I tentativi estremi di rianimare i negoziati tra Usa e Iran
dal nostro corrispondente Marco Masciaga
di Leopoldo Benacchio
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Sbagliando si impara è un proverbio antico come il mondo, ma in campo spaziale negli ultimi tempi è un po' abusato per nascondere insuccessi più o meno clamorosi e business model non sostenibili. Space X, iSpace e Virgin Orbit sono tre casi paradigmatici.
Il caso più positivo è quello di SpaceX che, come filosofia, ha introdotto un metodo di lavoro sull base di trials and errors, tentativi ed errori, tipico di molte scienze sperimentali, come la fisica, ma non certo delle grandi agenzie spaziali, come Nasa, che pure di errori ne hanno fatti parecchi, inevitabilmente. Si pensi solo al disastro dello Shuttle Challenger nel febbraio 1986 che costò la vita a sette persone di equipaggio.
Elon Musk, il fondatore e patron di SpaceX lo ha affermato più volte: sperimentare, acquisire i dati dell'esperienza fatta, ragionarci e passare oltre nella realizzazione del prodotto finale. Finora gli è andata bene, molto bene: il suo razzo vettore Falcon 9 domina ormai il mercato dei lanci, soprattutto dopo che la Russia è praticamente uscita di scena e l'Europa è sostanzialmente appiedata, mentre aspetta che i suoi due lanciatori, Ariane 6 e Vega C , inizino a funzionare. Solo la CIna, con i suoi vettori Lunga Marcia, riesce a star al passo di Musk.
Nei giorni scorsi, con il tentativo di lancio del grande razzo vettore Starship, il più grande e potente mai costruito, indispensabile per realizzare il progetto Artemis per portare l'umanità stabilmente sulla Luna, il metodo elaborato da Musk è arrivato forse ai suoi limiti.
Bisogna dire che le parti principali del potente razzo, motori e serbatoi, e navetta erano state provate separatamente, e un paio di volte l'esperimento era finito in un'esplosione. Il razzo completo invece è sì decollato e arrivato a qualche chilometro di altezza, ma vari malfunzionamenti hanno impedito il normale distacco del secondo stadio e il tutto è stato fatto esplodere per prudenza. Il giorno dopo si è visto anche che il vettore era talmente potente, con i suoi 33 motori, che aveva in pratica messo completamente fuori uso la rampa di lancio.