Da sabato sciopero dei lavoratori della lirica: «Urgente il rinnovo del contratto»
I sindacati hanno annunciato la protesta per chiedere la conclusione della trattativa e una risposta «adeguata» alle richieste avanzate, soprattutto in materia salariale
di Giovanna Mancini
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«Prime» a rischio, nelle prossime settimane, in molti teatri lirici italiani. I sindacati hanno infatti indetto, a partire da sabato 21 ottobre, una serie di scioperi del personale dei teatri che potrebbero far saltare la prima di ogni produzione se non arriveranno risposte adeguate in materia di rinnovo contrattuale. La protesta, indetta da Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Fials-Cisal, andrà avanti finché la trattativa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro non si concluderà in modo soddisfacente.
Il contratto della lirica è infatti scaduto da vent’anni. «Dipendenti con salari bassissimi, malgrado le elevate professionalità tecniche e artistiche. Lavoro precario. Norme inefficaci e incoerenti»: con queste motivazioni il sindacato proclama lo sciopero di tutto il personale delle Fondazioni lirico-sinfoniche italiane. «Ci aspettiamo – auspica Sabina Di Marco, segretaria nazionale Slc-Cgil – che il governo agisca in maniera conseguente alle reiterate dichiarazioni sul valore delle Fondazioni e sul ruolo culturale che esse svolgono nel promuovere il nostro Paese nel mondo».
Garantire risorse adeguate al settore
Valore e ruolo che, se riconosciuti, devono essere adeguatamente tradotti in una dotazione economica nel rinnovo del contratto. «Garantire stanziamenti e risorse al settore dello spettacolo e della cultura significa – aggiunge Di Marco – essere capaci di coglierne anche il grande potenziale economico. Significa avere un approccio moderno allo sviluppo».
Tema caldo, quello del rinnovo del contratto, di cui è ben consapevole il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, che nei mesi scorsi aveva promesso la conclusione della trattativa «entro la fine del 2023», ma anche di voler dare «risorse adeguate affinché si possa sottoscrivere».
Solidarietà alla protesta dei colleghi è arrivata dai lavoratori della Scala di Milano che, in virtù del suo Statuto speciale, ha un proprio contratto e dunque non è coinvolta nella trattativa nazionale. «La centralità del finanziamento pubblico e del definitivo chiarimento della natura giuridica delle fondazioni liriche sono questioni imprescindibili per la sopravvivenza stessa di tutto il settore, pesantemente compromesso da continui tagli e da leggi mortificanti», si legge nel comunicato congiunto dei sindacati scaligeri.

