Dal cuore della foresta:appuntamento in Thailandia con talenti da tutto il mondo
Incontro con la filantropa e mecenate Marisa Chearavanont, che ha costruito un progetto capace di connettere la pratica artistica con la conservazione ambientale.
di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo
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L’arte e la cultura hanno sempre occupato un posto centrale nella vita di Marisa Chearavanont. Filantropa, collezionista d’arte e mecenate, Marisa è nata e cresciuta in Corea del Sud, un Paese in cui tradizione e modernità convivono in un intreccio di influenze orientali e occidentali. Fin da giovane, è stata affascinata dalla capacità dell’arte di superare i confini tra mondi diversi, approfondita durante gli studi alla New York University, dove si è immersa nel vibrante tessuto culturale della città, ricca di musei, gallerie, teatri e incontri con artisti e curatori. Ha iniziato la sua carriera in una banca d’investimento, prima di sposarsi e trasferirsi in Thailandia. Da oltre vent’anni vive a Hong Kong, dove si è dedicata alla famiglia e ai suoi quattro figli. Nel 2022, abbiamo trascorso delle giornate bellissime a Firenze, quando abbiamo ricevuto entrambe il premio Rinascimento+, rivolto a figure che si sono distinte nel collezionismo e nel mecenatismo. Da tempo desideravo intervistarla per la mia rubrica, ma abbiamo sempre rimandato, in attesa che il suo nuovo progetto a sostegno dell’arte nel Sud-Est asiatico diventasse realtà. Ora, finalmente, il momento è arrivato: Khao Yai Art ha aperto al pubblico proprio in questi giorni. Khao Yai Art rappresenta un sogno ambizioso che comprende due progetti principali: Khao Yai Art Forest e Bangkok Kunsthalle. Questi luoghi promuovono il dialogo tra creatività e ambiente, e invitano a una riflessione profonda sulla relazione tra uomo e natura, arte e sostenibilità.
Quando e come hai iniziato a collezionare, e come è nata la tua passione per l’arte?
L’interesse per l’arte è nato da bambina, guardando i film americani in bianco e nero degli anni Venti e Trenta. La vera passione è sbocciata a New York nei primi anni Ottanta, dove il vibrante mix di culture ed espressioni creative della città mi ha rivelato il potere straordinario dell’arte nel raccontare storie e creare ponti tra mondi diversi. Ho iniziato a collezionare quando sono tornata in Asia, e il passo successivo è stato aprire una galleria per promuovere l’arte del territorio. Desideravo andare oltre il semplice collezionismo e offrire agli artisti uno spazio dove esporre il loro lavoro e favorire scambi culturali a livello internazionale.
Qual è stata la tua prima acquisizione? E l’ultima?
La mia prima acquisizione è stata un dipinto dell’artista coreano Sung Pyo Han, scoperto durante un viaggio a New York. Sono stata subito attratta dai colori caldi e dalle forme intricate dell’opera. Visti da lontano, i suoi lavori appaiono luminosi e frenetici, da vicino rivelano uno struggente senso di agonia. Di recente, ho commissionato a Korakrit Arunanondchai un’opera intitolata nostalgia for unity per la Bangkok Kunsthalle. All’interno dell’installazione, le ceneri raccolte sul posto e sparse sul pavimento simboleggiano la rinascita dell’edificio. È un lavoro suggestivo e immersivo, che segna una direzione nuova e audace, di stampo minimalista, nella carriera dell’artista.









