force. Ma come ha sottolineato Quattrociocchi, i risultati saranno però annunciati di concerto che i lavori degli esperti di Paola Pisano
Come funzionano i tools? Tre nuove tipi di “mappe”per comprendere e prevedere l'evoluzione del contagio. La prima rivela la probabilità che una persona possa entrare in contatto con gli altri. Le mappe di co-localizzazione rivelano la probabilità con cui le persone in una zona vengano a contatto con le persone in un'altra, aiutando a capire dove potranno comparire casi di COVID-19 in futuro. Questo tipo di modello potrebbe aiutare i ricercatori a determinare come il COVID-19 potrebbe diffondersi.
Sotto sono rappresentati i trend di mobilità che mostrano a livello locale se le persone stanno vicino a casa o visitano molte parti della città, il che può fornire indicazioni per capire se le misure preventive procedono nella giusta direzione.
Infine l'indice delle connessioni sociali mostra le amicizie tra i diversi Stati e Paesi, che possono aiutare gli epidemiologi a prevedere la probabilità di diffusione della malattia, ma anche capire dove le aree più duramente colpite dal COVID-19 potrebbero cercare sostegno.
Servono i dati dei social?




