Da Wartsila a Bluetec, per il Mimit corsa a ostacoli per risolvere i 34 tavoli di crisi attivi
Già 23 le società che sono passate nella sezione di monitoraggio, ma per i casi storici il passare del tempo ha aggiunto difficoltà e, come dice il sottosegretario Bergamotto «ci sono situazioni gravose che si sono aggiunte»
di Nino Amadore, Cristina Casadei, Raoul de Forcade, Davide Madeddu, Domenico Palmiotti, Silvia Pieraccini
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È ormai trascorso un anno da quando la multinazionale finlandese Wartsila ha annunciato una riorganizzazione delle attività e del lavoro nel sito triestino. All’inizio doveva coinvolgere oltre 450 lavoratori diretti, quasi 600 con l’indotto, tutti impegnati nella produzione di motori diesel 4 tempi, senza sostanziali impatti nelle aree della ricerca e della manutenzione. Il piano ha generato una reazione forte della politica, delle istituzioni e dei sindacati per l’impatto non solo sul territorio, ma anche sull’economia italiana, visto che il sito interessato dallo stop produttivo è quello di Grandi Motori Trieste che ha una lunga storia ed è centrale per il settore navale.
I 34 tavoli
Quello della Wartsila è solo uno dei 34 tavoli ministeriali di rilievo nazionale attivi al Mimit, il ministero delle imprese e del made in Italy. Nell’operazione trasparenza voluta dal ministro Adolfo Urso, sono stati indicati anche i 23 dossier in via di progressiva risoluzione per i quali è stato disposto un monitoraggio. Con l’operazione trasparenza il ministero ha scelto di rendere pubblici i verbali degli incontri e quindi le informazioni relative alle vertenze, in modo da avere un resoconto dell’attività svolta e dei risultati ottenuti che riguardano molte migliaia di lavoratori, la maggior parte dei quali tra meccanica e siderurgia.
Tutti i riflettori accesi, ma procedure lunghe
Come spiega il sottosegretario al ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fausta Bergamotto, con delega alle crisi di impresa, «siamo al lavoro tutti i giorni per i 34 tavoli di crisi aperti presso il nostro Ministero e non abbassiamo la guardia neanche sui 23 dossier in monitoraggio, che riteniamo essere in via di risoluzione. Oltre agli incontri pubblici, con le istituzioni locali, le aziende e le parti sociali, siamo impegnati quotidianamente in incontri ristretti, durante i quali accendiamo i riflettori su tutti gli strumenti finanziari e economici disponibili». Purtroppo, però, continua Bergamotto, «alcune di queste crisi aziendali sono consolidate, vecchie di anni e con situazioni gravose che si sono aggiunte con il passare del tempo. Siamo consapevoli delle migliaia di posti di lavoro in ballo e dell’urgenza delle famiglie che ci sono dietro ad ogni lavoratore a rischio. Bisogna però tenere presente che queste sono procedure lunghe, delicate, dove ogni piccolo passo in avanti può rappresentare quello decisivo e, a volte, mantenere il riserbo è fondamentale per la buona riuscita di un intervento. L’impegno del Ministero è concreto e non ci tiriamo indietro, le imprese sono la nostra priorità».
Il peso di meccanica e siderurgia
La Fim Cisl, nel suo report sulle crisi di impresa relativo al secondo semestre del 2022 aveva stimato che i lavoratori del settore metalmeccanico e siderurgico in aziende in crisi sono oltre 60mila, quasi 10mila in meno rispetto a sei mesi prima. Automotive ed elettrodomestico risultano essere i settori più coinvolti. Se vogliamo guardare alla storia la maggior parte è legata a crisi di settore, dovute alle trasformazioni che stanno impattando intere filiere, come l’automotive o l’elettrodomestico, così come crisi per materie prime o crisi finanziarie. In diversi casi, come è stato quello di Wartsila si tratta di crisi che hanno portato all’attivazione di un tavolo al Mimit, trattandosi di aziende di rilevanza strategica per l’industria italiana con pesanti ricadute occupazionali.
Le tre offerte per Wartsila
I tavoli di crisi sono presenti in maniera trasversale un po’ in tutte le regioni, dal Piemonte con Conbipel, al Veneto con Speedline, fino al Friuli Venezia Giulia con la Wartsila. A questo proposito nella seconda metà di maggio (il 18) ci sarà un nuovo incontro al Mimit in cui sono attesi passi avanti da parte della multinazionale nel progetto di reindustrializzazione e nei dettagli delle tre proposte che ha ricevuto. E cioè Christof, H2Energy e Mitsubishi/Rheinmetall. Al momento non è stato fatto un accordo sul ricorso agli ammortizzatori sociali su cui le parti sociali frenano, in assenza di un piano di reindustrializzazione e di rilancio certo. Intanto è noto il piano industriale della multinazionale finlandese che in Italia ha poco più di mille addetti tra Trieste, Genova, Taranto e Napoli. Per il 2023-2025 prevederebbe un investimento di 50 milioni in Italia per la ricerca e sviluppo su motori a 2 e 4 tempi, da riconvertire, in modalità green, con combustibili a metanolo, ammoniaca e idrogeno. Attività che potrebbero creare una cinquantina di posti tra vendita, project management, sourcing, assistenza al cliente.


