Da Parma a Padova e Verona, ecco dove e perché il M5S rinuncia a candidarsi
L’annuncio dei 5 Stelle: «Non saremo presenti in tutti i Comuni, Conte impegnato nella costruzione del nuovo corso». In 18 capoluoghi su 26 con il Pd
di Emilia Patta
4' min read
I punti chiave
- La parabola di Parma come metafora del M5s
- La convergenza tra Pizzarotti e il Pd spinge i 5 Stelle in panchina
- L’annuncio del M5s: «Non ci presenteremo in tutti i Comuni»
- Conte mette le mani avanti: il nuovo corso non è consolidato
- Simbolo 5 Stelle assente in molte città. E nessun candidato sindaco
- Resa dei conti nel “campo largo” rimandata a dopo le comunali
4' min read
Niente simbolo del M5s a Parma. Ossia il primo Comune conquistato dai “grillini” nell’ormai lontano 2012, quando il giovane Federico Pizzarotti sbaragliò il candidato del centrosinistra Vincenzo Bernazzoli al secondo turno prendendo oltre il 60% dei voti. A dare la conferma di una decisione che era già nell’aria da molte settimane è il senatore pentastellato Gabriele Lanzi.
La parabola di Parma come metafora del M5s
Una parabola, quella di Parma, che può essere simbolicamente estesa a tutto il movimento e che vale la pena ripercorrere brevemente. Nel febbraio 2016, nel suo ruolo di sindaco, Pizzarotti è fra gli indagati per abuso d’ufficio in un’inchiesta sulle nomine al Teatro Regio. La notizia a maggio viene pubblicata dalla stampa. Il 13, per non aver reso nota l’apertura dell’inchiesta e per il suo rifiuto d’inviare via email al mittente “staff di Grillo” poiché a suo dire anonimo, il blog del leader annuncia la sospensione del sindaco dal M5s con possibilità di replica entro 10 giorni. Il 23 maggio il sindaco, contestando la sospensione, invia le proprie controdeduzioni e rimane in attesa di risposta. Il 16 settembre, a seguito dell’archiviazione delle accuse a suo carico, chiede di essere reintegrato all’interno del Movimento: non ricevendo risposta, il 3 ottobre 2016 annuncia il proprio abbandono del Movimento 5 Stelle.
La convergenza tra Pizzarotti e il Pd spinge i 5 Stelle in panchina
Il resto è storia dell’oggi: Pizzarotti fonda un proprio movimento di ispirazione umanista ed ecologista (Italia in comune) e, diventando una delle voci più critiche contro le contraddizioni e le derive antidemocratiche del suo vecchio partito, nel 2017 vince da solo contro tutti ed è rieletto sindaco di Parma con quasi il 58% al ballottaggio contro il candidato del centrosinistra Paolo Scarpa. Imparata la lezione, il Pd decide ora di convergere sul pizzarottiano Michele Guerra assieme a Italia Viva in vista del voto del 12 giugno. «A Parma abbiamo portato avanti per mesi il progetto di un campo progressista unito, che sta prendendo sempre più piede anche a livello nazionale, per giungere alle amministrative con un’ampia coalizione - è il j’accuse del senatore Gabriele Lanzi mentre rende nota l’assenza della lista alle comunali - Il quadro che si è invece definito rasenta l’inverosimile: il Pd non presenta un proprio candidato sindaco ma ne sceglie uno nel campo dei propri avversari. E lo chiamano campo largo».
L’annuncio del M5s: «Non ci presenteremo in tutti i Comuni»
Lanzi non si limita solo al caso Parma. Vista l’assenza del M5s in molti dei 26 capoluoghi di provincia chiamati al voto, avanza una “giustificazione” generale che già tende ad esonerare il presidente Giuseppe Conte dalle responsabilità della prevedibile scarsa performance pentastellata: «Vista l’importanza della fase finale di transizione e del percorso di riorganizzazione guidato da Giuseppe Conte, il M5s non si presenterà alle amministrative in tutti i Comuni d’Italia». E ancora: «Non possiamo esimerci da un’autocritica che ovviamente facciamo al nostro interno rivolta alla nostra non partecipazione alle amministrative, pur nel quadro complessivo non certo edificante. Ma allo stesso tempo siamo consapevoli che il M5s, nella fase di una complessa riorganizzazione interna che ha trovato non pochi ostacoli, oggi resta la forza politica che si distingue nettamente da tutte le altre. Siamo impegnati nel progettare una struttura organizzativa territoriale efficace. Il M5s è cresciuto e si è evoluto... Una nave che oggi naviga in acque agitate, ma che tiene la barra dritta, consapevole di avere con sé il migliore timoniere possibile».
Conte mette le mani avanti: il nuovo corso non è consolidato
Insomma, a ormai dieci anni dalla prima vittoria con Pizzarotti e a nove anni dallo sbarco in Parlamento con oltre il 25% dei voti, siamo ancora alla fase della creazione di una struttura organizzativa, alla fase del rilancio, alla fase della costruzione: se alle prossime amministrative il M5s andrà male non sarà colpa di Conte, impegnato nella definizione del nuovo corso. Peccato che il nuovo corso, per altro impugnato dal Tribunale di Napoli con una sentenza che ancora “congela” la leadership dell’ex premier, è iniziato ormai da quasi un anno (data a inizio agosto 2021 la votazione degli iscritti sul nuovo statuto e sulla presidenza di Conte).


