Viaggi d’arte

Dal cuore della foresta:appuntamento in Thailandia con talenti da tutto il mondo

Incontro con la filantropa e mecenate Marisa Chearavanont, che ha costruito un progetto capace di connettere la pratica artistica con la conservazione ambientale.

di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

“Two Planets Series” (2007), di Araya Rasdjarmrearnsook, alla Khao Yai Art Forest. ©Andrea Rossetti

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L’arte e la cultura hanno sempre occupato un posto centrale nella vita di Marisa Chearavanont. Filantropa, collezionista d’arte e mecenate, Marisa è nata e cresciuta in Corea del Sud, un Paese in cui tradizione e modernità convivono in un intreccio di influenze orientali e occidentali. Fin da giovane, è stata affascinata dalla capacità dell’arte di superare i confini tra mondi diversi, approfondita durante gli studi alla New York University, dove si è immersa nel vibrante tessuto culturale della città, ricca di musei, gallerie, teatri e incontri con artisti e curatori. Ha iniziato la sua carriera in una banca d’investimento, prima di sposarsi e trasferirsi in Thailandia. Da oltre vent’anni vive a Hong Kong, dove si è dedicata alla famiglia e ai suoi quattro figli. Nel 2022, abbiamo trascorso delle giornate bellissime a Firenze, quando abbiamo ricevuto entrambe il premio Rinascimento+, rivolto a figure che si sono distinte nel collezionismo e nel mecenatismo. Da tempo desideravo intervistarla per la mia rubrica, ma abbiamo sempre rimandato, in attesa che il suo nuovo progetto a sostegno dell’arte nel Sud-Est asiatico diventasse realtà. Ora, finalmente, il momento è arrivato: Khao Yai Art ha aperto al pubblico proprio in questi giorni. Khao Yai Art rappresenta un sogno ambizioso che comprende due progetti principali: Khao Yai Art Forest e Bangkok Kunsthalle. Questi luoghi promuovono il dialogo tra creatività e ambiente, e invitano a una riflessione profonda sulla relazione tra uomo e natura, arte e sostenibilità.

Un ritratto di Marisa Chearavanont, fondatrice di Khao Yai Art. ©Samatcha Apaisuwan

Quando e come hai iniziato a collezionare, e come è nata la tua passione per l’arte?

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L’interesse per l’arte è nato da bambina, guardando i film americani in bianco e nero degli anni Venti e Trenta. La vera passione è sbocciata a New York nei primi anni Ottanta, dove il vibrante mix di culture ed espressioni creative della città mi ha rivelato il potere straordinario dell’arte nel raccontare storie e creare ponti tra mondi diversi. Ho iniziato a collezionare quando sono tornata in Asia, e il passo successivo è stato aprire una galleria per promuovere l’arte del territorio. Desideravo andare oltre il semplice collezionismo e offrire agli artisti uno spazio dove esporre il loro lavoro e favorire scambi culturali a livello internazionale.

Qual è stata la tua prima acquisizione? E l’ultima?

La mia prima acquisizione è stata un dipinto dell’artista coreano Sung Pyo Han, scoperto durante un viaggio a New York. Sono stata subito attratta dai colori caldi e dalle forme intricate dell’opera. Visti da lontano, i suoi lavori appaiono luminosi e frenetici, da vicino rivelano uno struggente senso di agonia. Di recente, ho commissionato a Korakrit Arunanondchai un’opera intitolata nostalgia for unity per la Bangkok Kunsthalle. All’interno dell’installazione, le ceneri raccolte sul posto e sparse sul pavimento simboleggiano la rinascita dell’edificio. È un lavoro suggestivo e immersivo, che segna una direzione nuova e audace, di stampo minimalista, nella carriera dell’artista.

Alcuni momenti della performance di danza“We don’t have many days” (2024), di James Gallego Olivo, alla Bangkok Kunsthalle. ©Courtesy Khao Yai Art

Come si può iniziare a collezionare arte? Puoi condividere qualche consiglio?

Collezionare arte è un’esperienza profondamente personale e intima, quindi esito a offrire consigli o regole universali. La mia collezione riflette il percorso della mia vita, e ogni opera porta con sé una propria storia. Scelgo lavori che risuonano con le mie esperienze o che mi sorprendono, senza seguire un tema preciso. Sono attratta dall’arte che sfida i confini e incoraggia gli artisti a esplorare nuove direzioni, e mi impegno costantemente nel sostenere i talenti emergenti e dare spazio alle loro voci.

La performance “Working On The Imaginary Object” (2024), di Natalie Brück. ©Sivakorn Charoenyothin

Come selezioni le opere e gli artisti con cui collabori? Ti affidi a galleristi o curatori?

Mi affido a una combinazione di intuizione personale e dialogo costante con il direttore della mia istituzione, Stefano Rabolli Pansera, e credo molto nel ruolo del destino. Prediligo le opere che mi suscitano emozioni o che pongono sfide, soprattutto quando si relazionano al concetto di cura e rivelano un impatto culturale sulla comunità, sia a livello educativo sia nella ricerca.

L’installazione “nostalgia for unity”(2024), commissionata a Korakrit Arunanondchai. ©Courtesy Khao Yai Art

Puoi nominare tre artisti emergenti da tenere d’occhio e tre artisti trascurati che meritano di essere riscoperti?

Il panorama artistico thailandese è ricco di talenti straordinari, spesso ingiustamente ignorati dal mercato globale. Tra gli artisti contemporanei che più mi hanno colpito, Ubatsat combina pratica buddista e tematiche ambientali in opere che invitano alla meditazione; Kawita Vatanajyankur usa il corpo come soggetto e come mezzo per esplorare i ruoli e le aspettative riposte nelle donne, nell’ambito del lavoro e della vita domestica; Latthapon Korkiatarkul, con i suoi monocromi minimalisti, evoca paesaggi emozionali attraverso texture e tonalità sottili. Tra i maestri da riscoprire, nomino Tang Chang, che fondeva calligrafia ed Espressionismo Astratto; Araya Rasdjarmrearnsook, che riflette sui limiti della comunicazione; Montien Boonma, il cui lavoro, attualmente esposto al MoMA di New York, unisce tradizioni artistiche e influenze culturali diverse, creando opere che trasmettono una profondità spirituale universale.

“Madrid Circle” (1988), di Richard Long, alla Khao Yai ArtForest. ©Krittawat Atthsis and Puttisin Choojesroom

Che cosa ci puoi dire sui progetti artistici di Khao Yai Art, la Bangkok Kunsthalle e l’Art Forest? Come e quando sono iniziati? Che cosa ti ha ispirato?

Nel pieno della pandemia di Covid-19, mi sono ritrovata a trascorrere molto tempo a Khao Yai, immersa nel rigoglio della foresta. Ho cominciato a chiedermi come potessimo connetterci, attraverso l’arte, con la natura, per approfondire il rispetto per essa e magari proteggerla. Avevo negli occhi l’immagine di una tavolata, dove persone con background diversi – artisti, musicisti, filosofi, imprenditori e innovatori – potessero incontrarsi e condividere idee e riflessioni. Khao Yai Art Forest è nata da questa visione. La Bangkok Kunsthalle è nata da un impulso simile e ha preso forma grazie alle conversazioni con Stefano Rabolli Pansera e diversi artisti sulla scarsità di spazi dedicati all’arte sperimentale o concettuale a Bangkok. Il mio obiettivo era quello di creare un luogo per gli artisti, animato da mostre, workshop, conferenze e incontri, invitando il pubblico a riflettere sull’identità culturale in continua evoluzione della Thailandia. La Kunsthalle ha sede in un’ex tipografia devastata da un incendio nel 2001, riportata a nuova vita attraverso committenze site-specific. Sia la Khao Yai Art Forest sia la Bangkok Kunsthalle incarnano la convinzione che l’arte possa ispirare, offrire conforto, rafforzare la resilienza e riconnetterci con noi stessi, con gli altri e con il mondo naturale.

L’installazione “Khao Yai Fog Forest” (2024), di Fujiko Nakaya, sempre alla Khao Yai Art Forest. ©Andrea Rossetti

Qual è la missione e quali i prossimi passi in termini di educazione, artisti ed esposizioni?

A Khao Yai Art Forest, ospiteremo workshop a tema ecologico, residenze artistiche e committenze che incoraggino gli artisti a immergersi nel paesaggio, unendo la pratica artistica alla conservazione ambientale. Alla Bangkok Kunsthalle, stiamo sviluppando una piattaforma dinamica per l’arte avanguardistica e concettuale, dove artisti locali e internazionali possano esplorare i confini tra arte e architettura. Un obiettivo chiave è ampliare i programmi di residenza, offrendo esperienze a lungo termine che favoriscano un maggiore coinvolgimento con le comunità e gli ecosistemi locali. La nostra proposta educativa si concentrerà su esperienze che intrecciano discipline diverse, come pittura, arte digitale e innovazione culinaria, interagendo il più possibile con l’ambiente naturale.

“Maman” (1999), di Louise Bourgeois, installato a Khao Yai Art Forest. ©Krittawat Atthsis and Puttisin Choojesroom

Puoi condividere qualche consiglio per un viaggio a Bangkok: musei, ristoranti, hotel e negozi?

Bangkok è una città in continua evoluzione, dove tradizione e innovazione si incontrano in ogni angolo. La scena culturale è arricchita da istituzioni come il Bangkok Art & Culture Centre, il MOCA - Museum of Contemporary Art e la Jim Thompson House & Art Center, a cui entro fine anno si aggiungerà l’attesissimo Dib Bangkok International Contemporary Art Museum, iniziato da Petch Osathanugrah. L’universo culinario è altrettanto vario e in rapida evoluzione, dallo street food stellato di Jay Fai alle rivisitazioni della cucina moderna thai di Samlor, Potong e Opium Bar. Hotel come il Mandarin Oriental e il Waldorf Astoria uniscono comfort e fascino; per lo shopping, consiglio le creazioni di Philip Huang e Shone Puipia, e una visita al centro commerciale IconSiam, tra lusso e artigianato locale.

L’installazione“K-BAR” (2024), di Elmgreen & Dragset, alla Khao Yai Art Forest. ©Andrea Rossetti

INDIRIZZI ARTISTI Korakrit Arunanondchai. Montien Boonma. Louise Bourgeois. Natalie Brück. Tang Chang. Elmgreen & Dragset. James Gallego Olivo, @jameywamey. Sung Pyo Han. Latthapon Korkiatarkul. Richard Long. Fujiko Nakaya. Araya Rasdjarmrearnsook. Ubatsat, @ubatsat. Kawita Vatanajyankur. VISITARE Bangkok Art & Culture Centre. Jim Thompson House & Art Center. Khao Yai Art, khaoyai-artmuseum.com; art-forest.org; bangkok-kunsthalle.org. MOCA Bangkok. MANGIARE E ACQUISTARE IconSiam. Jay Fai, @jayfaibangkok. Opium Bar, @opm.bkk. Philip Huang. Potong. Samlor, @samlor.bkk. Shone Puipia. DORMIRE Mandarin Oriental Bangkok. Waldorf Astoria.

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