Dal Brasile alla Polonia, gli sbocchi alternativi che danno speranza al vino italiano
L’export 2024 ha tenuto meglio della Francia e della media internazionale, mentre i consumi interni calano pagando l’inflazione, con i discount che guadagnano quote di vendita
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I punti chiave
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È un momento complesso per il commercio mondiale di vino. Un momento dal quale il vino italiano si salva soprattutto grazie al Prosecco e agli spumanti e ma che ripropone per il futuro alcuni temi di criticità (i dazi su tutti) ma anche offre alcune interessanti opportunità con nuovi mercati emergenti. Sono alcuni dei temi emersi oggi dall’XI Forum Wine Monitor di Nomisma.
Dopo un 2023 che aveva visto ridimensionarsi sensibilmente i consumi di vino a livello mondiale (rispetto al positivo 2022) – hanno spiegato a Wine Monitor - il 2024 ha quindi confermato il trend negativo, in particolare sul fronte degli scambi internazionali. Tra i 12 principali mercati di import (che rappresentano oltre il 60% degli scambi globali), si sono registrate variazioni positive solo per Stati Uniti, Canada, Cina e Brasile.
Commercio mondiale in crisi, ma l’Italia fa meglio della media
In tale quadro, gli acquisti di vino dall’Italia crescono più della media, grazie soprattutto agli spumanti (a loro volta trainati dal Prosecco) che, sui medesimi 12 mercati principali, registrano un +4,8% di export a valore contro una media aggregata del -5,1%, con punte del +11% negli Stati Uniti, del 10% in Australia e del 9% in Canada.
«Purtroppo i principali mercati di import - ha sottolineato il responsabile di Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini - hanno chiuso il 2024 in ulteriore calo e quelli che sono andati in controtendenza sottendono consumi di vino ancora in sofferenza come nel caso degli Stati Uniti o della Cina, dove il rimbalzo del 38% nelle importazioni è interamente legato al ritorno dei vini australiani dopo che erano stati messi al bando dal governo cinese nel 2021 con un superdazio del 218 per cento».
Chi invece non è riuscito a recuperare dal calo del 2023 è stato il vino francese che, nel complesso, ha perso un altro 2,4% nel valore dei vini esportati (dopo il -2,7% dell’anno precedente). «Se nel 2023 l’export di vino francese - ha aggiunto Pantini – era calato a causa della riduzione nelle vendite oltre frontiera di vini rossi, nel 2024 è stato lo Champagne a trascinare al ribasso le esportazioni transalpine, con il 10% in meno di bottiglie spedite nel mondo».


